Svegliati, America!

L'ennesima sparatoria non risveglia i politici americani dal torpore

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Svegliati, America!

L'America sembra essere stranamente abituata ai massacri, esordisce in "Business as usual in Washington" Gideon Rachman che il 16 settembre, quando Aaron Alexis sparava uccidendo 13 persone al Navy Yard di Washington, che ospita il quartier generale della Marina, si trovava ad una conferenza in un piccolo hotel poco distante dal luogo della sparatoria. 
Nonostante il massacro, fa notare Rachman, l'atmosfera delle strade era sorprendentemente normale. Forse perchè, prova  a motivare il Columnist del Financial Times, i massacri di pistola sono un evento abbastanza regolare e quasi nessuno si aspetta che questa triste regolarità renda più facile l'approvazione di leggi sul controllo delle armi. Barack Obama ha provato ma non è riuscito a ottenere nulla dal Congresso dopo gli omicidi dello scorso anno alla Sandy Hook Elementary School nel Connecticut.
In effetti, in questi giorni, per il presidente sembra quasi impossibile ottenere qualcosa dal Congresso. Capitol Hill si sta preparando per l'ennesimo braccio di ferro sul bilancio e, questa settimana, Obama ha dovuto accettare che la nomina di Larry Summers, il suo candidato favorito per la presidenza della Federal Reserve degli Stati Uniti, non sarebbe stata confermata dal Congresso. Solo l'iniziativa diplomatica russa sul disarmo chimico della Siria ha permesso ad Obama di rinviare a tempo indeterminato il voto del Congresso su un attacco missilistico alla Siria, che quasi certamente avrebbe perso. Una sconfitta sarebbe stato un duro colpo per la presidenza di Obama e per il potere presidenziale nella conduzione della politica estera. Jacob Heilbrunn, il nuovo editor della rivista National Interest, sostiene che un voto contrario sulla Siria sarebbe stata la più grande battuta d'arresto per il potere presidenziale in materia di politica estera da quando Woodrow Wilson non riuscì a convincere il Congresso a lasciare che gli Stati Uniti si unissero alla Società delle Nazioni.
Non c'è dubbio che Obama si sia ritrovato ad avere un enorme debito di gratitudine nei confronti del presidente Vladimir Putin, ma i russi avranno avuto i loro buoni motivi per arrivare ad un'intesa sulle armi chimiche siriane.  
Per gli ossessionati della politica a Washington, tuttavia, l'attività di governo è solo un pallido surrogato del vero divertimento - che è la corsa alla presidenza. Obama ha prestato giuramento per un secondo mandato solo pochi mesi fa, ma i giornali già si affannano a speculare sui candidati per il 2016. Il fatto che Joe Biden abbia appena fatto visita l'Iowa - il primo Stato a votare nella stagione delle primarie - ha alimentato le speculazioni sulla sua candidatura sebbene il vice-presidente abbia già 70 anni e la maggior parte del partito democratico sostenga Hillary Clinton. 
Cose interessanti stanno accadendo anche sulla sponda repubblicana. La linea del partito al Congresso è venuta meno quando John Boehner, lo speaker della Camera dei Rappresentanti, si è detto favorevole ad un attacco contro la Siria mentre i suoi colleghi avrebbero massicciamente votato contro. Il tweet di Sarah Palin sulla Siria - "Lasciate che Allah risolva la cosa" - sembra cattura l'ascesa di un  ceppo anti-interventista, per alcuni isolazionista, nel partito.
Ma chi potrebbe essere il candidato in grado di capitalizzare il tutto, si chiede Rachman? La Palin sembra essere fuori gara mentre il senatore Rand Paul del Kentucky, una versione più giovane ma meno eccentrica di suo padre, Ron, potrebbe riservarci delle sorprese.

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