The American Dream: quando l'istruzione diventa speculazione
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di Alessandro Casertano
Stati Uniti d'America. Il paese sognato da innumerevoli famiglie di migranti. Il paese dove tutti i desideri possono realizzarsi, dove l'uguaglianza e la libertà, il diritto e il benessere, devono essere concessi ad ogni orgoglioso cittadino. Dove attraverso il lavoro, la famiglia e la determinazione è possibile raggiungere la prosperità economica ed una vita senza preoccupazioni. L'American Dream.
Purtroppo tutte queste belle prospettive, seppur ipotizzate e volute dai padri costituenti, stanno trovando sempre più difficoltà ad “esprimersi”. Il miliardario Donald Trump nella sua recente compagna politica, sta dimostrando che la facciata su cui si regge il bell'aspetto degli USA altro non è che uno specchio dei nostri tempi, ormai sporco e deformato.
L'uguaglianza e la libertà in realtà sono due aspetti sui quali c'è un'interpretazione alquanto distorta. Se è vero che nei democraticissimi USA chiunque ha il diritto di esprimere una propria opinione, è anche vero che chiunque ha il diritto di sparare quando soggettivamente si sente in pericolo (spesso l'opinione altrui può considerarsi per alcune teste calde, “pericolosa”). Chiunque ha anche il diritto di usufruire dei migliori servizi sanitari al mondo, sì, ma solo se si è in possesso di un'assicurazione, altrimenti conviene prendere un aliscafo e spostarsi a Cuba (che vanta tra l'altro i migliori medici al mondo). Cosa dire poi sulla fantastica possibilità di camminare tranquillamente per strada, magari contemplando un bel parco o un bel negozio, sorseggiando un'americanissima root beer...ah beh ovviamente però conviene non farsi vedere troppo in giro se si è afroamericani...insomma la gente si spaventa.
L'uguaglianza e la libertà in realtà sono due aspetti sui quali c'è un'interpretazione alquanto distorta. Se è vero che nei democraticissimi USA chiunque ha il diritto di esprimere una propria opinione, è anche vero che chiunque ha il diritto di sparare quando soggettivamente si sente in pericolo (spesso l'opinione altrui può considerarsi per alcune teste calde, “pericolosa”). Chiunque ha anche il diritto di usufruire dei migliori servizi sanitari al mondo, sì, ma solo se si è in possesso di un'assicurazione, altrimenti conviene prendere un aliscafo e spostarsi a Cuba (che vanta tra l'altro i migliori medici al mondo). Cosa dire poi sulla fantastica possibilità di camminare tranquillamente per strada, magari contemplando un bel parco o un bel negozio, sorseggiando un'americanissima root beer...ah beh ovviamente però conviene non farsi vedere troppo in giro se si è afroamericani...insomma la gente si spaventa.
Gli USA sono l'esempio calzante del predicare bene e del razzolare male. Anzi malissimo.
Il modello Statunitense è stato storicamente considerato come l'esempio da perseguire e da esportare. Le scelte politiche e militari hanno da sempre trovato la giustificazione "pacifista" e la celebre frase “Si pace frui volumus, bellum gerendum” si potrebbe quasi attribuire ad uno qualsiasi dei Presidenti Americani invece che al filosofo e statista latino Cicerone. I recenti fatti stanno svelando sempre maggiormente il marcio che aleggia dalle parti della White House e l'orrido odore non tarderà molto a farsi sentire anche da noi.
Ma non è della politica americana estera che mi voglio occupare e sulla quale si sprecherebbero fiumi di parole, bensì di un fenomeno economico e sociale che già da diversi anni si sta verificando negli USA e che ora, come una bomba ad orologeria, sta per dimostrare tutta la sua esplosiva devastazione.
Il 25 Aprile del 2012 fece scalpore la notizia, riportata da svariate testate giornalistiche statunitensi, del debito totale raggiunto da parte degli studenti per riuscire a pagare le rette delle costosissime università: più di mille miliardi di dollari. Sì, avete letto bene: un triliardo di dollari.
Una cifra che farebbe tranquillamente pensare che il debito pubblico di un qualsiasi stato europeo con situazioni medio tragiche, non è poi così elevato. Soprattutto perchè in questo caso stiamo parlando degli Stati Uniti. Perchè il settore colpito riguarda la formazione e l'istruzione e riguarda i giovani.
Ma facciamo un piccolo passo indietro e cerchiamo di analizzare bene la situazione. Negli USA di fatto, i costi per la scuola possono essere suddivisi idealmente in due aree economiche. Abbiamo una prima area, dove grazie all'intervento dello stato, il cittadino può permettersi di usufruire di un ottimo livello di istruzione a costi decisamente molto contenuti (se non addirittura gratuitamente), comprendendo molto spesso sia i libri che l'eventuale iscrizione. Questa situazione idilliaca termina con la fine dell'High School (l'equivalente della scuola superiore italiana). Ed è proprio questo il momento più drammatico per una famiglia statunitense.
Il College (l'università) sia che si tratti di pubblico o di privato, ha dei costi che una qualsiasi famiglia abbiente troverebbe decisamente gravosi. Per intenderci proviamo a fare qualche esempio pratico. Mediamente la retta universitaria di un medio ateneo si aggira intorno ai 30.000,00 dollari all'anno. Ovviamente se siamo persone particolarmente benestanti possiamo pensare di iscrivere nostro figlio anche ad università più prestigiose, come Harvard, Stanford o Princeton. In questo caso sarà opportuno accantonare circa 45.000,00 dollari all'anno (lo stesso presidente Obama ha dichiarato di aver accantonato una cifra che si aggira sui 400.000,00 dollari, per pagare gli studi alle due figlie!) . Moltiplichiamo questi importi per quattro (anni di durata di quasi tutte le lauree) e se siamo “sfortunati”, per il numero di figli a carico che hanno avuto la malaugurata voglia di proseguire gli studi. Il costo totale che ne esce è da capogiro.
A questo punto sorge spontaneo fare alcuni ragionamenti: 1. il sistema americano spinge la gente a mantenersi ad un livello di cultura medio-basso, 2. hanno trovato un modo originale per evitare che le coppie facciano figli, 3. il sistema ha perso del tutto il controllo ed oramai si sta indirizzando verso l'autodistruzione. Se non siamo dediti al complottismo, allora il ragionamento corretto è sicuramente il terzo.
Ritornando ai giorni nostri, il suddetto debito è aumentato del 32% rispetto al 2012 (come dai dati riportati dal Sole 24 Ore), quindi all'incirca di 80 miliardi all'anno. Precedentemente invece aveva un tasso di crescita di circa la metà (nel 2008 del 15%).
Il governo statunitense ha cercato di limitare i prestiti rilasciati dalle banche, attraverso il rilascio dei cosiddetti “prestiti Stafford” e cioè prestiti “agevolati”, ripagabili al termine degli studi universitari. Va aggiunto che a differenza dei prestiti privati (cioè di banche e finanziarie), non esiste un tasso di interesse annuale applicato fintanto che lo studente o chi per lui ha sottoscritto il mutuo, studia. Al termine del College, inizia ad essere applicato una tasso del 6% annuo mentre prima del 2009 era del 3%.
Per quale motivo allora si è arrivati a questa situazione insostenibile? La crisi economica e consequenzialmente del lavoro, porta infatti i neolaureti statunitensi ad un approccio lavorativo “disperato”. I dati riportano infatti cifre che seppur non ancora così tragiche, sono comunque in aumento. L'8% degli studenti non riesce ad essere assunto e circa il 18% non riesce a trovare un lavoro che possa permettergli di lavorare un numero sufficiente di ore ad uno stipendio adeguato. Per questo motivo, oltre a non avere la possibilità di mantenere le spese vive, è nei fatti impossibilitato nell'estingure il mutuo. La situazione inoltre non è standard in tutti gli Stati Americani. Proprio come nel Sud Italia, esistono zone, Ohio e New Mexico ad esempio, nelle quali il lavoro scarseggia maggiormente. Lo studente si trova così già in partenza con un debito sulle spalle di diverse centinaia di migliaia di dollari ed immaginare di aprire un ulteriore mutuo per l'acquisto di una casa risulta più che improbabile (soprattutto poiché le banche stesse non lo rilascerebbero).
La perversione di questa situazione, raggiunge il suo picco nell'interpretazione che ormai sta acquistando il fenomeno dei mutui. Dove c'è possibilità di far soldi, la speculazione è in agguato. Il sistema College nei fatti si sta trasformando in un puro sistema economico. Sajay Samuel, professore di Contabilità e Business Administration presso la Penn State University, in una conferenza tenuta proprio sul tema dei debiti e mutui studenteschi, critica con forza l'approccio economicistico con il quale si sta affrontando il problema: “Teachers are called "service providers", students are called "consumers". Sociology and Shakespeare and soccer and science, all of these are "content"”.
Ormai la laurea è diventata un prodotto commerciale, un brand. Trattando gli studenti come consumatori, si utilizzano tecniche commerciali per spingerli a spendere cifre sempre maggiori per un tipo di laurea rispetto ad un'altra e per questa università rispetto a quella. Per coloro che poi difficilmente si fanno abbindolare dalle “tecniche pubblicitarie”, subentra l'aspetto sociale. La possibilità di vivere una vita di fascia medio-alta (retribuzione, tipologia di lavoro ecc.) aumenta del 56% per coloro che proseguono gli studi post High School e aumenta maggiormente se l'università scelta, rientra fra quelle generalmente riconosciute come le migliori.
Ed ecco che così il quadro è completo. I College decidono di pagare cifre da capogiro a professori, luminari e in materiale e laboratori, la loro fama e prestigio aumentano, le rette per “entrare” in questi club esclusivi pure, e lo studente si indebita oltre il sopportabile così da aumentare esso stesso il suo status nella società, in attesa di un lavoro.
Gli Stati Uniti forse si sono già dimenticati che la crisi del 2007 è stata opera loro. In quel caso si trattava di mutui a tassi variabili ad alto rischio (subprime) sulle case, dove per colpa di una speculazione senza precedenti, il contraente si è trovato nell'impossibilità di sopportare i costi delle rate, aumentate a dismisura e quindi mai pagate, con tutte le conseguenze che ciò ha comportato. Nel caso dei prestiti universitari, la situazione è probabilmente ancora più grave, poiché il default del singolo corrisponderebbe ad una mancanza di entrate nelle casse dello Stato. E ricordo che al momento si tratta di un debito di più di un triliardo di dollari.
Il Premio Nobel Nelson Mandela, nella sua splendida autobiografia, scrisse: “L'istruzione è l'arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo […] è il grande motore dello sviluppo personale. È attraverso l'istruzione che la figlia di un contadino può diventare medico, che il figlio di un minatore può diventare dirigente della miniera, che il figlio di un bracciante può diventare presidente di una grande nazione.”
Non c'è da aggiungere altro se non che lo Stato che impedisce o non fa abbastanza per permettere un accesso libero e sostenibile ad una istruzione avanzata, è probabilmente destinato ad una fine lenta e prematura. Come gli USA usciranno da questa situazione è difficile da prevedere, ma purtroppo i primi a subirne le conseguenze, sono le migliaia di giovani già sconfitti in partenza.
American Dream? Forse è meglio non sognare.

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