Si stanno gettando le basi per la prossima crisi mondiale del debito?

La regione subsahariana sta consegnando il suo destino ad i "fondi avvoltoi"

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Si stanno gettando le basi per la prossima crisi mondiale del debito?

Diversificando rispetto alle fonti di finanziamento tradizionali,  il Ghana prima e poi Gabon, Repubblica Democratica del Congo, Costa d’Avorio, Senegal, Angola, Nigeria, Namibia, Zambia e Tanzania hanno iniziato ad emettere eurobond. Nel febbraio 2013, queste dieci economie africane avevano ricavato 8,1 miliardi di dollari dall’emissione di titoli sovrani con una scadenza media di 11 anni ed un tasso cedolare medio del 6,2%. Il debito estero era invece associato a un tasso d'interesse medio dell'1,6% con una scadenza media di 28,7 anni. 
Con questa premessa, Joseph Stiglitz in Sub-Saharan Africa’s Subprime Borrowers sottolinea come non sia un segreto che i titoli sovrani implicano interessi passivi notevolmente più alti rispetto al credito agevolato. Ma allora perché sempre più paesi in via di sviluppo li emettono? E perché all'improvviso i creditori trovano questi Paesi appetibili?
Con le politiche monetarie espansive che ha portato i tassi d'interesse ai minimi storici, una possibile spiegazione, spiega il Premio Nobel, è che si tratti di una versione subdola di rendimento da parte degli investitori. Il problema è che questa libertà di movimento crea diversi problemi associati con il record certo non positivo dell'azione della finanzia globale. Mercati finanziari miopi, che lavorano con governi altrettanto miopi, stanno forse gettando le basi per la prossima crisi mondiale del debito?, si domanda Stiglitz.
I rischi sono destinati ad aumentare se autorità sovranazionali ed enti del settore privato ottengano un accesso analogo ai mercati dei capitali internazionali, che potrebbe tradursi in un indebitamento eccessivo. Le banche commerciali nigeriane hanno già emesso obbligazioni internazionali, mentre in Zambia, la società di distribuzione dell'energia, la società che gestisce le ferrovie e quella che costruisce le strade hanno in programma di emetterle a breve per un valore che sfiora i 4,5 miliardi di dollari.
Di fatto, ad eccezione della Namibia, tutti i paesi della regione subsahariana che emettono titoli sovrani hanno un rating del credito "ipotetico", che colloca le loro emissioni nella categoria dei "titoli spazzatura" ed evidenzia un forte rischio di default. Segnali di stress sono già visibili: nel marzo del 2009, a due anni dalla sua emissione, i bond congolesi venivano scambiati a 20 centesimi sul dollaro, registrando rendimenti da record. Nel gennaio 2011, la Costa d'Avorio è stato il primo Paese a finire in default dopo la Giamaica nel gennaio 2010. Nel giugno 2012, in attesa dell'esito di una controversia legale, il Gabon ha ritardato il pagamento della cedola sul proprio prestito da un miliardo dollari, ed è finito anch'esso sull'orlo del default. Se i prezzi del petrolio e del rame crollassero, Angola, Gabon, Congo e Zambia rischierebbero di non riuscire a rimborsare i propri titoli sovrani.
I paesi che si legano agli Stati emettitori di titoli sovrani, è questo il consiglio di Stiglitz, farebbero bene a trarre insegnamento dalle fin troppo frequenti crisi del debito dell'ultimo trentennio. La situazione potrebbe peggiorare perché i cosiddetti "fondi avvoltoio" sfruttano la debolezza dei paesi in difficoltà. 
Non esistono percorsi facili e sicuri per raggiungere lo sviluppo e la prosperità. Ma, conclude il premio Nobel per l'economia, la storia recente dell'economia internazionale dimostra come contrarre i prestiti con i mercati finanziari internazionali è una strategia che presenta forti rischi di perdite e solo limitate possibilità di guadagno, tranne per le banche. La speranza è che le economie dell'Africa subsahariana non debbano ripercorrere la triste storia che altri paesi in via di sviluppo hanno imparato a proprie spese negli ultimi trent’anni.

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