Un nuovo 1914 è possibile?

Quest'anno ricorre il centesimo anniversario di un evento che ha cambiato la storia moderna

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Un nuovo 1914 è possibile?


Come ricorda Joseph Nye in “1914 Revisited” su Project Syndicate, quest'anno ricorre il centesimo anniversario di un evento che ha cambiato la storia moderna. La Prima Guerra Mondiale ha ucciso circa 20 milioni di persone e cancellato una generazione di giovani europei, modificando l'ordine internazionale in Europa e altrove.
 
La prima guerra mondiale ha distrutto tre imperi in Europa - quelli di Germania, Austria-Ungheria e Russia - e, un quarto con il crollo dell’Impero ottomano. Fino alla Grande Guerra, l'equilibrio globale del potere aveva il suo centro in Europa; dopo la guerra,  Stati Uniti e Giappone sono emersi come grandi potenze. La guerra ha anche inaugurato la rivoluzione bolscevica del 1917, ha preparato la strada per il fascismo, e ha intensificato e ampliato le battaglie ideologiche che hanno devastato il ventesimo secolo.
 
Come è potuta accadere una tale catastrofe? Poco dopo lo scoppio della guerra, quando al cancelliere tedesco Theobald von Bethmann-Hollweg è stato chiesto di spiegare cosa fosse successo la sua risposta fu: "Oh, se solo sapessi!" Forse nell'interesse di un’auto-assoluzione, giunse a considerare la guerra come inevitabile. Allo stesso modo, il ministro degli Esteri britannico, Sir Edward Grey, sostenne che “nessun individuo umano avrebbe potuto impedirlo."
 
La questione che si pone oggi è se un evento del genre può accadere di nuovo. Margaret MacMillan, autrice di The War that Ended Peace, sostiene che "si è tentati - e ciò fa riflettere - di confrontare i rapporti di oggi tra Cina e Stati Uniti con quelli tra la Germania e la Gran Bretagna un secolo fa." Dopo aver delineato un simile confronto, il The Economist conclude che "la somiglianza più preoccupante tra il 1914 e ora è la compiacenza. E alcuni scienziati politici, come John Mearsheimer dell'Università di Chicago, sostengono che, "per dirla senza mezzi termini, la Cina non può fare la sua ascesa pacificamente"
 
Le analogie storiche, anche se a volte utili a fini precauzionali, diventano pericolose quando trasmettono un senso di inevitabilità storica. La prima guerra mondiale non era inevitabile. E' stata resa più probabile dal crescente potere della Germania e il timore che questo ha creato in Gran Bretagna. Ma è stata resa più probabile anche dalla timorosa risposta della Germania all’ascesa della Russia, così come da una miriade di altri fattori, tra cui gli errori umani. Il divario di potenza complessivo tra Stati Uniti e Cina di oggi è maggiore di quello esistente tra la Germania e la Gran Bretagna nel 1914.
 
Per trarre alcune lezioni dal 1914, occorre che alcuni miti riguardo la Prima guerra mondiale vengano sfatati. Ad esempio, l'affermazione che si è trattata di una guerra preventiva voluta dalla Germania è smentita dalle prove che dimostrano che le élite chiave non credevano questo. Né che la prima guerra mondiale sia stata una guerra puramente casuale, come altri sostengono: l’Austria entrò in guerra deliberatamente, per respingere la minaccia del crescente nazionalismo slavo. Ci sono stati errori di calcolo sulla durata della guerra e la sua profondità, ma non è la stessa cosa di una guerra accidentale.
 Si è anche detto che la guerra è stata causata da una corsa agli armamenti incontrollata in Europa. Ma la corsa agli armamenti navali era finita nel 1912, e la Gran Bretagna aveva vinto. Mentre non vi era la preoccupazione in Europa per la crescente forza degli eserciti, l'idea che la guerra derivava direttamente dalla corsa agli armamenti è stata una facile argomentazione.
 
Il mondo di oggi è diverso dal mondo del 1914 su alcuni aspetti importanti. Uno è che le armi nucleari danno ai leader politici l'equivalente di una sfera di cristallo che mostra loro ciò che il  mondo sarebbe dopo l'escalation. Forse, se l'imperatore, il Kaiser, e lo zar avessero avuto una sfera di cristallo che avesse mostrato loro gli imperi distrutti e i troni persi nel 1918, sarebbero stati più prudenti nel 1914. Certo, l'effetto sfera di cristallo ha avuto una forte influenza sui leader americani e sovietici durante la crisi dei missili cubani. E oggi avrebbe probabilmente un effetto simile per i leader statunitensi e cinesi.
 
Un'altra differenza è che l'ideologia della guerra è molto più debole oggi. Nel 1914, la guerra era vista come inevitabile, una visione fatalista rafforzata dalla tesi darwinista che la guerra debba essere accolta, perché "pulisce l'aria" come una tempesta estiva. 
 
Ad essere onesti, il nazionalismo sta aumentando oggi in Cina e gli Stati Uniti hanno lanciato due guerre dopo gli attacchi dell'11 settembre 2001. Ma nessuno dei due paesi è bellicoso o compiacente nei confronti di una guerra limitata. La Cina aspira a svolgere un ruolo più importante nella sua regione e gli Stati Uniti hanno alleati regionali da difendere. Errori di calcolo sono sempre possibili, ma il rischio può essere ridotto da scelte politiche giuste. In effetti, su molte questioni - per esempio, l'energia, il cambiamento climatico e la stabilità finanziaria - Cina e Stati Uniti hanno forti incentivi a cooperare.
 
Inoltre, mentre la Germania nel 1914 tallonava la Gran Bretagna (e l’aveva superato in termini di forza industriale), gli Stati Uniti restano decenni avanti alla Cina dal punto di vista militare, economico e di soft power. Una politica troppo avventurosa metterebbe a repentaglio i guadagni della Cina in patria e all'estero.
In altre parole, gli Stati Uniti hanno più tempo per gestire le relazioni con una potenza in ascesa rispetto alla Gran Bretagna di un secolo fa. Se poi gli Stati Uniti e la Cina gestiranno il loro rapporto così è un'altra questione. Ma come lo faranno sarà dettato da una scelta umana, non da una legge storica.
 
Tra le lezioni da trarre dagli eventi del 1914 una è quella di diffidare di analisti armati di analogie storiche, soprattutto se accompagnate da un velo di inevitabilità. La guerra non è mai inevitabile, anche se la convinzione che lo sia può diventare una delle sue cause.

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