Turisti o padroni?

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Turisti o padroni?

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di Francesco Erspamer*

Una volta che vi trovaste negli Stati Uniti provate a chiedere qualcosa in italiano. Tipo: «Come posso collegarmi al wi-fi su questo autobus?», oppure «Mi porta la carta dei vini?», o ancora «A che ora chiude il museo?». Non solo non vi risponderebbero ma vi guarderebbero storti, a ragione: solo un idiota, se ha bisogno di un’informazione, neppure prova a parlare la lingua di chi può dargliela.

È esattamente come si comportano gli statunitensi in Italia. Credendosi o, peggio, sapendosi i signori del mondo (le tre frasi citate le ho sentite oggi a Firenze, in inglese). Appiccicati ai loro cellulari non li usano però per cercare parole o frasi con cui comunicare: sono i loro sudditi o clienti che devono adeguarsi, benché a casa propria.

Non io. In trent’anni di Stati Uniti un po’ di inglese l’ho imparato, a differenza degli italiani che infarciscono il loro eloquio nativo di inutili anglicismi per far finta di saperlo e così sentirsi di moda (se di destra) o globali (se di sinistra). Però quando mi trovo in Italia se uno straniero mi interpella in inglese o mi limito a rispondergli in italiano oppure gli chiedo, in inglese, come mai mi parli in quella lingua senza avermi neppure chiesto se la parlo. Solo a chi si sforza di esprimersi in italiano offro aiuto e indicazioni in inglese.

Purtroppo la maggior parte dei miei connazionali è invece ansiosa di compiacere i padroni stranieri: non parlarne la lingua la considera un’umiliazione. Tipico dei servi e dei colonizzati ma non è tutta colpa loro; di cosa dovrebbero sentirsi fieri visto che i loro giornalisti e intellettuali non fanno che denigrare il proprio paese, se non per lodare qualche sportivo purché residente altrove e di altra madrelingua; e che le cosiddette autorità, dalla primo ministro alla segretaria del partito che fa finta di stare all’opposizione, fanno a gara per convincerli che la cosa migliore sia svendere il paese per poi scappare all’estero, e comunque imitare pedissequamente (in latino il pedissequo era lo schiavo che scortava il proprio padrone) le magnifiche sorti e tecnologiche che arrivano da fuori.

*Post Facebook del 28 luglio 2025

Francesco Erspamer

Francesco Erspamer

 

Professore di studi italiani e romanzi a Harvard; in precedenza ha insegnato alla II Università di Roma e alla New York University, e come visiting professor alla Arizona State University, alla University of Toronto, a UCLA, a Johns Hopkins e a McGill

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