S&P, Fitch sono ormai strumenti della politica estera americana. Jacques Sapir

"Il downgrading della Russia non ha alcuna giustificazione economica e gli Usa hanno così compromesso un bene pubblico internazionale"

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S&P, Fitch sono ormai strumenti della politica estera americana. Jacques Sapir


La decisione dell'Agenzia Standard and Poors di declassare la Russia non ha alcuna ragione economica, ma si può spiegare solo da un punto di vista politico. Lo scrive Jacques Sapir nel suo ultimo post sul suo blog RussEurope. Per giustificare questa decisione, "che ormai ha fissato il rating della Russia a “BB+”, sono stati utilizzate come motivazioni il deterioramento della flessibilità monetaria e delle prospettive della crescita del paese. Inoltre, l'agenzia non esclude un abbassamento dalla maggior parte dei parametri.
 
Su che basi ha emesso questa valutazione? Il primo è la solvenza del paese. Ora, fa chiarezza economica Jacques Sapir, con un debito pubblico che sale al 9% del Pil (10 volte meno che la Francia) e un deficit di bilancio per il 2015 che dovrebbe posizionarsi tra lo 0,7% e l'1,5% del Pil, la Russia appare del tutto solvente. Il livello dei pagamenti alle imprese creditrici estere non superano i 65 miliardi nel 2015 e il saldo del commercio estero dovrebbe essere di 100-120 miliardi di dollari nello stesso periodo: le imprese russe sono dunque in generale solventi. 
 
Si può obiettare che le prospettive di crescita non siano così prese in conto. Ma, se la crescita dovesse essere negativa nel 2015, l'abbassamento non dovrebbe superare il -1,5%. In realtà, si attende una forte caduta nel primo trimestre del 2015, poi una stabilizzazione progressiva nei due trimestri successivi e un ritorno alla crescita per il quarto. Che la Russia non sia più AAA si comprende, sottolinea l'economista francese, ma che essa sia a “rischio speculativo” non ha alcuna base economica. Non vi è alcun rischio default in Russia oggi su nessuna base economica, secondo l'economista francese.  
Un'altra agenzia internazionale, Fitch aveva in precedenza degradato la Russia da BBB a BBB –, vale a dire la stima antecedente al default. Non vi è alcuna ratio economia dietro questa scelta, se non il discredito politico imposto dagli Stati Uniti sui mercati della Russia. Quest'ultima, è la stima di Sapir dopo il downgrading imposto, dovrà quindi pagare un costo supplementare valutato tra i 20-30 miliardi d'euro nel 2015. Si può quindi considerare che questo downgrading arbitrario dei titoli della Russia corrispondano ad una nuova sanzione. Questo è quello che ha anche dichiarato ad esempio il vice-ministro degli esteri russo Vassili Nebenzia.
 
Quindi solo delle ragioni politiche possono spiegare questa scelta. D'altronde, l'agenzia cinese Dragon Global Credit (DGC), al contrario, conferisce un ottimo rating alla Russia. Se gli Stati Uniti hanno un A- la Russia ha una A piena: si può contestare certo che la Russia sia meno a rischio degli Stati Uniti, ma è vero che dai puri criteri finanziari, questa stima è più logica di quella di Fitch o di Standard and Poors. Le riserve della Russia sono importanti, sia quelle della Banca centrale della Russia che dei differenti fondi sovrani gestiti dal Ministero delle finanze. 
 
Sul fondo questo pone la credibilità delle agenzie di rating, nate per offrire un giudizio economico sulla solvibilità di debiti statali e di aziende. Oppure la loro esistenza implica che non ci siano delle ragioni politiche. Prestandosi al gioco politico degli Stati Uniti, queste agenzie hanno compromesso la loro credibilità generale. 
 
Questo mette in luce la dinamica politica perversa della politica americana, che si vede su diversi terreni, come ad esempio la lotta al terrorismo: la responsabilità degli Stati Uniti nella nascita dell'organizzazione che si fa chiamare lo Stato islamico è stato messo in luce in tutta la sua interezza, da ultimo, nella testimonianza del Generale Vincent Desportes al Senato della Repubblica popolare francese. Oggi, gli Stati Uniti cercano di organizzare una coalizione per lottare contro questo stesso “Stato Islamico” che ha finanziato e creato. Questa incoerenza si ritrova anche nella politica scelta per il downgrading della Russia.  
 
Alla ricerca di vantaggi locali, e in questo caso con la Russia, non esita a compromettere degli strumenti che sono da considerare “beni pubblici” appartenenti a tutti e di cui un attore privato sul mercato non può privarne gli altri. Lo stabilimento di un'annotazione imparziale sul debitore funzionava come un bene pubblico e come un meccanismo essenziale al finanziamento di un mercato globale. La fine di un “bene pubblico” e con lui di un meccanismo essenziale al funzionamento di un mercato globalizzato potrebbe frammentare il mercato finanziario e l'emergenza di diverse monete più o meno convertibili come strumenti finanziari al posto di questi spazi frammentati. Una tale evoluzione sarebbe negativa? Probabilmente non per i paesi emergenti, né per la maggioranza dei paesi del mondo. Ma porterà un colpo fatale ai grandi centri finanziari e quindi agli Stati Uniti.

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