Un intervento militare in Libia provocherà un altro Iraq. Romano Prodi
In un'intervista al Corriere della Sera, l'ex presidente della Commisione europea e ex primo ministro italiano, Romano Prodi, si dice "contrario all’azione militare in Libia, ma non perché sia pacifista. So benissimo che in certi momenti bisogna esser pronti anche a menare le mani. Ma in questo caso un’azione militare non avrebbe alcun senso. Rischieremmo un Iraq 2”.
Prodi ripercorre la storia recente della Libia fino alla morte di Gheddafi che ha frantumato gli equilibri nel paese. "In questo quadro caotico, è caduto l’intervento militare della Nato, privo però di ogni strategia politica, di ogni idea sul dopo, a parte la vaga ipotesi di elezioni. Da allora, ci sono state solo rotture progressive, fino ai due governi contrapposti di Tobruk e Tripoli, con la complicazione dell’Isis nell’ultimo anno, probabilmente non così forte numericamente, ma potentissimo quando si muove in un ambiente pieno di ambiguità".
L'ex primo ministro italiano lamenta anche l'assenza dell'Europa: "Non c’è stata. Non ha avuto una politica. Ma non solo rispetto alla Libia. E’ stata divisa, sempre. Sulla specifica vicenda libica hanno probabilmente pesato il ruolo particolare della Francia soprattutto di fronte all’opportuno smarcamento della Germania, che si è chiamata fuori dall’intervento. Le differenze erano evidenti. Devo aggiungere un’altra notazione: per esperienza personale, tutte le volte che era in ballo il Mediterraneo, era difficile attirare l’attenzione dei Paesi del Nord. Hanno sempre bocciato ogni mia proposta. Quando abbiamo fatto l’allargamento, l’unica vera esportazione di democrazia della Storia, mi sono sentito rimproverare da algerini, marocchini, tunisini, egiziani, libici: voi guardate solo a Nord e mai a noi. La mia risposta era: c’è un’emergenza storica, è caduta la Cortina di Ferro e noi abbiamo il dovere di una risposta, ma c’è un impegno di volgerla anche a Sud. Bene, quell’impegno non è mai stato onorato. Proposi la Banca del Mediterraneo, con consiglio d’amministrazione paritario tra Nord e Sud, mi dissero che avevamo già la Bei. Così per le Università miste: pensavo a sedi doppie, Catania e Tunisi per esempio.Oggi ne paghiamo il prezzo".
L’Isis, spiega Prodi, è diventato un tragico fattore unificante nella politica mondiale. E’ la prima volta che tutte le grandi potenze hanno la stessa paura, anche se non la stessa politica. Cina, Russia, Europa, Stati Uniti. Proprio la paura dell’Isis, prosegue, potrebbe fare la differenza. "La Russia in Africa non svolge oggi un vero ruolo. Ma se mettiamo tutto sul tavolo, dall’Ucraina alla Libia, alla Siria, allora il ruolo della Russia può essere decisivo. In fondo ci manca il grande mediatore, che avevamo sperato fosse Obama. Specificamente, Mosca in Libia può solo aggregarsi agli altri. Ma se abbiamo bisogno di un compromesso globale, la Russia con la sua forza, può essere cruciale per creare condizioni generali in grado di produrre soluzioni positive anche in Libia. Vede di solito le grandi potenze hanno interessi divergenti e si cercano mediazioni difficili. Questa volta gli interessi sono convergenti”.
Rispetto alla situazione della Grecia, alla domanda se considera ancora realistica l’uscita di Atene dall’euro, Prodi risponde di "no, anche se, aggiunge, la Grecia ha tirato molto la corda. Ho percepito una grande irritazione a Bruxelles e in alcuni Paesi membri. Atene sta sprecando l’effetto novità. E questo a causa della contraddizione tra le promesse elettorali e le necessità successive. Hanno promesso tutto e subito. Mi preoccupa la forte tensione psicologica nei confronti del governo greco. Ha messo in difficoltà i mediatori e questo non bisognerebbe mai farlo”.

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