Tensione all'ONU: Washington nega i visti alla delegazione iraniana
Washington ha negato il visto ad alcuni membri della delegazione del presidente iraniano Masoud Pezeshkian in vista dell'imminente Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, secondo quanto riportato lunedì 21 settembre dall'agenzia di stampa statale iraniana IRNA.
2Con una mossa ostile e senza precedenti, l'amministrazione Trump ha rifiutato il visto d'ingresso negli Stati Uniti a vari esponenti della delegazione di alto livello, inclusi i membri del team di comunicazione", ha riferito l'IRNA.
Pezeshkian sarà il più alto funzionario iraniano a mettere piede sul suolo americano da quando, lo scorso febbraio, il presidente Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu hanno avviato le operazioni militari contro l'Iran. Il presidente iraniano interverrà all'Assemblea Generale dell'ONU per illustrare la posizione di Teheran sugli sviluppi internazionali, con particolare attenzione al conflitto con USA e Israele e alla situazione strategica nello Stretto di Hormuz.
Sebbene Washington abbia concesso il visto a Pezeshkian e al resto della delegazione principale, sono state imposte rigide limitazioni: come chiarito dal Dipartimento di Stato, ai delegati sarà ad esempio vietato acquistare beni di lusso o altri articoli di valore.
Parallelamente, gli Stati Uniti hanno vietato l'ingresso nel Paese al presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese (ANP), Mahmoud Abbas, e ad altri funzionari palestinesi, impedendo loro di intervenire all'ONU. Washington ha motivato la decisione citando il «mancato orientamento dell'ANP verso le riforme». Potrà invece recarsi a New York il primo ministro israeliano Netanyahu, pur essendo destinatario di un mandato di arresto emesso dalla Corte Penale Internazionale (CPI) per crimini di guerra a Gaza.
Prima di volare negli USA, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi si è recato in Qatar per consultazioni sugli ultimi sviluppi regionali. Sfruttando la mediazione di Doha, Teheran avrebbe trasmesso a Washington le proprie condizioni per la riapertura dello Stretto di Hormuz, bloccato in risposta all'attacco congiunto statunitense e israeliano, con pesanti ripercussioni sulle esportazioni di greggio e gas dal Golfo. La Repubblica Islamica esige ora che le navi ottengano un'autorizzazione preventiva per il transito e sta valutando, in collaborazione con l'Oman, un meccanismo per l'imposizione di tariffe di navigazione. Di contro, gli Stati Uniti hanno risposto imponendo il blocco dei porti iraniani e fornendo copertura di difesa aerea ai mercantili in transito.
La tensione resta altissima: la UKMTO (United Kingdom Maritime Trade Operations) ha segnalato l'attacco a due navi nello Stretto di Hormuz. In mattinata, una petroliera diretta verso un porto della zona è stata colpita da un proiettile non identificato, provocando il ferimento di due membri dell'equipaggio. Nel pomeriggio, anche una nave gasiera (GNL) è stata centrata da un ordigno di origine sconosciuta, senza causare feriti.
I blocchi e le rotte compromesse a Hormuz hanno innescato un'impennata dei prezzi di petrolio, carburanti e fertilizzanti, minacciando la crescita economica globale e incrementando i profitti dei produttori energetici statunitensi.


