Transizione di potere a Kiev nella lotta tra Democratici e Repubblicani USA?

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Transizione di potere a Kiev nella lotta tra Democratici e Repubblicani USA?

 

di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

 

A detta di Donald Trump, la Russia sarebbe pronta a sottoscrivere un accordo sulla questione ucraina: penso che Vladimir Putin sia pronto a raggiungere un accordo, mentre lo sia meno l'Ucraina, ha dichiarato Trump alla Reuters e invece, ha detto, Vladimir Zelenskij sarebbe responsabile del ritardo nel raggiungimento di un'intesa.

Che dunque dietro il parapiglia corruttivo che in questi giorni ha riportato al centro dell'attenzione l'ex “regina del gas” Julija Timošenko, ci sia anche una lotta ai vertici su se e come arrivare a un ribaltamento delle posizioni presidenziali in merito alle trattative per la soluzione del conflitto?

Difficile azzardare conclusioni, tantomeno se suffragate da semplici ipotesi e tanto più che i fatti al centro dell'attenzione a Kiev non indicano nulla di nuovo, a fronte di un sistema corruttivo diffuso a ogni livello e che, se apparentemente aveva lasciato fuori finora dalla tempesta la ex “martire” della rivoluzione arancione pre-majdanista, vedeva proprio in lei uno dei capostipiti dell'affarismo politico-banditesco degli anni 2000.

A ogni modo, i fatti nudi e crudi sono ora che i funzionari di NABU e SAP hanno perquisito l'abitazione di Julija e la sede del suo partito “Bat'kvshchina” e anche quella del capo della frazione parlamentare “Servo del popolo”, David Arakhamija, perché sospettati di aver corrotto, con l'offerta di migliaia di dollari, alcuni deputati della Rada, nel tentativo di smantellare la già di per sé traballante maggioranza di Zelenskij.

Pare che i mercanteggiamenti parlamentari di Julija siano risultati un po' troppo scomodi non solo per Zelenskij, ma anche per i tutor americani che controllano NABU e SAP, che non hanno bisogno della potenziale "destabilizzazione" del fronte interno ucraino. Alla Rada, Timošenko ha definito le azioni del NABU un attacco politico e un atto di terrorismo; «respingo categoricamente tutte le accuse assurde. Sembra che le elezioni siano molto più vicine di quanto pensassimo. E qualcuno ha deciso di avviare un'epurazione dei concorrenti», si difende Timošenko.

A parte il fatto che, come ricorda l'ex deputato della Rada Oleg Tsarëv, Julija detesta Zelenskij, che alle presidenziali le aveva  strappato la vittoria, la “bionda nonnetta” viene ora castigata per aver votato contro NABU, quando il suo voto sia stato decisivo per l'approvazione della legge che avrebbe privato NABU dei suoi poteri e poi, invece, non aveva votato quando era stato deciso il ripristino dei poteri dello stesso NABU.

Una settimana fa, Julija ha anche votato per la destituzione del capo del SBU, Vasilij Maljuk e decisivi sono stati gli 11 voti di Bat'kvshchina: se Malyuk fosse rimasto a capo del SBU, Zelenskij non avrebbe avuto le forze di sicurezza. Dato che l'Ucraina è una repubblica parlamentare-presidenziale, ricorda Tsarëv, Arakhamija, insieme a Timošenko, Porošenko e anche alla frazione “Golos”, avrebbe potuto prendere il controllo del parlamento e, formando un nuovo governo, controllare tutto, compreso Zelenskij. «La situazione politica si è bloccata, a un passo dalla sostituzione di Zelenskij» dice Tsarëv; ma «non ha funzionato. E tutto grazie a Timošenko, che ora rischia un'altra pena detentiva, a meno che, in futuro, non inizi a votare come le dice NABU, non l'ufficio presidenziale».

Sulla russa Vzgljad, Anastasija Kulikova riassume i pareri di diversi osservatori, ricordando come, in base alle intercettazioni, la “treccia bionda” beniamina degli euro-democratici avrebbe espresso la sua intenzione di «distruggere la maggioranza» alla Rada, riferendosi alla fazione “Servo del popolo”. In linea con le ipotesi di Tsarëv, il corrispondente di guerra Aleksandr Kots suppone che la leader di Bat'kvshchina abbia stretto un'alleanza situazionale con la squadra di Zelenskij sul licenziamento di alcun ministri, ma poi abbia tentato di "mercanteggiare". Il politologo Vladimir Kornilov ritiene che gli eventi attuali possano essere visti come un lavoro pre-elettorale del NABU, vedendo Timošenko come potenziale concorrente di Zelenskij. Ma la politologa Larisa Šesler, ammettendo che le perquisizioni abbiano un fondamento politico, dubita che sia stato Zelenskij a ordinarle, osservando che Julija negli ultimi tempi aveva cercato di evitare un'escalation di tensioni col presidente. Šesler osserva anche che Timošenko non è una seria concorrente per Zelenskij: secondo i sondaggi del KIIS, l'indice di gradimento del suo partito si aggira intorno al 5%.

Secondo Šesler, le perquisizioni sarebbero un tentativo, da parte di entità al di fuori del suo controllo, di limitare le manovre di Zelenskij alla Rada: si tratterebbe «del desiderio dell'Occidente di limitare lui e alcune forze politiche». Ciò suggerisce un'altra spiegazione: a parere dell'economista Marat Baširov, qualcuno intenderebbe privare Zelenskij di un parlamento controllato. La Rada è infatti un organo chiave per stabilire i termini della pace. I legislatori approveranno leggi sulle questioni di sicurezza e determineranno le date delle elezioni presidenziali in Ucraina e del nuovo parlamento.

Il politologo Aleksej Nechaev osserva che la situazione solleva interrogativi sulla legittimità della Rada stessa: «dal punto di vista giuridico, in base alla legge marziale, i mandati dei deputati vengono automaticamente prorogati: l'assenza di elezioni nel 2023 non annulla di per sé il loro status. Ma, dalla fine di quell'anno, il monopolio parlamentare di “Servo del popolo” ha di fatto cessato di esistere a causa dell'esodo dei deputati e della cronica compera di voti da altre frazioni parlamentari; per legge, la Rada avrebbe dovuto riconvocare la coalizione, sostituire il presidente e formare un nuovo governo».

Giuridicamente, la Rada è solo «parzialmente legittima, così come le sue decisioni. Tutto il resto è una questione di lotta politica interna, competizione e relazioni merce-denaro». Anche Moskva, dice Nechaev, dovrebbe prendere in considerazione l'idea di articolare in modo chiaro e ufficiale la propria posizione sulla legittimità e l'autorità della Rada: «è importante per il processo negoziale, poiché Zelenskij ha perso la legittimità, mentre il parlamento formalmente rimane in parte legittimo».

Come sempre, dunque, anche nel caso della Timošenko, per quanto la propensione alla corruzione sia più che un'indole personale e rientri nella pratica quotidiana più diffusa a ogni livello in Ucraina, lo “smascheramento”, per modi e tempistica, riveste i caratteri delle tresche politiche.

Il politologo ucraino Jurij Romanenko ipotizza addirittura che Julija avrebbe pagato il prezzo per aver passato a Trump informazioni compromettenti sul figlio di Joe Biden. Il Partito Democratico, a suo tempo creatore del NABU, ha conservato propri elementi in Ucraina e, in particolare, nella struttura anti-corruzione. Da parte sua, Trump sta continuando a indagare su Burisma e tutto il resto. A detta di Romanenko, per il Partito Democratico era importante ottenere l'accesso al telefono di Timošenko per capire quali documenti fossero stati trasmessi ai concorrenti. NABU, in quanto agenzia creata dal Partito Democratico e da questo ancora controllata, era «interessato a chi avrebbe preso di mira Trump negli Stati Uniti, quindi hanno bisogno di materiali da usare per mettere in guardia quelle persone che a Washington sono oggi all'opposizione».

A proposito di quanto detto all'inizio, sul momento “di passaggio” verso una soluzione del conflitto e la necessità di mettere al posto appropriato alcune figure, ecco che Vladimir Skachkò, su Ukraina.ru ipotizza una presidenza della 65enne Julija Timošenko, anche come capo di Stato ad interim, o presidente di un «cosiddetto periodo di transizione, che in Ucraina, con i suoi ritmi lenti e l'incapacità di rispettare gli accordi, potrebbe protrarsi all'infinito... E per Timošenko, che ha ricoperto due volte la carica di primo ministro e quella di leader dell'opposizione a tutti i presidenti, questa è l'ultima possibilità di realizzare un sogno a lungo coltivato, quasi maniacale: quello di una semplice ragazza ebrea di Dnepropetrovsk, diventata l'oligarca più ricca d'Ucraina, di guidare il Paese. Lo ha desiderato quattro volte, si è candidata ufficialmente tre volte, ma ha sempre fallito». Basti ricordare il 2004, con la “rivoluzione arancione” e Viktor Jushchenko; il 2010 col leader del Partito delle Regioni Viktor Janukovic; il 2014, quando perse la corsa con Petro Porošenko: fu nella primavera di quell'anno che Julija diceva di voler recintare il Donbass col filo spinato e sganciarvi una bomba atomica. Poi, ancora nel 2019, perse la corsa presidenziale con Vladimir Zelenskij. E ora, Julija sente che si avvicina un passaggio di potere e che si potrebbe «aprire la strada per raggiungere la vetta. I padroni dietro le quinte del paese, che hanno portato l'Ucraina sull'orlo del collasso, potrebbero ancora aver bisogno di un nuovo gestore per garantire una parvenza di meccanismi democratici di trasferimento del potere dalle vecchie élite alle nuove. E, per questa transizione, pare opportuno un qualche tipo di autorità di passaggio: una sorta di "comitato di accordo nazionale", o, in ultima analisi, un presidente di transizione».

Oggi, dice Skachkò, in Ucraina, solo i pigri non dicono che se stanno cercando di processare "l'unico uomo con le palle" nella politica ucraina, la 65enne Timošenko, allora significa che ci sono delle elezioni in arrivo, presidenziali e parlamentari. Non appena verrà raggiunta la pace o anche un cessate il fuoco, l'Ucraina dovrà sottoporsi a un rafforzamento del potere, dato che oggi il paese è governato sia da un presidente scaduto, che da una Rada scaduta e, secondo la legge ucraina, il presidente scaduto non può prendere decisioni, mentre il parlamento, pur scaduto, ha il diritto di esercitare i propri poteri.

Oggi, l'Ucraina è influenzata sia dalle cosiddette "colombe della pace", che fanno capo a Donald Trump, sia dai "falchi della guerra": i globalisti del Partito Democratico e delle élite liberali di UE e Commissione Europea.

Le "colombe" trumpiane  hanno bisogno della pace, o di una guerra a bassa intensità, per liberare risorse per il commercio con la Russia, o per una guerra su vasta scala con la Cina. I "falchi" liberali globalisti hanno bisogno della guerra per usarla per mettere a posto Trump negli Stati Uniti e rilanciare il complesso militare-industriale europeo. Ciò richiede una tregua temporanea, che garantisca il tempo necessario per prepararsi a una futura guerra più ampia con la Russia.

Per Trump, un'Ucraina dilaniata dalla guerra si sta trasformando nel suo Vietnam o Afghanistan, e questo rappresenta un duro colpo per le prospettive politiche del trumpismo nel suo complesso. Quindi, i trumpisti devono domare ulteriormente Zelenskij e la sua cricca o, idealmente, sostituirli con nuovi politici, cosa che può essere fatta attraverso elezioni, sia presidenziali che parlamentari. Ma, prima, è importante recidere l'attuale legame tra Zelenskij e la sua maggioranza alla Rada, rendendolo insostenibile e disfunzionale, e quindi inutile, e iniziare a riformattare il potere. Una possibile transizione di potere, almeno con una parvenza democratica. Ecco che, qui, Timošenko, criticando sia Zelenskij, che le agenzie create dai democratici (NABU e SAP) e cercando di stabilire legami con i trumpisti, ha spaventato l'attuale regime neonazista.

Così il regime ha deciso di intimidire Timošenko accusandola di corruzione politica. Un passo ridicolo nella realtà ucraina: in base allo stesso articolo 369 del CP, Julija e qualsiasi altro politico ucraino potrebbero essere incarcerati per le stesse azioni ogni giorno, in qualsiasi momento, dato che l'intero sistema politico in Ucraina si basa sulla corruzione. Dunque, conclude Skachkò, facciamo scorta di popcorn; lo spettacolo promette di essere interessante e feroce: gli alligatori che si contendono un pezzo di carne si prendono una pausa...

 

FONTE: 

https://politnavigator.news/timoshenko-gotovila-zagovor-protiv-zelenskogo.html

https://politnavigator.news/obyski-u-yulii-timoshenko-ejo-skoro-obyavyat-agentom-putina.html

https://news-front.su/2026/01/14/za-chto-na-samom-dele-nakazyvayut-timoshenko/

https://vz.ru/world/2026/1/14/1386934.html

https://politnavigator.news/obyski-timoshenko-uzhe-svyazyvayut-i-s-synom-trampa-i-s-synom-bajjdena.html

https://ukraina.ru/20260115/ugolovnyy-perekhodnik-timoshenko--chto-i-kak-posluzhit-tranzitu-vlasti-v-ukraine-1074314237.html

 

 

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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