Tre anni di troika: cosa resta della costituzione greca?
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La legalità interna dei Memorandum d'intesa firmati dai paesi in default con la troika – Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo Monetario Internazionale – è un tema troppo spesso ignorato nel dibattito pubblico dominante, ma che affronta in modo molto puntuale la prof.ssa Christina M. Akrivopoulou in un breve post dell'11 luglio scorso sul caso Grecia.
Nella situazione di crisi economica in cui si trova la Grecia, sottolinea la giurista ellenica, il paese può utilizzare lo strumento dello stato d'emergenza, per permettere che la protezione dell'interesse pubblico prevalga temporaneamente sulla piena realizzazione dei diritti costituzionali e rinforzare il potere esecutivo nei confronti del legislativo e del giudiziario. La giurisprudenza greca della crisi sembra confermare questa dottrina: ad esempio, il Consiglio di Stato greco, nel caso 668/2012, ha confermato le misure prescritte dal primo Memorandum (sancito nel maggio 2010) riguardo i tagli al bilancio e le riduzioni di salari e pensioni nel settore pubblico,riconoscendo che in questo caso i principi di proporzionalità, eguaglianza, equa distribuzione degli oneri pubblici e il diritto alla proprietà non erano stati violati perché la necessità di pagare il debito estero del paese e il rafforzamento della credibilità finanziaria erano cruciali. Giurisprudenza confermata, prosegue nella sua analisi Akrivopoulou, nella sentenza 1685/2013 per l'aumento della contribuzione fiscale per gli stipendi annui sopra i 60 mila euro.
Altre istituzioni sono state meno ossequiose. La Corte dei Conti greca, nell'opinione espressa il 20 febbraio 2012, ha giudicato al contrario i tagli programmati sulle pensioni del settore pubblico come “violazioni dei principi dello stato sociale, poiché degradano le condizioni dei pensionati fino ad un livello tale che il principio di dignità umana sancito dalla Costituzione è messo a rischio.”
Ci si aspetta, conclude Akrivopoulou, che il Consiglio di Stato greco esprima una decisione più audace riguardo le disposizioni del secondo Memorandum, sancito nel marzo 2012, che abolisce il diritto sindacale di risolvere le controversie di lavoro appellandosi all'arbitraggio di una commissione. In via ufficiosa il Consiglio ha reso nota l'opinione di molti membri della Corte che ritengono che questo specifico provvedimento violi l'essenza stessa della contrattazione collettiva, com'è riconosciuta dall'articolo 22, paragrafo 2, della Costituzione Greca e dalla Convenzione Europea per i Diritti Umani, dalla Carta Sociale, e le linee generali definite dall'Organizzazione Internazionale per il Lavoro.
Per una traduzione completa dell'analisi di Akrivopoulou si rimanda e si ringrazia a http://vocidallestero.blogspot.it/2013/07/la-grecia-e-la-costituzione-messa-tra.html

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