Sovranità e Nazione

La sinistra, quella vera, dovrebbe riappropriarsi della Nazione come condizione di democrazia

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Riprendendo un articolo su Le Monde Diplomatiche di F. Lordon - « Ce que l’extrême droite ne nous prendra pas» - in Souveraineté et Nation Jacques Sapir affronta una questione centrale nel dibattito politico europeo, quella della sovranità in relazione al concetto di nazione. 
Frédéric Lordon scrive come l'ordine neo liberale si sia posto come obiettivo principe la dissoluzione degli stati sovrani per permettere il dominio incontrastato del capitale. Per porre fine a questo sistema che ha distrutto il benessere di gran parte della società bisogna ritornare, secondo Lordon, ad una sovranità necessariamente collegata al territorio ed ad una definizione di ciò che è all'interno e ciò che è all'esterno. La frontiera è un elemento decisivo e costitutivo della democrazia. L'esistenza stessa della democrazia implica infatti la chiusura di uno spazio politico. Frédéric Lordon chiarisce bene il punto quando sottolinea come chi combatte la Nazione vagheggiando l'Internazionalismo non si rende conto che quest'opposizione è priva di significato poiché ad un internazionalismo politicamente vuoto – dato che non si indicano mai le condizioni concrete per la deliberazione collettiva – si deve riproporre il principio moderno della nazione, ma ad una scala più estesa”. A questo punto della analisi di Lordon, tuttavia, Sapir critica la volontà di distinguere una “sovranità di destra” ed una di “sinistra”. La differenza sta, secondo l'economista francese, nel modo attraverso cui viene concepita la Nazione. Non esiste una sovranità di destra o una di sinistra, essendo un concetto univoco condizione necessaria all'esistenza di un pensiero democratico.
Per la destra, la nazione è un concetto ancestrale intriso di aspetti intertemporali, in cui si ritrovano soprattutto i miti cristiani. Il problema di questa concettualizzazione emerge nel periodo moderno con il pluralismo religioso (la Riforma) che rompe l'idea di un'unicità religiosa. Gli autori moderni – da Carl Schmitt a von Hayek - fanno riferimento a “meta valori” come origine e strutturazione dello spazio Nazione. Ma, dai Sei libri sulla Repubblica e dal Colloquium Heptaplomeres di Bodin, prosegue Sapir, si pongono le basi per la costruzione di uno stato laico a partir dalla constatazione che è impossibile convincere in materia religiosa a partire da argomenti che fanno appello alla Ragione. Solo ponendo la questione in questi termini che si può ricostruire uno spazio politico collettivo. Ma per farlo bisogna distinguere su chi è nato nel territorio nazionale e chi non lo è: il pensiero di destra non ha mai accettato questa rivoluzione che obbliga ad uscire da una norma “divina”. 
Per il pensiero di sinistra, la Nazione è innanzitutto un costrutto sociale: da un punto di vista marxista, il faro della lotta di classe che metterà fine alla lotte di classe porta però a diminuire l'importanza della Nazione come luogo di democrazia: dato che lo sfruttamento dell'uomo da parte di un altro uomo metterà fine allo sfruttamento, non c'è alcuna differenza tra Nazione e stato. E in una società senza conflitti, lo stato non è più necessario. Il problema con la visione marxista è che la Nazione e lo stato-Nazione sono costrutti sociali che esistono da diversi secoli e la cultura politica che è in gioco e che differisce da una Nazione all'altra è il linguaggio attraverso cui si possono esprimere i conflitti e le soluzioni. Per questo è stato indispensabile l'apporto di Jean Bodin ed il principio che non si può fondare la Nazione e lo stato su basi religiosi perché divide. Le condizioni di funzionamento della nazione e dello stato devono guidare i conflitti tra degli interessi e delle credenze multiple in nome della “cosa pubblica”, la Res Publica.
L'opposizione non è dunque tra una sovranità di destra ed una di sinistra. C'è solo una sovranità: ma ci sono diverse concezioni di Nazione che sono di destra perché legati a visioni teologiche, non sono compatibili con il funzionamento completo della democrazia. Riprendendo Lordon, Sapir conclude che la sinistra, quella vera, avrebbe tutto l'interesse di riappropriarsi della Nazione come condizione necessaria all'esistenza della democrazia e della Res Pubblica. Una nazione non basata su questioni etniche e che accolga tutti coloro che vogliono lavorarci ed aiutare a farla prosperare nel rispetto di quelle leggi che si impegnano a formare.

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