Sul TTP - Trans Pacific Partnership

L'area di libero scambio tra Usa e Asia orientale: senza la Cina poca importanza

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Sul TTP - Trans Pacific Partnership

Nel suo ultimo post sul suo blog The coscience of a Liberal, Paul Krugman affornta per la prima volta il tema del Trans Pacific Partnership (Tpp), ovvero la creazione di una zona di libero scambio tra Nord America e Asia orientale, comprendente tra gli altri il Giappone, l’Australia e la Nuova Zelanda. Il premio Nobel assume una posizione molto tiepida rispetto agli euforici ed a i critici, ridimensionandone l'importanza. E' vero che riguarda la vita di centinaia di milioni di persone ed il 40% del Pil mondiale, osserva Krugman, ma questo non è un dato rilevante da solo, dato che ad esempio l'accordo di libero scambio tra Islanda e Cina ha creato un'area di libero scambio con 1,36 miliardi di persone e nessuno lo considera come importante a livello mondiale.
 
Il punto di partenza secondo Krugman è che le principali barriere al commercio – tariffe, quote in particolare – sono già molto basse tra i due continenti e gli effetti non saranno per questo rilevanti. L'accordo riguarda, infatti, paesi che hanno già accordi di libero scambio in vigore tra di loro. Ed anche coloro che sono a favore del TPP e sono in generale pro-liberalizzazione, come Petri nel suo ultimo paper, sottolineano come l'accordo andrebbe ad inficiare solo l'0,1% del Pil complessivo del neo mercato e senza considerare una serie di effetti non standard. 
 
Un aspetto poco conosciuto sulla liberalizzazione del commercio è che per arrivare ad avere grandi effetti è necessario eliminare l'assunzione che i mercati siano di per sé competitivi ed assumere invece che ci siano provate inefficienze che riducono il risultato a livello internazionale. Vale per coloro che invocavano grandi guadagni in Europa dal 1992 e vale oggi per il TPP. Krugman non si schiera apertamente contro quest'ultimo e cita il modello Melitz, in cui si evidenzia come le aziende inefficienti non vengono rimpiazzate a meno che non ci sia maggiore pressione esterna. 
 
Per rendere il TPP qualcosa di veramente importante si dovrebbe secondo Krugman: 1)permettere l'ingresso della Cina, al momento non sul tavolo delle trattative; 2)avere maggiori effetti sugli investimenti diretti esteri. La Nafta sembra avere l'effetto 2), ma ha anche cambiato l'ambiente politico ostile in Messico in un modo che il TPP non potrà fare. 
 
Per questo, conclude Krugman, non ci sono i presupposti per avere una posizione eccessivamente positiva o negativa sul TPP.

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