'Un avvelenamento universale': un atto di accusa contro l'industria chimica

L'impatto sulla salute umana dell’esposizione costante alle sostanze chimiche

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'Un avvelenamento universale': un atto di accusa contro l'industria chimica

90 milioni di sostanze molte delle quali tossiche: questa è l'eredità, non definitiva, che ci ha lasciato l'industria chimica dalla sua ascesa inesorabile, fin dalla prima guerra mondiale. Molte sostanze tossiche sono immediatamente riconducibili all'esplosione, nei paesi sviluppati, di malattie come il cancro, il diabete o il morbo di Alzheimer. L'esposizione delle sostanze chimiche, non è forse l'unica causa di questi fenomeni, ma ricerche sempre più numerose e sempre più convincenti indicano che ci sono legami tra alcune di queste malattie e alcuni prodotti chimici. Nel suo libro “Un empoisonnement universel”, il giornalista Fabrice Nicolino racconta la storia dell'industria e di come, impunemente e letteralmente, ha inondato le nostre vite di molecole.    
 
Il libro, come l’autore spiega in un’intervista alla rivista francese Basta!, riguarda l'impatto sulla salute umana dell’esposizione costante a queste sostanze chimiche.  Un vero e proprio atto d'accusa contro l'industria chimica che andrebbe fermata ma non contro la chimica come scienza che ha prestato servizio all’umanità e continuerà a farlo.
 
La maggior parte delle grandi aziende chimiche presenti ancora oggi, spiega Nicolino, sono state create nel XIX secolo ma la guerra mondiale ha rappresentato una svolta storica per l'industria, illustrata dalla storia di un personaggio come Fritz Haber. Haber fu il primo, agli inizi del XX secolo, ad avere successo per la sintesi dell'ammoniaca, che ha permesso la produzione di tutti i tipi di fertilizzanti agricoli su larga scala. La sua scoperta venne utilizzata non solo per la produzione di fertilizzanti, ma anche per quella di munizioni ed esplosivi. Ma Haber, sottolinea Nicolino, era anche un razzista e uno sciovinista e ha proposto l'uso di gas tossici come arma di distruzione di massa. Dopo la guerra, ad Haber, che era fuggito in Svizzera, per paura di rappresaglie, è stato assegnato il Premio Nobel per la Chimica ... per la sintesi dell'ammoniaca. Se c'è una parola che lega la storia raccontata in questo libro, è quella dell’impunità. Bayer e BASF, due delle più grandi aziende chimiche di oggi, hanno attivamente contribuito all’ invenzione e l'uso di armi chimiche
 
Come nel caso dell'industria chimica "civile", anche oggi ci sono problemi molto simili che riguardano le nuove tecnologie come gli OGM e le nanotecnologie. Nicolino spiega allora che l'industria riesce a imporre prodotti che non necessariamente rispondono a necessità sociali esistenti, e che vengono rilasciati sul mercato senza realmente preoccuparsi del loro impatto, grazie al regno della pubblicità.
 
L’unica cosa da fare, conclude Nicolino, è bloccare l’industria chimica. “Non vi è alcun compromesso. Dobbiamo fermare l'industria chimica. L’industria chimica transnazionale sarà sempre alla ricerca di nuove molecole, indipendentemente dalle conseguenze, nella misura in cui la storia dimostra che nessuno chiede mai loro il conto. Tutti i chimici che hanno inventato gas velenosi, tutti coloro che hanno lavorato per i nazisti sono morti nel loro letto - e alcuni sono ancora oggi considerati eroi da aziende come la Bayer. L'unica cosa da fare ora è fermare la contaminazione. Quando qualcosa è così grave e dannoso come la contaminazione chimica, l'unica cosa da fare è chiudere la valvola. Sogno il momento in cui le società di tutto il mondo avranno abbastanza potere per smantellare l'industria chimica, come la IG Farben fu smantellata dopo la seconda guerra mondiale”, conclude Nicolino.

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