Taiwan: il referendum arride alla Cina

Gli elettori  di Taiwan accorsi alle consultazioni referendarie  hanno respinto l’opzione di rimuovere i parlamentari del KTM, favorevoli a una politica di non ostilità e di dialogo con Pechino.

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Taiwan: il referendum arride alla Cina

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di Francesco Fustaneo

Quanto sancito dalle consultazioni referendarie dello scorso sabato tenutesi a Taiwan, arride alla Cina.

 Votando no in tutti i 24 distretti elettorali in cui erano stati eletti  i parlamentari del KTM, gli elettori taiwanesi hanno bocciato il tentativo presidenziale di loro estromissione dalle istituzioni, assestando nei fatti un duro colpo al Partito Democratico Progressista di Lai Ching-te e ai suoi piani di ripresa del controllo del parlamento. Dunque, niente revoca del mandato per i 24 deputati del Kuomintang (KMT), principale partito di opposizione, accusato di favorire legami più stretti con la Cina. Questi continueranno a espletare il loro mandato elettivo, conservando il proprio seggio in Parlamento. L’iniziativa promossa da movimenti civici e appoggiata, appunto, dal Presidente Lai Ching-te, è dunque deragliata miseramente e con lei anche il tentativo di esasperare ulteriormente le tensioni e le divisioni tra le componenti indipendentiste e più filo-atlantiche e quelle forze che, seppur nazionaliste, continuano invece a vedere di buon occhio un atteggiamento di “non ostilità” e di dialogo con Pechino.

Lai Ching-te, esponente di punta del Partito Progressista Democratico, era stato eletto lo scorso anno: assunto alla carica di Presidente, è considerato uno dei personaggi più ostili alle politiche cinesi. Tuttavia il suo operato politico  è stato costantemente limitato dal fatto che  in parlamento il Kuomintang abbia comunque  un solido consenso, grazie anche al sostegno del Partito Popolare di Taiwan.

                   

 Le dichiarazioni ufficiali :

 Le autorità della RPC non hanno celato  la loro soddisfazione .

Chen Binhua, portavoce cinese dell'Ufficio per gli affari di Taiwan del Consiglio di Stato, ha affermato che “il Partito Democratico Progressista, sospinto dalla ricerca dell’ indipendenza di Taiwan e dall'avidità di monopolio del partito unico, ha ripetutamente fomentato conflitti politici a scapito del benessere del popolo di Taiwan”.

“Il Partito Democratico Progressista - incalza Chen Binhua- ha fatto ricorso a ogni mezzo per reprimere il dissenso politico, creare terrore approfondire la divisione sociale, rivelando pienamente la sua natura ipocrita di falsa democrazia e vero autoritarismo”.

L’esecutivo taiwanese per giustificarsi dalla debacle,  ha invece  dichiarato  “che il più grande voto di richiamo mai organizzato sull'isola ha dovuto affrontare un' interferenza elettorale senza precedenti da parte della Cina”.

Dal canto suo il presidente del KMT, Eric Chu, ha ringraziato gli elettori taiwanesi e ha invitato Lai a scusarsi e a riflettere sulla propria gestione.

“Non si dovrebbero chiedere richiami malevoli dopo aver perso le elezioni. Non si dovrebbe cercare il dominio di un solo partito distruggendo la democrazia”, ha dichiarato nel corso una conferenza stampa a Taipei.

 

Francesco Fustaneo

Francesco Fustaneo

Laureato in Scienze Economiche e Finanziarie presso l'Università degli Studi di Palermo.
Giornalista pubblicista dal 2014, ha scritto su diverse testate giornalistiche e riviste tra cui l'AntiDiplomatico, Contropiano, Marx21, Quotidiano online del Giornale di Sicilia. 
Si interessa di geopolitica, politica italiana, economia e mondo sindacale

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