Tucker Carlson: rischiamo la guerra nucleare non per difesa, ma per provocazione

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Tucker Carlson: rischiamo la guerra nucleare non per difesa, ma per provocazione

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In una lunga conversazione con Paul Ronzheimer, vicedirettore del quotidiano tedesco Bild, il giornalista statunitense Tucker Carlson ha criticato duramente la narrazione occidentale sul conflitto in Ucraina e le relazioni con la Russia. Carlson ha messo in dubbio l’idea che Mosca voglia invadere l’Europa – Polonia, Germania o i Paesi Baltici – sostenendo invece che la vera miccia del conflitto è stata l’ostinazione degli Stati Uniti e della NATO nel voler includere l’Ucraina nell’Alleanza Atlantica, nonostante fosse una linea rossa dichiarata da decenni da Mosca.

"È una preoccupazione legittima dal punto di vista russo", ha detto Carlson, sottolineando che, anche per chi sostiene la NATO e si oppone a Putin, è comprensibile non volere armi nucleari piazzate ai confini del proprio paese. "Non è che un giorno si siano svegliati e abbiano detto: ‘Conquistiamo Polonia o Germania’. È una reazione a una minaccia percepita". Carlson ha poi sollevato una questione cruciale: siamo davvero disposti a rischiare una guerra nucleare per difendere paesi come l’Estonia? A suo avviso, i toni bellicosi provengono più da Washington e Kiev che da Mosca, citando articoli di Financial Times e Washington Post che riferiscono di pressioni USA su Zelensky affinché colpisca obiettivi sul territorio russo, come Mosca o San Pietroburgo.

Non è un atto di difesa, ammonisce Carlson, ma un’escalation che potrebbe portarci a un conflitto nucleare. Carlson ha anche criticato la classe dirigente europea, accusandola di usare Vladimir Putin come capro espiatorio per nascondere i fallimenti interni. "La Germania si sta sgretolando, mentre la Russia è in crescita. I vostri problemi non li ha causati Putin", ha affermato, ricordando come le politiche migratorie di Angela Merkel abbiano contribuito al declino del paese.

Infine, ha sottolineato come l’Occidente abbia completamente frainteso la natura dell’economia russa, ridicolizzata per anni come una “pompa di benzina con armi nucleari”. "L’abbiamo sottovalutata e ora ci stiamo facendo più male da soli che a loro", ha concluso.

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