Successi russi. Jacques Sapir
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E’ interessante notare che oggi un numero crescente di commentatori parli di “Vittoria di Putin”, scrive Jacques Sapir su RussEurope. In ogni caso, è indiscutibile che la Russia raccolga successi. E sembra che sia un risultato certamente indiretto delle manifestazioni del 9 maggio, ma anche una considerazione della totale inefficacia delle sanzioni economiche e dell’inefficacia attuale delle sanzioni finanziarie contro la Russia.
Una vittoria diplomatica?
Dal punto di vista diplomatico, la recente visita del segretario di Stato USA John Kerry a Sochi ,il 12 maggio, ha fatto sì che Obama abbia preso atto del fallimento dell’isolamento politico della Russia. Non solo tale politica non ha né rallentato né destabilizzato la politica russa, ma ha anche rafforzato i legami del Paese con Cina e India. Anche in Europa, la presenza di capi di Stato alle cerimonie del 9 maggio è stata significativa. La presenza a Mosca per il 70° anniversario della vittoria sul nazismo dei presidenti di Bosnia, Macedonia e anche Serbia (le cui truppe hanno marciato sulla Piazza Rossa), Repubblica ceca e Slovacchia, mostra che nei Balcani, e non solo, gli amici della Russia siano molti. Si segnala inoltre che a luglio i Paesi dell’Unione europea voteranno di nuovo sulle “sanzioni” alla Russia. L’opposizione di Grecia e Cipro, che potrebbe essere sostenuta da Ungheria e Slovacchia, di fatto porrebbe fine a tali sanzioni approvate all’unanimità dall’UE. Notiamo anche che i governi russo e cinese si concedono il lusso di esercitazioni navali congiunte nel Mar Egeo e Mar Nero ai primi di maggio 2015. Ciò ovviamente ricorda che non solo Stati Uniti e NATO possono “mostrare i muscoli” nella regione. La visita di John Kerry era dedicata all’Ucraina, dove per la prima volta il segretario di Stato ha riconosciuto la validità dell’accordo di Minsk e si è impegnato a farla rispettare dagli ucraini, e sull’Iran, dove Obama ha un disperato bisogno della Russia per raggiungere un accordo. Significativamente, la questione della Crimea non è stata menzionata . Non è senza ironia che l’incontro si sia svolto a Sochi, la città dei Giochi Olimpici Invernali del 2014 che segnò l’inizio del gelo tra alcuni Paesi occidentali e la Russia, e soprattutto l’avvio della crisi ucraina. È altrettanto significativo che il presidente statunitense si ritrovi postulante da Vladimir Putin. Ciò chiarisce in modo interessante il cosiddetto “isolamento” in cui si afferma si trovi la Russia. Si noti, infine, che lo stato disastroso dell’economia ucraina è ora un vero problema per Stati Uniti ed Unione Europea. Il sostegno politico al governo di Poroshenko si tradurrà in sostegno economico, in gran parte a fondo perduto. In diverse cancellerie si fanno i conti e, ovviamente, il costo si rivela troppo salato per molti Paesi.
Una vittoria economica
Questa vittoria diplomatica Putin la deve anche alla resistenza dell’economia russa a “sanzioni” e varie manovre destabilizzanti. La decisione annunciata ufficialmente il 14 maggio dalla Banca centrale di Russia di riprendere l’acquisto di valute estere sul mercato dei cambi, conferma che la Russia controlla le questioni finanziarie e monetarie. Ora, la questione non era frenare il deprezzamento del rublo, ma al contrario frenarne l’apprezzamento e stabilizzarne il tasso di cambio a circa 50 rubli per 1 USD. Dopo l’episodio speculativo del dicembre 2014, il rublo ha iniziato ad apprezzare rapidamente nel febbraio 2015 e ha raggiunto negli ultimi giorni il cambio di 50 rubli per 1 USD, che sembra sia il livello che la BCR intende preservare. Perciò ha annunciato che acquisterà valuta estera (principalmente dollari) sul mercato dei cambi, un modo di comunicare formalmente di cercare di difendere un cambio intorno a 50/1. Questa decisione è comprensibile se si guarda all’evoluzione del tasso di cambio reale del rublo (il tasso nominale deflazionato dall’inflazione).
E’ noto che la contrazione della crescita nel primo trimestre del 2015 è stata inferiore a quanto previsto dal governo russo. La Russia dovrebbe tornare a crescere nel terzo trimestre 2015. Inoltre, il fatto che la Banca Centrale di Russia abbia acquistato valuta estera equivale a iniettare rubli nell’economia. L’annuncio ufficiale dovrebbe essere interpretato come un segnale della politica monetaria. Quest’ultima, anche se avrà ancora aspetti restrittivi sulla politica dei tassi, dovrebbe effettivamente avere una prospettiva più lassista sull’influenza quantitativa del mercato. Ciò significa anche che, in assenza (possiamo sperare temporanea) di importanti riforme strutturali del sistema bancario russo, le autorità della Banca Centrale si baseranno su gli utili realizzati dalle società (PMI essenzialmente) per stimolare gli investimenti. E questo è un altro motivo che probabilmente ha portato ad adottare un tasso di cambio deprezzato verso quei bisogni dell’industria che tecnicamente implicherebbero.
E’ noto che la contrazione della crescita nel primo trimestre del 2015 è stata inferiore a quanto previsto dal governo russo. La Russia dovrebbe tornare a crescere nel terzo trimestre 2015. Inoltre, il fatto che la Banca Centrale di Russia abbia acquistato valuta estera equivale a iniettare rubli nell’economia. L’annuncio ufficiale dovrebbe essere interpretato come un segnale della politica monetaria. Quest’ultima, anche se avrà ancora aspetti restrittivi sulla politica dei tassi, dovrebbe effettivamente avere una prospettiva più lassista sull’influenza quantitativa del mercato. Ciò significa anche che, in assenza (possiamo sperare temporanea) di importanti riforme strutturali del sistema bancario russo, le autorità della Banca Centrale si baseranno su gli utili realizzati dalle società (PMI essenzialmente) per stimolare gli investimenti. E questo è un altro motivo che probabilmente ha portato ad adottare un tasso di cambio deprezzato verso quei bisogni dell’industria che tecnicamente implicherebbero.
Politica energetica
Ma la vittoria della Russia può anche verificarsi in un altro campo, la questione dei gasdotti e della politica energetica in Europa. Vari indicatori mostrano oggi le “manovre” nell’industria dell’energia che si svolgono in Europa. Tali “manovre” implicano, naturalmente, la Russia. Due importanti progetti sono spirati alla fine del 2014. Il primo era sostenuto dalla Russia, la pipeline (e gasdotto) “South Stream” che aveva lo scopo di bypassare l’Ucraina e rifornire Europa del sud e Balcani. Si può dire che l’Unione europea si sia opposta al progetto, la cui credibilità era molto più importante del progetto da essa proposto, il gasdotto “Nabucco” mai decollato. L’Unione europea ha aumentato la pressione su Romania e Bulgaria. In risposta, la Russia ha deciso di cancellare il “South Stream“. Si potrebbe quindi considerarlo un fallimento russo, ma la realtà è diversa. Nel suo formato originale “South Stream” era un progetto estremamente costoso e sarebbe stato vantaggioso solo con il transito di enormi quantità di gas. Tuttavia, dati i progettati gasdotti verso la Cina e gli accordi tra Gazprom, la società del gas russo, e il governo cinese, è chiaro che la Russia non avrebbe abbastanza gas per europei e cinesi, almeno non nelle quantità previste per “South Stream“. In realtà, la rapidità della decisione della Russia lo dimostra, gli ostacoli posti sulla via della “South Stream” sono stati un meraviglioso pretesto per Putin di annullare un progetto divenuto imbarazzante. Era l’Unione europea che se ne privava. Anche se aveva moltiplicato gli ostacoli e creato numerose procedure contro il “South Stream“, ha scoperto che la sua scomparsa lascia un vuoto enorme nelle forniture energetiche per l’Europa meridionale. Soprattutto perché ha posto fine a un progetto, anche se un po’ fumoso, in cui aveva riposto grandi speranze: lo sviluppo massiccio del gas (e petrolio) di scisto. Sappiamo che lo sfruttamento di gas e petrolio di scisto è stato presentato come alternativa alla fornitura di gas (e petrolio) dalla Russia. Ma diversi fattori hanno affondato tale sogno. In primo luogo, i giacimenti appaiono molto più piccoli e molto più profondi di quanto originariamente previsto. Ciò implica un costo di estrazione più elevato, molto più che negli Stati Uniti. Poi, il calo del prezzo del petrolio (e gas) rende lo sfruttamento degli idrocarburi di scisto non redditizio, anche negli Stati Uniti. Sembra che, in media, ci voglia un prezzo di 80 dollari al barile di petrolio per rendere l’operazione redditizia negli Stati Uniti e probabilmente tra i 95 e i 105 dollari in Europa. Ma il prezzo del petrolio, anche se ha recuperato leggermente (circa 60 dollari al barile per il WTI e 67-68 dollari per il BRENT) non supererà i 70-75 dollari alla fine dell’anno. Si esce quindi dal sogno dell’indipendenza energetica (di Europa e Stati Uniti) tornando al punto di partenza. Ci troviamo in una situazione in cui, sorpresa delle sorprese, i russi tirano fuori un nuovo progetto, derivante da un gasdotto esistente in Turchia (il “Blue Stream“) che unendosi al gasdotto TransAnatolia attraverserà il Bosforo e potrebbe, se necessario, puntare a Macedonia e Serbia per rifornire Ungheria, Slovacchia, Austria e Italia, o tramite il progettato gasdotto tra Grecia e Italia (attraverso lo Stretto di Otranto) rifornire direttamente l’Italia. Questo progetto è molto meno costoso del defunto “South Stream“, dai volumi ben più piccoli, ma potrebbe attivarsi nel giro di due anni.
Geopolitica “russa”
Scopriamo che le relazioni tra Russia e Turchia sono in ultima analisi migliori di quanto pensato. La Russia è pronta ad aumentare i rifornimenti di gas alla Turchia e anche costruirvi centrali nucleari. Quanto a Erdogan non è dispiaciuto nel fare questo affronto all’Unione europea che lo snobba e a mostrare buone intenzioni verso il nuovo governo greco. La Grecia, come è noto, è in conflitto con le istituzioni europee, in particolare la Banca centrale europea e l’Eurogruppo. Senza un accordo, già avviato in modo pessimo [2], la Grecia sarà costretta al default sul debito sovrano e a rischiare di lasciare la zona euro. Tuttavia, il nuovo gasdotto sarebbe molto vantaggioso sia per le royalties che apporterebbe al bilancio greco, ma anche per la fornitura di energia a basso costo, fattore importante se si pone nella prospettiva di un’uscita dall’euro e della necessità di ricostruire il potenziale industriale greco. Del resto il progetto del gasdotto permette ai governi greco e russo di discutere la possibile adesione della Grecia ai BRICS. L’adesione avrebbe influenze geopolitiche ed economiche e, tra l’altro, la Grecia avrebbe prestiti dal Fondo di stabilizzazione monetaria che i BRICS hanno creato nel 2014. Si scopre che, pensando che la Russia avesse subito una battuta d’arresto con la fine del “South Stream“, in realtà l’Unione europea n’è rimane imbarazzata economicamente e politicamente.
L’importanza della Russia in Europa
Il progetto di gasdotto presentato dalla Russia molto probabilmente sarà realizzato. Ma mentre avrebbe potuto essere l’occasione di riunire i Paesi europei, ne sarà invece simbolo di divisione. Ciò è dovuto all’atteggiamento di Unione europea e Stati Uniti. Bruxelles può lamentarsi della politica russa che cerca di rifornire i Paesi amici in Europa, ma questo è perfettamente normale. Il gioco della divisione è stato voluto dall’Unione europea, anche se oggi nota con amarezza che la Russia ha più divisioni. In tale contesto, la politica di Hollande appare particolarmente imbarazzante.
Traduzione a cura di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
Traduzione a cura di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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