Sono inevitabili i controlli di capitale in Grecia?
L'analisi di Zero Hedge dopo la dichiarazione (annuncio?) del presidente dell'EuroGruppo Jeroen Dijsselbloem
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Colui che l'aveva già annunciato per Cipro, il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, diviene il primo alto dirigente dell'Unione Europea a suggerire la possibilità di controlli di capitale in Grecia per impedire che il paese sia costretto a lasciare l'euro. Come riporta Bloomberg, Dijsselbloem ha dichiarato: "E' un'opzione che potrebbe esserci se il paese dovesse entrare in un vortice pericoloso. Pensate a Cipro. Le banche hanno limitato i ritiri per un pò, l'afflusso e il deflusso di capitali sono stati oggetto di numerose condizioni, e così tutti i tipi di scenari sono ancora concepibili. È anche importante mantenere la Grecia in pista. La ripresa in Grecia stava andando molto bene, ma a causa delle incertezze politiche, ci saranno battute d'arresto. Il mio impegno politico è quello di mantenere l'Eurozona intatta e rafforzarla, ed è su questo che mi concentrerò”.
Durissima la reazione di Atene e del suo governo così come riporta Kathimerini. Il portavoce Gavriil Sakellaridis ha dichiarato: "sarebbe utile per tutti e anche per Dijsselbloem rispettare il suo ruolo istituzionale nella zona euro. Non possiamo comprendere le ragioni che lo hanno spinto a rilasciare queste dichiarazioni che non rientrano nelle sue competenze. Tutto il resto è un finto scenario: troviamo superfluo ricordargli che la Grecia non sarà ricattata”.
Ora, scrive correttamente Zero Hedge, la Grecia è sotto ricatto dal primo giorno di insediamento del nuovo governo Syriza con l'obiettivo neanche troppo velato di dissanguare fino alla fine Atene e completare la riappropriazione forzata di tutti gli interessi sui debiti, allora forzare il governo per non interrompere le sue promesse pre-elettorali, ma per attuare anche più “austerità” che l'odiato regime di Samaras. Ma la Grecia è realmente ad un passo dai controlli dei capitali, specialmente se a pronunciare queste parole è chi ha ideato il “modello Cipro”.
Il rischio dei controlli dei capitali è elevato per una ragione semplice e va riscontrata, spiega Zero Hedge, nel mancato progresso da parte di Atene nell'attuare misure che sbloccheranno i fondi di salvataggio. La Bce potrebbe fornire in modo plausibile una protezione solo come prestatore di ultima istanza con le banche greche di fronte ad un collasso dei fondi ELA. In assenza di questa funzione credibile da parte della Bce, sarebbe razionale ritenere, prosegue Zero Hedge, per i depositori greci di portare fuori i loro depositi piuttosto che rischiare. Nell'evento di un tale potenziale corsa agli sportelli, l'imposizione dei controlli di capitale potrebbero essere visti come un'opzione inevitabile per stabilizzare il settore finanziario.
L'Eurogruppo non può imporre controlli di capitale sulla Grecia. Spetta al governo greco, con il beneplacito della Commissione europea, il guardiano del mercato unico una tale decisione. Ma sarebbe una mossa talmente impopolare per Tsipras che la Bce sarà con molta probabilità costretta a puntargli nuovamente la pistola alla tempia rendendo i controlli dei capitali un'opzione per l'accesso all'ELA.
Paragonare la situazione di Cipro con quella della Grecia, prosegue Zero Hedge, parlando dei controlli di capitali è chiaramente riduttivo e sottovaluta le grandi differenze esistenti nel contesto politico ed economico. I controlli sui capitali sarebbero molto più dannosi e di difficile attuazione in Grecia, che ha un'economia molto più grande e più complessa di quella di Cipro, con enormi debiti in più e le esigenze insediamenti.
E, secondo aspetto da non sottovalutare, sarebbero controlli di capitale frutto di una situazione di stallo tra la Grecia e i suoi creditori e non nel contesto di un accordo per il futuro come a Cipro. La politica greca potrebbe per questo, conclude il blog americano, presto virare sulla necessità di una moneta parallela, piuttosto che proseguire nell'impegno verso l'euro a tutti i costi.

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