Shale gas: i cittadini danesi contro la Total

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Sono nove giorni che i cittadini danesi bloccano l'accesso al sito di perforazione della Total nel nord della Danimarca, Ovnstrupvej.

Dal 2010, la società francese ha la licenza per condurre esplorazioni di shale gas in questo sito. Ma questo progetto è tutt'altro che condiviso dai residenti. Il consiglio comunale di una città vicina, Furesø, ha inviato una lettera al ministro dell'Ambiente, nella quale sottolinea che la Danimarca è uno dei pochi paesi a utilizzare esclusivamente le risorse idriche del sottosuolo e i rischi di contaminazione correlat alla fratturazione idraulica sono importanti.



Total da parte sua sostiene che "la produzione offshore dellaDanimarca è in declino" e che "l'energia rinnovabile non sarà sufficiente nei prossimi anni per soddisfare il fabbisogno energetico del Paese" . Tuttavia, i rappresentanti di Furesø precisano nella lettera che "la regione e i comuni hanno fissato un obiettivo affinché la produzione di energia elettrica e termica sia realizzata al 100% sulla base delle energie rinnovabili" .
 
Dal momento che i rimedi giuridici tentati dagli oppositori dello shale gas si sono esauriti, i camion della Total arrivano carichi di attrezzature per la perforazione. Cittadini danesi, raggruppati in collettivi e associazioni, e uniti agli attivisti di Copenhagen, hanno deciso di moltiplicare le azioni di disobbedienza civile. Dal 5 aprile, la polizia deve intervenire ogni giorno per sgomberare i manifestanti che ritardano l'arrivo dei camion. Secondo il direttore del progetto minerario in Danimarca, questa occupazione costa centinaia di migliaia di corone ogni giorno per la società.



"La società Total, alla quale è stata ritirata la licenza a Montelimar in Francia nel 2011 e ha lasciato la Polonia nel 2014, dopo una deludente ricerca di shale gas, mantiene i suoi progetti di fratturazione idraulica nel nord della Danimarca" , denuncia un comunicato stampa del gruppo francese "No al petrolio, allo shale gas e al carbone". Gli attivisti chiedono l'immediata sospensione delle attività della Total e sottolineano che "l'Europa continua ad aumentare le sue emissioni di anidride carbonica e di gas serra che contribuiscono al cambiamento climatico" .  

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