Teheran accusa gli USA per i nuovi missili Lockheed sui civili

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Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baqai, ha accusato gli Stati Uniti di aver testato nuovi missili a grappolo della Lockheed Martin contro la popolazione civile iraniana.

Nel corso di una visita alla città meridionale di Lamerd, Baqai ha dichiarato che le cicatrici dell'attacco missilistico condotto da Washington il 1° marzo sono ancora ben visibili su muri, strade e sui corpi delle famiglie colpite. Secondo il portavoce, la città porta ancora i segni di quello che ha definito un vero e proprio crimine di guerra e contro l'umanità.

Baqai ha rivelato che l'attacco è stato eseguito con quattro missili Precision Strike Missile (PrSM) della Lockheed Martin — impiegati per la prima volta in un contesto bellico nello spazio aereo iraniano —, ciascuno equipaggiato con 180.000 schegge in tungsteno.

Il bilancio stimato è di venti residenti locali e un cittadino afghano morti sul colpo, con circa 180 feriti colpiti dai frammenti. A distanza di sei mesi, diversi bambini e le loro famiglie continuano a convivere con gravi disabilità e dolori cronici, mentre in alcuni dei piccoli feriti si trovano ancora conficcati i proiettili di tungsteno. Tra le strutture colpite figurerebbe anche un centro sportivo civile, dove il 28 febbraio si erano registrati ulteriori 24 morti e 130 feriti.

Giunto in città, il diplomatico ha reso omaggio ai caduti nel Giardino dei Martiri di Lamerd. Durante una cerimonia serale nella piazza centrale, Baqai e i residenti hanno ricordato i «23 grandi nomi» dei caduti, ora inseriti nell'elenco nazionale dei martiri per l'indipendenza e la dignità del Paese. «Questi nomi, insieme alla moltitudine di martiri, sono ormai parte dell'imperituro patrimonio della nazione e costituiscono il fondamento della nostra unità», ha affermato Baqai.

L'Iran ha descritto il bombardamento come un esperimento deliberato contro i civili condotto da un aggressore che sostiene di difendere i diritti umani, avvertendo che i responsabili dell'attacco non devono sentirsi al sicuro. Teheran ha infine annunciato che raccoglierà testimonianze, cartelle cliniche e prove materiali da presentare presso le sedi internazionali contro gli esecutori e i mandanti del raid.

«Documentare non significa solo registrare il passato, ma affidare la verità alle prove prima che la polvere dell'oblio la ricopra», ha concluso Baqai, sottolineando l'importanza di conservare la memoria di questo massacro come monito permanente.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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