Un milione di "lavoratori invisibili" sfruttati nella Grecia della Troika

"Siamo alla follia legalizzata di un sistema, in cui sia il datore di lavoro che lo stato sfrutta il lavoratore"

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Un milione di "lavoratori invisibili" sfruttati nella Grecia della Troika

 
Un nuovo termine è stato coniato nel linguaggio della nuova Grecia sotto commissariamento della Troika: “il lavoratore invisibile”. Si tratta, scrive il blog KTG, dell'impiegato che ha un lavoro ma non è registrato in nessun fondo di previdenza sociale. E' un lavoratore assunto da un datore di lavoro ma pagato come un free-lance. E' un lavoratore, infine, che lavora full time, ma è registrato come part time.
 
Il lavoratore invisibile, prosegue Ktg, non ha nessun diritto a ferie e bonus per le vacanze (tredicesima, quattordicesima), non ha nessun diritto in caso di licenziamento, permessi o scatti di anzianità. Sono i casi in cui nè l'impiegato, né il datore di lavoro condividono il carico sociale nei fondi previdenziali. Secondo gli ultimi dati rilasciati dal Labor Institute of Federation of Greek Workers (INE/GSEET): in Grecia 500 mila lavoratori hanno lo status di "invisibile", 300 mila sono "impiegati" de facto ma sono pagati come “free-lance”.
 
Ktg riporta poi l'esempio di caso pratico per far comprendere cosa significa nella realtà essere un lavoratore invisibile. Si tratta di un lavoratore full time con uno stipendio mensile di 1,200 euro lordi, 900 euro netti. I 300 euro sono automaticamente decurtati per le tasse. L'ufficio delle imposte calcola un'aliquota del 26% dal primo euro guadagnato, dato che è considerato un ‘free lance’ e non un impiegato. Dato che il lavoratore voleva essere in conformità con la legge del lavoro e le autorità fiscali, quest'invisibile lavoratore si è registrato da solo all'ufficio delle imposte e ad un fondo sociale per lavoratori autonomi. Il suo contributo mensile è di 250 euro al mese. Dai 1200 euro restano 650 euro, da cui bisogna decurtare per l'anno successivo la tassa di solidarietà da 140 euro e i 650 euro di ‘trade fee’ -  quindi 790 euro complessivi. Queste due tasse, le cosiddette "tasse d'emergenza" sono state imposte dalla Troika per salvare il paese e l'euro.  Siamo alla follia legalizzata di un sistema, conclude Ktg, in cui sia il datore di lavoro che lo stato sfrutta il lavoratore e prende vantaggio dalla sua situazione fiscale. 
 
P.s La situazione del mondo del lavoro in Italia non è molto differente... 

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