Ucraina: il partito filo-europeo di Yatsenyuk crolla dal 22% al 2,7%

Gli ucraini non sono contenti della situazione e riversano la frustrazione abbracciando le idee dei movimenti populisti e anti-sistema

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Ucraina: il partito filo-europeo di Yatsenyuk crolla dal 22% al 2,7%


di Eugenio Cipolla

«Non bisogna ascoltare tutte quelle dichiarazioni populiste dei politici sull’indicizzazione di salari e stipendi. L’Ucraina deve finanziare la difesa». Arsenij Yatsenyuk lo ha detto senza troppi giri di parole oggi nel corso di una riunione del gabinetto dei ministri durante la quale si discuteva sul bilancio nazionale. Non ci sarà alcun adeguamento delle prestazioni sociali e degli stipendi alla spaventosa inflazione che nell’ultimo anno, proprio in concomitanza con la guerra in Donbass, ha colpito il paese. Negli ultimi giorni, infatti, sono stato molte le polemiche a riguardo. Il Blocco d’opposizione, l’unico partito filorusso in Parlamento, è riuscito a sensibilizzare buona parte dell’opinione pubblica, ma anche nella maggioranza c’è stato più di qualche semplice mugugno.
 
E’ anche per questo che stasera Poroshenko e Yatsenyuk incontreranno i capigruppo di maggioranza alla Rada, per chiedere supporto all’approvazione di sette provvedimenti fondamentali che il Fondo Monetario Internazionale vuole come contropartita per la prossima tranche del prestito da 17 miliardi concesso qualche mese fa. La discussione si preannuncia dura, ma alla fine i due dovrebbero spuntarla. Anche se i mal di pancia per le passive accettazioni delle politiche di austerità imposte dal Fondo Monetario Internazionale, sono sempre di più. Se non altro perché in chiave elettorale risultano svantaggiose e difficili da far comprendere al popolo ucraino, sempre più indisposto nei confronti di partiti e istituzioni.
 
La conferma arriva dal sondaggio odierno diffuso dall’istituto “Rating”, il quale ha fotografato l’attuale situazione politica in Ucraina. E lo scenario rispetto alle ultime legislative di novembre è radicalmente cambiato. Lo dimostra anzitutto il crollo verticale del Fronte Popolare, il partito filo-europo del premier Yatsenyuk, che sta pagando il continuo sostegno a Washington e Bruxelles. Se si andasse a votare domani, solo il 2,7% lo voterebbe. Risultato lontano anni luce dallo strepitoso 22,17% di otto mesi fa, che lo consacrò addirittura come primo partito del paese, subito davanti al Blocco Poroshenko, facendogli conquistare ben 82 seggi in Parlamento.
 
La situazione, al di là del caso specifico del Fronte Popolare, appare decisamente frammentata e non risparmia proprio nessuno. In questo momento il primo partito rimane il Blocco Poroshenko con il 16,4%, circa 5 punti percentuali in meno rispetto al 21,81% di novembre 2014. Subito dietro, in crescita, ci sono il Blocco d’opposizione (che nell’est del paese è il primo partito) con il 10,5%, un punto in più del 9,38% conquistato alle elezioni e, stabile, Samopomich di Andriy Sadoviy (sindaco di Lviv, roccaforte nazionalista nella parte occidentale dell’Ucraina) con il 10,2%, risultato simile al 10,99% raggiunto nelle urne.
 
Gli unici partiti ad aver registrato una crescita importante sono il Praviy Sektor, il partito neonazista guidato da Dmytro Jarosh, che passerebbe dal 2% al 5,3%, e Patria di Yulia Tymoshenko, che, dopo un iniziale “smarrimento” dovuto alla lunga detenzione durante il regime di Yanukovych, sta tornando sotto le luci della ribalta. Il suo movimento è stimato intorno al 10%, raddoppiando quasi i voti presi alle ultime elezioni, quando si attestò poco sopra il 5%.
 
E’ lei, l’eroina della rivoluzione arancione, il vero competitor di Petro Poroshenko in questo momento. Se domani si votasse per eleggere il presidente, la Tymoshenko agguanterebbe un 10,3% di preferenze, quindici punti percentuali sotto Petro Poroshenko, ma comunque molto meno staccata rispetto ai vari Sadoviy (6,7%), Grizenko (6,1%), Boiko (6%) e Lyashko (5%). Ad allarmare, comunque, non è tanto il rischio ingovernabilità (difficile ipotizzare una situazione del genere adesso, perché la legge elettorale ucraina è un proporzionale puro misto a collegi uninominali maggioritari), ma la spaventosa percentuale di astenuti e indecisi, che nel sud-est del paese raggiunge picchi vicino al 60%. Gli ucraini non sono molto contenti della situazione e riversano la propria frustrazione abbracciando le idee dei movimenti populisti e anti-sistema. Un recente sondaggio condotto dall’istituto Internazionale di Sociologia di Kiev, ha rilevato che il 53% di ucraini considera la risoluzione della guerra in Donbass come priorità assoluta. E la difficoltà a trovare una via d’uscita dal pantano dello scontro armato, così come l’aumento delle spese per la difesa piuttosto che per l’indicizzazione di pensioni e salari, sta creando un gap tra istituzioni e cittadini che potrebbe costare molto caro all’attuale leadership ucraina. 

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