The Administration of Palestine: Authority Unresolved

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The Administration of Palestine: Authority Unresolved

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Una recensione di Rania Hammad

Di rado un’opera prima contribuisce in modo sostanziale a un campo di studi; alcune, tuttavia, si rivelano influenti e lasciano un segno indelebile. The Administration of Palestine: Authority Unresolved di Tawfiq J. Al-Ghussein appartiene a questa rara categoria. Il tema è studiato da oltre un secolo, eppure Al-Ghussein colloca al centro della storia palestinese una domanda che una vasta e imponente bibliografia ha troppo spesso relegato ai margini: chi ha avuto l’autorità riconosciuta di decidere il futuro politico della Palestina, e in virtù di quale diritto? La forza del libro sta nel porre questa domanda con eccezionale precisione concettuale e nel seguirne le conseguenze con rigore, coerenza e potenza interpretativa.

L’argomento è tanto limpido quanto radicale nelle sue implicazioni. L’autorità, intesa come diritto riconosciuto di essere fonte delle decisioni, va distinta dalla sovranità, dal riconoscimento e dalla legittimità. Stabilita questa distinzione, la storia si ricompone davanti al lettore. I palestinesi, mostra Al-Ghussein, sono stati censiti, mappati, rappresentati, amministrati, assistiti e documentati con meticolosa precisione, mentre è stato loro negato ciò da cui discende l’autorità politica moderna: il riconoscimento come fonte delle decisioni che li vincolano. Il libro non aggiunge un’altra ingiustizia a un elenco già lungo: il suo merito è mostrare la struttura che rende quell’elenco intelligibile. Pochi studi recenti sulla Palestina hanno formulato il problema con altrettanta chiarezza.

A dare forza all’argomentazione è soprattutto il metodo. Ogni capitolo muove da un documento o da un caso amministrativo e ne osserva il funzionamento: una pretesa politica viene tradotta in categoria, procedura, registro, mappa o pratica burocratica, fino a non apparire più come questione politica. Il memorandum di Herbert Samuel del 1915, le sessantasette parole della Dichiarazione Balfour, il rapporto King-Crane commissionato e poi accantonato, il censimento del 1922, le mappe di Oslo, una tessera annonaria, un foglio di calcolo delle calorie, una politica di moderazione dei contenuti: oggetti lontanissimi per epoca e forma vengono ricondotti, senza forzature, a un unico meccanismo attraverso cui l’autorità si converte in amministrazione. Questa capacità di attraversare un secolo tenendo insieme dettaglio documentario e architettura teorica è uno dei risultati più originali e riusciti del volume.

Particolarmente riuscito è il capitolo sulla decisione internazionale del 1930 relativa al Muro Occidentale, un autentico esercizio di precisione argomentativa. In quel caso un tribunale internazionale si pronunciò all’unanimità, sulla base di un ampio dossier, in favore delle rivendicazioni palestinesi. Al-Ghussein mostra poi quanto valesse quel riconoscimento nel 1967, quando il potere di renderlo effettivo si trovava altrove e il Quartiere Marocchino fu demolito nel giro di poche ore. L’espressione «riconoscimento senza autorità» cessa così di essere una formula astratta e diventa un processo storico che il lettore vede dispiegarsi. Dimostrare la tesi proprio nel momento di un’apparente vittoria giuridica, e non soltanto nei momenti di sconfitta, rivela la sicurezza analitica dell’autore e la solidità del suo quadro interpretativo.

La qualità della prosa è pari a quella dell’argomentazione: controllata, precisa, dichiarativa, capace di reggere un notevole peso analitico senza perdere chiarezza. Nei capitoli finali, dedicati alle amministrazioni della Nakba, della sopravvivenza e della scomparsa, il libro raggiunge i suoi passaggi più intensi. La macchina amministrativa descritta in precedenza non muta natura: muta direzione e scala. Le pagine conclusive, che accostano il memorandum di Samuel a una tessera annonaria dell’UNRWA, due documenti separati da un secolo eppure accomunati dall’assenza di uno spazio in cui possa iscriversi una polity palestinese, producono un finale di rara efficacia: intellettualmente netto, storicamente fondato e profondamente inquietante.

Uno dei punti di forza del libro è la consapevolezza dei limiti del proprio schema. Al-Ghussein precisa che il suo non vuole essere una teoria totale della storia palestinese, ma una correzione di prospettiva. Non riduce i palestinesi a oggetti passivi delle decisioni altrui, né confonde l’analisi delle strutture di dominio con la negazione della soggettività politica palestinese. È proprio questa disciplina a rafforzare la tesi centrale: la condizione palestinese moderna non è stata prodotta soltanto dal carro armato, dal muro o dall’occupazione visibile, ma anche dal fascicolo, dalla categoria, dal permesso, dal registro e da quella macchina silenziosa attraverso cui una posizione politica si trasforma in status amministrativo e un diritto in un bisogno da gestire.

The Administration of Palestine: Authority Unresolved è un’opera di notevole originalità intellettuale, analisi storica e rigore morale. Riesce in qualcosa di raro: propone una nuova lente per leggere materiali in gran parte noti e, attraverso quella lente, modifica il modo in cui il lettore comprende oltre un secolo di storia palestinese. La domanda sull’autorità non è presentata come artificio teorico, ma come il filo che collega Mandato, riconoscimento internazionale, amministrazione, Oslo, occupazione e gestione umanitaria. Per questo il libro merita un posto stabile nel dibattito storiografico e politico sulla Palestina. Dopo averlo letto, diventa molto più difficile parlare della questione palestinese come se il problema dell’autorità fosse stato risolto, o come se potesse essere separato dalla storia stessa della sua amministrazione. È un libro importante, ambizioso e destinato a lasciare traccia.

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