Scuole e ospedali sacrificati per il riarmo? Come la "Bussola Europea" sta cambiando le nostre vite
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di Federico Giusti
Il Parlamento europeo da tempo lavora senza sosta al potenziamento degli eserciti europei e ai processi di innovazione tecnologica del complesso industrial militare.
Da anni esistono ordini del giorno e risoluzioni che convergono su alcuni punti quali il potenziamento delle infrastrutture, la ricerca attorno a tecnologie duali fino a quelli ormai divenuti i principi guida della UE:le capacità di difesa e la prontezza della risposta.
Ed è ormai acclarato che la principale critica rivolta dal Parlamento Ue sia indirizzata alle politiche del passato, non si contesta l'austerità sociale e salariale piuttosto gli scarsi investimenti accordati per decenni al settore militare, da qui la decisione di invertire la rotta spendendo nei prossimi 10 anni, almeno 500 miliardi di euro in più per il comparto difesa, stanziare poi fondi per altri capitoli di bilancio apparentemente civili ma pur sempre riconducibili al militare.
Per favorire questo processo di riarmo e di militarizzazione le spese per la difesa sono in deroga ai tetti imposti ai bilanci, ad esempio nessuna deroga per welfare e sanità sui quali gravano tetti iniqui che impediscono di adeguare gli stanziamenti alle reali necessità come l'invecchiamento della popolazione a logica suggerirebbe.
Rafforzare la difesa dell'UE è una priorità da almeno un decennio, basta guardare ai provvedimenti via via adottati fin dal dicembre 2017 con la cooperazione strutturata permanente (PESCO). Da allora inizia la comune pianificazione degli interventi militari da parte di tutti i paesi comunitari attraverso progetti condivisi.
Sempre nello stesso anno nacque il Fondo europeo per la difesa con un primo stanziamento di circa 8 miliardi di euro, in fondo se confrontate queste cifre con quelle odierne risultano assai contenute.
Fin dall'inizio, la Ue concepiva lo sforzo militare in cooperazione con la Nato, almeno fino a pochissimi anni or sono quando venne presentata la Bussola Europea, quel documento strategico con cui il settore militare comunitario era concepito come autonomo e capace di interventi anche senza gli Usa.
Se la Bussola europea rappresenta un salto di qualità strategico per la Ue, altrettanto possiamo dire dell'Edip ossia il programma della industria di armi.
E negli ultimi 3 anni dalla Strategia industriale europea per la difesa (EDIS) al Programma europeo per l'industria della difesa (EDIP) il Vecchio continente sta provando a costruire politiche autonome dai voleri industrial militari statunitensi anche se ancora per anni a beneficiare del Riarmo saranno soprattutto le imprese di Oltre Oceano.
Sempre la Ue ormai prevede investimenti crescenti per il settore difesa ma anche per i dispositivi securitari, la presenza dei militari nelle scuole, l'interessamento di Fondazioni e enti ministeriali per i programmi di studio e di ricerca non è suggerita solo da ragioni di controllo ma dalla necessità di indirizzare la formazione verso obiettivi funzionali al complesso industrial militare.
Questa è la realtà con la quale siamo chiamati a fare i conti per modificare la quale non basteranno i richiami costituzionali vista la intercambiabilità tra tecnologie civili e militari e il ricorso ai militari per molteplici funzioni. Un salto di qualità strategico è suggerito, o meglio imposto, dai fatti

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