“Solo fuoco daremo”: la diplomazia dei popoli al tempo dell'assedio

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“Solo fuoco daremo”: la diplomazia dei popoli al tempo dell'assedio


di Geraldina Colotti

Roma. “La terra, l'acqua e l'aria ci vogliono strappare... e allora solo fuoco, solo fuoco daremo”. Le parole della canzone cantata dai bambini di una scuola di Villa Moro, all'Avana, hanno chiuso l'incontro all'Ambasciata di Cuba in un clima di profonda commozione e determinazione politica. Non è solo un ritornello, è la sintesi della dottrina di resistenza di un popolo che, nell'anno del centenario di Fidel Castro, lancia un messaggio chiaro all'imperialismo: non ci sarà resa.

L'analisi di Rigoberto Zarza Ross (direttore dell'ICAP per l'Europa) e dell'Ambasciatore Jorge Luis Cepero Aguilar è partita dalla concretezza materiale. Cuba non sta ferma a guardare l'assedio; sta reagendo con il "Plan para corregir distorsiones y reimpulsar la economía". Un piano recente, discusso capillarmente in tutte le assemblee popolari e le istanze collettive di governo, che punta dritto al 2030.

“L'obiettivo fondamentale – è stato spiegato – è ridurre la dipendenza dalle importazioni e sviluppare l'autonomia dei governi locali”. Non è solo gestione amministrativa, è politica: dare ai comuni il potere di decidere sul proprio budget per rispondere ai bisogni della popolazione. In questo quadro, i settori energetico e alimentare sono le trincee prioritarie. Ogni pannello solare installato in una clinica o in una scuola, ogni pompa idraulica solare per le aziende agricole, non è solo un aiuto tecnico, ma un atto che “toglie carico al sistema elettrico nazionale” e restituisce sovranità.

Sul piano della solidarietà operativa, è stato sottolineato il ruolo di MediCuba Europa. Non una semplice ONG, ma una rete di 14 paesi che lavora in totale sintonia con il Ministero della Salute Pubblica cubano. “Da oltre trent'anni – ha ricordato Zarza Ross – questa rete non si limita a inviare prodotti, ma acquista materie prime affinché Cuba possa produrre i propri farmaci, come l'eparina, nelle proprie piante produttive”. È la risposta concreta al blocco che vorrebbe impedire ai cubani persino l'accesso ai pacemaker, costringendo la solidarietà a triangolazioni complesse per garantire il diritto alla vita.

Per comprendere la portata dell'incontro, bisogna partire dalle origini dell'ente rappresentato da Rigoberto Zarza Ross e da lui riassunte: l’Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli (ICAP) non è una semplice associazione, ma un'istituzione nata il 30 dicembre 1960 per diretta intuizione del Comandante in Capo Fidel Castro. Si tratta di 65 anni di diplomazia dei popoli. L'obiettivo di Fidel era lungimirante: a soli due anni dal trionfo della Revolución e a poche miglia dall'ostilità del principale nemico dei popoli, il governo cubano comprese che gli Stati Uniti avrebbero tentato di isolare l'isola diplomaticamente, spingendo gli altri governi a rompere le relazioni con l'Avana.

La risposta di Cuba fu la creazione dell'ICAP: se i governi rompono, i legami devono essere mantenuti e rafforzati direttamente con i popoli, che possono premere sulle scelte dei loro governi. Oggi, dopo sei decenni e mezzo di attività, l'ICAP coordina una rete monumentale che mantiene vincoli con oltre 2.000 organizzazioni e collettivi di solidarietà sparsi in 150 paesi. Oltre la diplomazia ufficiale, agisce anche in quelle regioni in cui le relazioni istituzionali sono tese o inesistenti, garantendo che la voce di Cuba e la realtà della sua Rivoluzione continuino ad arrivare alle masse popolari.

L'ICAP lavora per alzare il grido contro il bloqueo e per accompagnare la difesa della sovranità cubana in ogni forum internazionale. In Italia, questo legame ha una storia profonda e radicata, che Zarza Ross ha voluto omaggiare ricordando come il popolo italiano sia stato storicamente uno dei più attivi nel sostenere l'isola, sfidando le asfissie dei decreti imperiali.

Uno dei punti nodali ha riguardato la cooperazione medica cubana. Per Cuba, non si tratta solo di inviare camici bianchi, ma di agire concretamente per rompere il racconto della minaccia cubana. È stato ribadito che la presenza dei medici (come avvenuto in Italia durante il Covid o in Calabria oggi) è un atto di sovranità che sfida le pressioni di Washington.

I governi che accettano la brigata Henry Reeve non solo curano i propri cittadini, ma compiono un atto diplomatico di rottura del blocco. A livello dei movimenti, il compito è difendere questo modello dagli attacchi cognitivi che tentano di etichettare la cooperazione come tratta di persone, apparentando la solidarietà alle logiche del mercato capitalista.

Il momento più alto e drammatico dell'incontro ha riguardato il legame indissolubile con il Venezuela. L'Ambasciatore ha denunciato con forza il sequestro del presidente costituzionale venezuelano, definito come un assalto al diritto internazionale. Ma è sul sacrificio umano che le parole si sono fatte pietra:

“Ci duole profondamente la morte di 32 combattenti cubani in Venezuela. Sono caduti con la convinzione di fare ciò che era giusto, al lato del dovere”. Questi giovani, formati nei principi della Rivoluzione, hanno inviato un messaggio al mondo: i cubani combattono. “Quei 32 caduti, a Cuba diventano dieci milioni”, ha rimarcato l'Ambasciatore, sottolineando come la difesa militare di Cuba e il sostegno al Venezuela siano due facce della stessa lotta contro il "bullying" imperiale. L'analisi si è poi spostata sull'ordine esecutivo di Donald Trump del 29 gennaio. Un atto di puro bullismo internazionale volto a terrorizzare chiunque osi rifornire Cuba di petrolio.

L'Ambasciatore ha evidenziato come il sequestro delle risorse venezuelane e l'accanimento contro la figura di Nicolas Maduro vadano letti in questa chiave di ricatto universale. Se il Venezuela viene "punito" e privato del suo petrolio nonostante la sua immensa ricchezza, il messaggio inviato al mondo è: "Nessuno è al sicuro se non si sottomette". In questo senso, il destino di Cuba e quello del Venezuela sono indissociabili. Il petrolio venezuelano non è solo una risorsa, è il simbolo di una solidarietà energetica che l'Impero vuole spezzare per dimostrare che l'unica via è la dipendenza da Washington.

“Trump ha minacciato il mondo intero con dazi e ritorsioni se avessero fornito combustibile all'isola. Cuba non è il destinatario originale di quella norma, ne è l'effetto. L'obiettivo è generare paura attraverso l'aggressione militare e il sequestro di leader sovrani”, ha detto. Ma di fronte a questa "nuova vena aperta" dell'America Latina, la risposta di Cuba resta quella di Fidel. Nonostante da mesi non entri un barcone di petrolio (se non l'ultimo arrivato dalla Russia), l'orgoglio cubano non vacilla.

In questo quadro, Cepero Aguilar e Zarza Ross hanno poi analizzato la posizione di Cuba nel nuovo scacchiere latinoamericano, segnato dal ritorno delle destre e da governi progressisti sotto assedio. Hanno risposto alle domande che gli abbiamo rivolto a proposito dei BRICS, della nuova geometria di potere che configura il mondo multipolare e dell'importanza che assume per Cuba l'essere paese associato dei BRICS - una coalizione di interessi sovrani che si pone come alternativa al monopolio del dollaro e del sistema finanziario occidentale. Per Cuba – hanno spiegato i due dirigenti -  far parte di questa grande piattaforma di coordinamento geopolitico multipolare è di enorme importanza. Ma, intanto, occorre aver chiaro che il tentativo dei paesi occidentali di imporre un tetto al prezzo del greggio russo rappresenta lo stesso schema di ricatto utilizzato contro il Venezuela e Cuba.

 L'ambasciatore ha sottolineato come la capacità della Russia di dirottare le proprie forniture verso l'Asia abbia dimostrato che il mercato mondiale non è più un monopolio nelle mani di Washington. Questo fallimento delle sanzioni energetiche contro Mosca apre una breccia politica e materiale per tutti i paesi che resistono al blocco, offrendo una sponda concreta per la cooperazione energetica al di fuori dei circuiti controllati dagli Stati Uniti. La coalizione di interessi sovrani che si pone come alternativa al monopolio del dollaro e del sistema finanziario occidentale rappresenta uno spazio di diplomazia dei popoli e delle sovranità che si fonda sul principio della non ingerenza, contrapponendosi alle condizionalità politiche imposte dal Fondo Monetario Internazionale: un laboratorio per la de-dollarizzazione, in cui il petrolio e le altre risorse primarie tornano a essere strumenti di scambio tra nazioni senza dover passare per il controllo delle banche statunitensi. I BRICS, dunque, rappresentano oggi la possibilità materiale di rompere l'isolamento diplomatico e commerciale in cui l'imperialismo cerca di confinare le rivoluzioni. Per Cuba (al Venezuela è stato, purtroppo, impedito di entrarne a far parte per via di un intreccio di ricatti Usa sui paesi fondatori come il Brasile), far parte di questo orientamento significa passare dalla resistenza difensiva a una fase di inserimento in un nuovo ordine mondiale che riconosce la legittimità del suo modello politico.

Il blocco economico contro Cuba e le sanzioni contro il Venezuela – è stato detto - non possano più essere letti con le lenti del vecchio mondo unipolare. La questione del petrolio russo e l'ascesa dei BRICS sono stati indicati come i fattori che stanno scardinando il ricatto imperiale. È stato evidenziato come il tentativo dell'Occidente di imporre un "price cap" al petrolio russo e di sequestrare le riserve di Mosca sia speculare a quanto fatto con l'oro venezuelano e con i conti cubani. Tuttavia, la risposta russa — ovvero il reindirizzamento massiccio delle forniture verso l'Asia (Cina e India) — ha dimostrato che il mercato globale non è più un monopolio statunitense. L'arrivo del petrolio russo a Cuba indica l'apertura di una breccia materiale in cui possono inserirsi tutti i paesi della resistenza.

L'allargamento dei BRICS è stato descritto non solo come un'alleanza economica, ma come una vera e propria scialuppa di salvataggio per la sovranità dei popoli. L'uso di monete locali per gli scambi (come il petrolio pagato in yuan o rubli) colpisce al cuore il potere sanzionatorio degli Stati Uniti. Se il dollaro smette di essere l'unica arma di scambio, il "ricatto" di cui parlava l'Ambasciatore perde gran parte della sua efficacia. Questo mutamento di scenario offre a Cuba una nuova speranza: la possibilità di scambi commerciali che non debbano passare per le forche caudine del sistema bancario controllato da Washington. Senza sovranità energetica condivisa, la balcanizzazione del continente diventa realtà.

Zarza Ross ha insistito sulla necessità di passare dalla solidarietà emotiva alla solidarietà operativa: rafforzare i legami tra le oltre 2.000 organizzazioni mondiali per creare corridoi di scambio che bypassino i circuiti finanziari bloccati dagli USA. Fare pressione affinché gli Stati non si limitino al voto annuale all'ONU contro il blocco, ma passino ad atti concreti di commercio e cooperazione finanziaria, sfidando l'extraterritorialità delle leggi statunitensi. Rispondere colpo su colpo alla distorsione del "periodo difficile" che attraversa l'isola. Se la propaganda parla di "Stato fallito", i movimenti devono mostrare i risultati biotecnologici (i vaccini propri) e la resistenza delle Comuni.

“Quello che Cuba chiede a voi, ai sindacati, alle forze politiche, è che Cuba oggi significhi solidarietà”, ha concluso l'Ambasciatore. La manifestazione del 11 aprile, con oltre 10.000 persone in piazza, ha dimostrato che il popolo italiano non si lascia intimidire. Nell'anno di Fidel, la parola "resa" non esiste nel vocabolario cubano. Esiste solo la mobilitazione, l'unione e, se necessario, il fuoco della resistenza per proteggere quei bambini che, a Villa Moro, cantano la loro voglia di futuro.

Geraldina Colotti

Geraldina Colotti

Giornalista e scrittrice, cura la versione italiana del mensile di politica internazionale Le Monde diplomatique. Esperta di America Latina, scrive per diversi quotidiani e riviste internazionali. È corrispondente per l’Europa di Resumen Latinoamericano e del Cuatro F, la rivista del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV). Fa parte della segreteria internazionale del Consejo Nacional y Internacional de la comunicación Popular (CONAICOP), delle Brigate Internazionali della Comunicazione Solidale (BRICS-PSUV), della Rete Europea di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana e della Rete degli Intellettuali in difesa dell’Umanità.

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