Siria: il paese gemello dell'Iraq
La posizione di Obama resta la migliore possibile nell'attuale crisi siriana
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Dopo le esperienze in Iraq ed Afghanistan e vedendo il processo di transizioni in corso in Libia, Tunisia ed Egitto, il presidente americano Obama assume la posizione corretta nel restare cauto sulla crisi in Siria.
Secondo Thomas Friedman in This ain't yogurt la Siria di oggi è il gemello dell'Iraq: uno stato artificiale nato alla fine della prima guerra mondiale da potenze imperiali; che comprende diverse comunità costituenti - sunniti, alawiti/sciiti, curdi, drusi, cristiani – che non hanno mai aderito ad un patto sociale unico; come in Iraq, inoltre, la Siria è stato guidato da molto della sua storia moderna da potenze coloniali o regimi autocratici.
Al contrario di quello che è accaduto l'Europa orientale nel 1989, dove la dittatura comunista è stata rimossa all'interno di un tessuto sociale ricco di aspirazioni democratiche e libertarie radicate aiutato ed ispirato dall'Unione Europea, quando i regimi arabi sono stati abbattuti, l'autoritarismo è stato soppresso da aspirazioni settarie, tribali, islamisti ed anche democratiche. Emerse contemporaneamente, tuttavia quella islamica è stata la più radicata – aiutata ed ispirata non dall'Ue ma dalle moschee e dall'assistenza dei paesi del Golfo – mentre quella democratica, al contrario la meno organizzata, meno finanziata e la più divisa. Alla fine del comunismo, molti paesi dell'Europa orientale hanno ripreso il sentiero indicato dalla Polonia, i paesi arabi stanno al contrario ricalcando l'esperienza drammatica dell'ex Jugoslavia. Il coraggio dei giovani arabi che hanno iniziato le rivoluzioni arabe, con l'ambizione di passare da Saddam a Jefferson e da Khomeini o Hobbes — vale a dire da autocrazia a democrazia senza passare per fondamentalismo islamico o anarchia - sono oggi completamente disattesi. Il fallimento è dovuto in particolare dall'assenza di un arbitro esterno tra le diversi comunità costituenti (che non si fidano tra di loro) per rimpiazzare settarismo, islamismo e tribalismo con una spirito di cittadinanza democratica, o, in alternativa, hanno bisogno di un Nelson Mandela nazionale: un uomo carismatico locale che possa condurre, ispirare e guidare una transizione democratica che sia inclusiva di tutte le comunità.
L'America ha giocato questo ruolo esterno in Iraq, ma ha fallito. Dopo aver scritto una costituzione e condotto elezioni multiple, il paese si è trasformato presto in terreno ingovernabile per la violenza esplosa tra sciiti e sunniti per l'assenza di un Nelson Mandela iracheno. Nuri Kamal al-Maliki, uno sciita che invece di limitare le tensioni le sta aumentando. Se si vuole concludere la guerra civile in Siria e far imboccare il paese nel sentiero della democrazia, è l'opinione di Thomas Friedman, è necessaria una forza internazionale che occupi l'intero paese, renda sicure le frontiere, disarmi tutte le milizie e garantisca l'inizio della transizione democratica. Ma anche tutto questo sarebbe inutile senza un leader carismatico in grado di unire tutte le diversi minoranze.
Dato che non ci sono al momento neanche forze esterne per poterlo fare, la previsione più attendibile è che la guerra siriana proseguirà fino all'esaurimento delle forze delle due parti in lotta. Quando i ribelli dovessero convincersi che non hanno più le forze per proseguire — una realizzazione che nel vicino Libano è avvenuto dopo 14 anni di guerra civile – sarà necessario un piano di divisione del potere. L'unica alternativa non percorribile è quella di pensare che una delle due parti sconfigga nettamente l'altra.
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