Un inganno chiamato Frontex Plus - Parte II
L'agenzia non è in grado di farsi carico di una delicata politica come quella dell’immigrazione
2036
di Chris Richmond-Nzi
Tralasciare per un attimo l’individualità (Mare Nostrum), prendere in considerazione la pluralità (operazioni congiunte) e aggiungere le possibilità offerte da Frontex dopo le richieste pervenute da Roma Capitale. In questo modo si avrà una visione limpida di ciò che i 28 Stati membri hanno fatto fino ad ora, e di come lo scenario potrebbe mutare. Ma attenzione: è necessario rammentare che esiste una delimitazione delle competenze (da rispettare), e che una soluzione può essere efficace soltanto se la domanda è pertinente, e pertanto, soltanto se il problema viene effettivamente individuato.
Il numero di migranti che dal 1° gennaio al 15 agosto 2014 ha attraversato il Mediterraneo Centrale ed ha raggiunto le coste italiane è aumentato del 555% (rispetto al 2013): 98'875 persone in poco più di 7 mesi. La maggior parte si è imbarcata in Libia (60'000) ed Egitto (7'000). Le nazionalità di provenienza sono varie, ma per numero, si ‘distinguono’ gli eritrei (16'500), i siriani (12'000), i maliani (3'300) ed i nigeriani (2'800). E non è certo un caso, ma troppi pochi si chiedono il perché. Ci si domanda invece se soltanto l’Italia si è attivata per limitare i danni. Stranamente, la risposta è no!
1° maggio 2014: prende il via l’operazione congiunta (JO) denominata Hermes. Il mandato, monitorare e fronteggiare i flussi migratori irregolari e la criminalità transfrontaliera proveniente da Algeria, Egitto, Grecia, Libia e Tunisia verso le coste italiane in generale, e verso Pantelleria, Sicilia e Sardegna in particolare. Inoltre, squadre di tecnici nel settore dell’intelligence operativa sono state collocate a Mineo, Siracusa e Ragusa. E non è tutto.
1° giugno 2014: prende il via l’operazione congiunta (JO) denominata Aenea, con un’area di competenza che va dalla Puglia sino in Calabria, coprendo anche lo Ionio e parte dell’Adriatico. Dall’inizio dell’anno fino al 15 agosto 2014, nella zona operativa di Aenea è stata registrata una riduzione di flussi migratori pari al 14% (rispetto al 2013): ‘soltanto’ 2'347 persone in poco più di 7 mesi. Considerando l’alto tasso di flussi migratori nella zona d’operazione di Hermes, considerando le informazioni raccolte e le analisi effettuate, ecco le possibilità che l’Agenzia Frontex propone a tutti Stati membri dell’Ue, ed in particolare, a quei pochi che si sono resi disponibili a sostenere gli sforzi logistici ed economici del paese Italia.
1° maggio 2014: prende il via l’operazione congiunta (JO) denominata Hermes. Il mandato, monitorare e fronteggiare i flussi migratori irregolari e la criminalità transfrontaliera proveniente da Algeria, Egitto, Grecia, Libia e Tunisia verso le coste italiane in generale, e verso Pantelleria, Sicilia e Sardegna in particolare. Inoltre, squadre di tecnici nel settore dell’intelligence operativa sono state collocate a Mineo, Siracusa e Ragusa. E non è tutto.
1° giugno 2014: prende il via l’operazione congiunta (JO) denominata Aenea, con un’area di competenza che va dalla Puglia sino in Calabria, coprendo anche lo Ionio e parte dell’Adriatico. Dall’inizio dell’anno fino al 15 agosto 2014, nella zona operativa di Aenea è stata registrata una riduzione di flussi migratori pari al 14% (rispetto al 2013): ‘soltanto’ 2'347 persone in poco più di 7 mesi. Considerando l’alto tasso di flussi migratori nella zona d’operazione di Hermes, considerando le informazioni raccolte e le analisi effettuate, ecco le possibilità che l’Agenzia Frontex propone a tutti Stati membri dell’Ue, ed in particolare, a quei pochi che si sono resi disponibili a sostenere gli sforzi logistici ed economici del paese Italia.
Frontex chiede agli Stati di prorogare l’operazione Hermes (teoricamente destinata a concludersi il 30 settembre) almeno fino al 30 novembre 2014. E qualora Mare Nostrum non dovesse proseguire le sue attività, l’Agenzia chiede che l’area nella quale opera Hermes venga estesa, sottolineando che gli oneri derivanti dall’operazione Hermes (attualmente 850'000 € al mese) non potranno essere a carico di Frontex perché ben oltre le sue attuali e/o future disponibilità. L’estensione dell’area operativa di Hermes porterebbe Hermes a farsi carico anche della Calabria, zona che attualmente è di competenza di Aenea. Ciò comporterebbe, a causa della già menzionata riduzione dei flussi migratori, la sospensione dell’operazione Aenea in Puglia. Ridimensionare l’operazione Aenea ed inglobare parte della zona di competenza di Aenea (Calabria) in Hermes porterà ad un netto calo dei costi operativi generali. Per la sospensione di Aenea e l’ampliamento di Hermes, Frontex ipotizza un costo per gli Stati partecipanti che ammonterà a 1'150'000 € al mese.
Frontex propone anche Triton, quell’operazione comunemente denominata Frontex Plus. Gli obiettivi saranno identici all’attuale operazione Hermes, ma potendo monitorare anche le aree nei pressi di Malta, la sua zona di competenza potrà essere più estesa di quella Hermes ampliata. Il costo operativo di Triton ammonta invece a 2'830'000 € al mese. Meno di 1/3 degli oneri derivanti dall’operazione Mare Nostrum.
Frontex propone anche Triton, quell’operazione comunemente denominata Frontex Plus. Gli obiettivi saranno identici all’attuale operazione Hermes, ma potendo monitorare anche le aree nei pressi di Malta, la sua zona di competenza potrà essere più estesa di quella Hermes ampliata. Il costo operativo di Triton ammonta invece a 2'830'000 € al mese. Meno di 1/3 degli oneri derivanti dall’operazione Mare Nostrum.
Per implementare le capacità di intelligence nelle aree oltre la zona di competenza di Hermes, Frontex chiede al governo italiano (di nuovo) di usufruire dei servizi Frontex Fusion, attivabili collegandosi alla piattaforma EUROSUR. Questi servizi, oltre alle obiettive facilitazioni durante il processo di analisi, permettono l’accesso a tre strumenti fondamentali per il monitoraggio delle imbarcazioni in mare: il Sistema Identificativo Automatico; il Sistema di Monitoraggio, Identificazione e Tracciabilità; il Sistema di Allerta sui Comportamenti Sospetti. Gli oneri necessari per accedere alla piattaforma EUROSUR ed ai servizi Frontex Fusion non potranno né essere inclusi nei costi operativi dell’operazione Hermes ampliata, né tantomeno all’interno di quelli di un’eventuale operazione Triton. Saranno totalmente a carico dello Stato italiano. Oltre alle solite sollecitazioni nei confronti dei soliti paesi, Frontex ha sottoposto agli Stati membri alcune perplessità, tra cui: 1) con le sue attività, Mare Nostrum anticipa buona parte delle imbarcazioni, ancora prima che entrino nella zona operativa di Hermes. Pertanto, fintantoché Mare Nostrum proseguirà, Triton non potrà dare i risultati sperati; 2) il mandato Triton riguarderà le vicinanze delle coste comunitarie (Italia e Malta nello specifico caso). Pertanto, la zona operativa di Triton non potrà essere sovrapponibile a quella di Mare Nostrum. ‘Monitorare e sorvegliare le coste comunitarie’ sarà il mandato di Triton, mentre quello di Mare Nostrum è ‘cercare e salvare i migranti’, anche in alto mare. Questo è il motivo per il quale Triton non potrà mai rimpiazzare l’attuale operazione Mare Nostrum.
Se l’intenzione del governo italiano è abbandonare l’individualità per abbracciare la pluralità e condividere gli oneri derivanti da un’operazione, può obiettivamente ritenersi soddisfatto. Se la sua intenzione invece era di mettere sotto pressione Frontex e obbligarla così ad accollarsi il ‘testimone’ Mare Nostrum, camuffato sotto un vestito, beh, Roma Capitale ha decisamente sbagliato le sue previsioni. Anzi. Il vuoto che l’attività di Mare Nostrum lascerà sarà colmato dal volume di quei corpi che quel vuoto inghiottirà. Ma l’autunno è alle porte, e poi giungerà anche l’inverno. E a meno di inaspettati eventi, i picchi di flussi migratori dovrebbero presto attenuarsi. Ma non bisogna rilassarsi troppo: è pur vero che dopo una discesa (inverno), arriva anche una salita (primavera), dove prima o poi, i flussi riprenderanno. E se il governo italiano spera che nel 2015 vi sarà una riduzione di partenze dal sud-est del Mediterraneo (e non solo), beh, ben presto si renderà conto di cosa significhi il concetto ‘causa-effetto’. Per far implodere un già sovraccarico, inefficace e stitico sistema di accoglienza, di identificazione e di eventuale concessione di uno status, basterà che nel 2015 sbarchi un migrante in più del 2014. Forse, e soltanto forse, in quel momento il governo italiano si renderà conto che la soluzione (Hermes rivisitato oppure Triton) non si è distinta per l’efficacia. A quanto pare, vige il sentore che la domanda italiana pervenuta a Frontex non è stata puntigliosamente pertinente, perché il vero problema, evidentemente, non è ancora stato individuato.

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