Rivoluzione egiziana: Parte II

L'Egitto non sarà mai stabile se non avrà un governo che rappresenta tutte le principali forze politiche del paese

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Rivoluzione egiziana: Parte II

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In Egypt’s Revolution Part II, Thomas Friedman si chiede se il rovesciamento del governo della Fratellanza Musulmana in Egitto possa segnare l'inizio del declino dell'Islam politico? Basandosi sulle sue recenti visite in Egitto e Turchia, il Columnist del New York Times ci fornisce le sue considerazioni a riguardo.
"Ho visto una ribellione di un centro non-islamista contro la Fratellanza musulmana. Ho visto una ribellione secolare in Turchia contro l'Akp. Ho visto un'elezione iraniana in cui gli elettori - autorizzati a scegliere solo tra sei candidati preventivamente autorizzati dalla leadership clericale iraniana - hanno rapidamente identificato ed eletto il più moderato, Hassan Rowhani. E ho visto il partito islamista Ennahda in Tunisia essere costretto dagli elettori a scendere a compromessi con i due partiti laici di centro-sinistra per scrivere una Costituzione che avesse una base ampia e non troppo inclinata verso la Sharia. E proprio un anno fa in Libia, ho visto una coalizione guidata da un politologo di formazione occidentale battere i suoi rivali islamisti nelle prime elezioni libere del paese."
Sarebbe prematuro, secondo Friedman, dire che l'era dell Islam politico è finita, ma è sicuramente il momento di dire che un centro politico, più moderato, non-islamista ha iniziato a contrastare questi partiti islamici e che i cittadini di tutta questa regione si sentono più forti ma anche più impazienti. 
Il fatto che ciò, in Egitto, abbia condotto al rovesciamento di un governo eletto impone una riflessione e mette a carico dell'Esercito e di chi ha incoraggiato la deposizione di Morsi l'obbligo di agire in un modo più democratico di quelli che hanno sostituito.  
Per capire l'enorme opposizione popolare ai Fratelli musulmani che ha spinto l'Esercito egiziano a rimuovere il presidente Mohamed Morsi dalla carica Friedman evita il linguaggio della politica - È stato un colpo di stato militare?  una rivolta popolare? - e si concentra sul linguaggio della legge e dell'ordine. Parlando con gli egiziani nelle ultime settimane, il Columnist del NYT spiega che c'è una parola che meglio cattura l'umore di quel paese e quella parola è "furto". Morsi ha vinto le elezioni con  51% dei voti perché è riuscito a convincere molti egiziani laici che avrebbe ricercato il consenso, concentrandosi sull'economia. I Fratelli Musulmani non avrebbe potuto ottenere il 51% dei voti solo con il proprio elettorato. Molte élite urbane egiziane hanno scelto di votare per Morsi perché non potevano votare per il suo avversario, Ahmed Shafik, uno strascico del regime di Hosni Mubarak. Come è gradualmente emerso nel corso dell'anno di presidenza, Morsi ha costantemente cercato di accentrare il potere nelle mani della Confraternita, inimicandosi una grande fetta del suo elettorato, islamista e non- islamista, che ha iniziato a sentirsi depredato dell'opportunità di portare avviare l'Egitto verso un percorso democratico, con una crescita più equa.
I giovani non-islamisti, protagonisti della rivoluzione di piazza Tahrir del 2011, più di ogni altro hanno avvertito questo "furto" quando hanno iniziato a percepire i Fratelli Musulmani come sempre più concentrati sul potere che sui modi per rilanciare l'economia egiziana e rendere il governo più rappresentativo. Nel frattempo, i poveri delle aree rurali e urbane hanno iniziato a lamentare la mancanza di posti di lavoro e dei servizi pubblici promessi da Morsi. I Cristiani copti in Egitto, protagonisti della rivoluzione contro Mubarak, non si sono invece mai fidati di Morsi, che ha spesso chiuso un occhio di fronte alla violenza confessionale.
Sono stati questi sentimenti, continua Friedman, a portare così tanti egiziani nelle strade. E' abbastanza ironico, commenta l'autore, che le ultime parole del presidente Morsi prima di essere deposto siano state: "Non lasciatevi rubare la rivoluzione". Il resto è ormai storia. L'Esercito ha risposto agli appelli della popolazione e ora Morsi si trova in ​​stato di detenzione.
Gli storici sono chiamati a riflettere sul motivo per cui i Fratelli Musulmani si sono comportati così scioccamente. La Fratellanza è sempre stato un partito con una rigida gerarchia e una visione cospirativa della vita politica affinata da lunghi anni di illegalità. Le stesse caratteristiche che le hanno permesso di sopravvivere ai rastrellamenti di 80 anni di regimi militari egiziani che hanno lavorato contro ogni spirito di inclusione. Questo non vuol dire che i resti del vecchio regime e dei suoi servizi di sicurezza non hanno fatto tutto il possibile per portare Morsi al fallimento. 
Obama è stato un semplice spettatore di tutto questo. I Fratelli Musulmani si sono ingraziati Washington con la stessa moneta utilizzata da Mubarak: arrestare i principali terroristi jihadisti e non creare problemi con Israele.
Per Friedman, due incognite pendono ora sull'Egitto. La prima riguarda il ruolo dell'Esercito, che ancora una volta si è rivelato come il centro di potere reale, e sul come riuscirà ad ottenere un nuovo governo più inclusivo di quello di Morsi. L'Egitto non sarà mai stabile se non avrà un governo che rappresenta tutte le principali forze politiche del paese - e che include i Fratelli Musulmani, che probabilmente godono ancora del sostegno di almeno il 25 % degli elettori. L'Esercito ha arrestato molti attivisti dei Fratelli Musulmani e non è ancora chiaro se consentirà loro di essere parte del futuro politico dell'Egitto.  
La seconda incognita riguarda la pessima situazione economica egiziana, frutto anche dei tanti anni di sviluppo sprecati. I principali attori politici egiziani, conclude Friedman, saranno in grado di raggiungere un consenso democratico sul un piano di riforme economiche, di sicurezza e politiche necessari per impostare l'Egitto su una traiettoria di crescita, o hanno unito le forze solo per deporre il presidente?

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