"Umanitarismo dall'inferno": lo sterminio dei palestinesi mascherato da aiuto

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"Umanitarismo dall'inferno": lo sterminio dei palestinesi mascherato da aiuto

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Nel suo ultimo articolo per RT, lo storico Tarik Cyril Amar definisce il genocidio di Gaza come un evento "speciale" per due ragioni fondamentali. Prima di tutto, è il primo sterminio di massa della storia consumato sotto gli occhi del mondo, trasmesso in diretta eppure tollerato. In secondo luogo, sottolinea, "sta demolendo ogni pretesa di un ordine giuridico e morale internazionale, rivelando l’ipocrisia delle istituzioni globali". Nonostante la Convenzione sul Genocidio del 1948 imponga agli Stati di "prevenire e punire" simili crimini, quasi nessuno – fatta eccezione per lo Yemen – ha mosso un dito per fermare Israele. Anzi, l’Occidente, anziché limitarsi all’inerzia, ha scelto la complicità attiva, sostenendo Tel Aviv con armi, copertura politica e una retorica spietata che trasforma l’omicidio di migliaia di bambini in "legittima difesa".

Ma la perversione non si ferma qui. Quella che Amar descrive come la "vera essenza dell’Occidente" – l’ipocrisia mascherata da valori – raggiunge vette grottesche nella manipolazione del linguaggio umanitario. Aiuti alimentari trasformati in trappole mortali, come nel caso della "Gaza Humanitarian Foundation", che attira civili affamati in zone dove vengono massacrati. Campi di concentramento spacciati per "città umanitarie", come quello pianificato tra le macerie di Rafah, dove i sopravvissuti verranno ammassati prima di essere espulsi o uccisi. Persino l’ONU, attraverso figure come Philippe Lazzarini dell’UNRWA, ammette che si tratta della continuazione della Nakba, ma senza cogliere appieno che Gaza è da tempo, come scriveva il sociologo israeliano Baruch Kimmerling, "il più grande campo di concentramento del mondo".

E dietro a tutto questo c’è l’Occidente, non solo come spettatore, "ma come regista occulto". Le radici risalgono al colonialismo britannico, che insegnò ai sionisti come reprimere i palestinesi, ma oggi il sostegno è più sfacciato che mai prosegue Amar: dalle fondazioni come quella di Tony Blair alle multinazionali della consulenza, fino alla Casa Bianca di Trump, che sogna una Gaza "senza palestinesi". Il genocidio non è solo una strage, ma è un esperimento per ribaltare ogni principio etico, dove i carnefici vengono dipinti come vittime e chi resiste viene trattato come un terrorista. Se non verrà fermato, conclude lo storico, il mondo rischia di scivolare in un’era in cui i crimini dei nazisti non saranno più un monito, ma un modello.

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