Una bolla finanziaria all'orizzonte
Ecco perché un nuovo collasso finanziario è possibile nel 2015
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A causa dell'aumento congiunto delle tasse ed il taglio della spesa governativa per il mancato accordo politico tra i due partiti nel marzo scorso, la situazione economica degli Stati Uniti resta molto fragile, con un tasso di disoccupazione particolarmente alto e tassi di crescita molto deboli. Dato questo contesto di riferimento, Nouriel Roubini in The trapdoors of Fed's exit sostiene come la Federal Reserve dovrebbe interrompere la sua terza ed indefinita azione di quantitative easing (QE3).
Data la bassa crescita, l'alto tasso di disoccupazione - che sta diminuendo in parte solo perché lavoratori scoraggiati hanno smesso di cercare un nuovo impiego - e l'inflazione molto al di sotto del target della Fed, in teoria non sarebbe il tempo di contrarre la liquidità. Il problema è che questa immensa immissione di liquidità non sta creando una maggiore domanda interna, ma sta solo aumentando la leva finanziaria e la propensione al rischio da parte dei mercati finanziari. Quelli borsistici, in particolare, stanno raggiungendo nuovi massimi, nonostante la crescita stagnante, e sempre più spesso la liquidità si sposta nei mercati emergenti. Anche la periferia dell'euro zona, sottolinea Roubini, sta beneficiando del Q3 della Fed, e delle parallele misure della Banca di Giappone ed altre banche centrali, che hanno portato i tassi d'interesse sui titoli governativi americani, giapponesi, inglesi, tedeschi e svizzeri a livelli così bassi che gli investitori sono pronti a rischiare il default per avere margini di profitto.
Sarebbe troppo presto per affermare che questo afflusso di capitali abbia preparato la strada per una nuova bolla speculativa e che la leva e la propensione al rischio dei mercati finanziari sia divenuta eccessiva, prosegue Roubini nella sua analisi, ma la realtà è nuove bolle su titoli e credito si formeranno con molta probabilità nei prossimi due anni, proprio a causa della politica monetaria americana. La Fed ha annunciato come il QE3 continuerà fino a quando il mercato del lavoro non sarà nuovamente a livelli accettabili (secondo le sue previsioni ad inizio 2014), ma, sostiene Roubini, con i tassi d'interesse allo 0% la disoccupazione potrà scendere al 6.5% solo ad inizio 2015.
Anche quando la Fed inizierà ad alzare i tassi (diciamo nel 2015), procederà lentamente: nei precedenti cicli di innalzamento, iniziato nel 2004, sono passati due anni per normalizzare tale politica. Questa volta, il tasso di disoccupazione ed il debito di governo e settore immobiliare sono molto più grandi ed un riallineamento più rapido – come quello avvenuto nel 1994 – colpirebbe i mercati borsistici, con conseguenze nell'economia reale.
Ma che succederà ai mercati finanziari, si domanda Roubini, quando nel 2017 la Fed avrà finito il suo ciclo di riallineamento dei tassi? L'ultima volta che i tassi d'interessi sono stati troppo bassi per troppo tempo (2001-2004), ed il susseguente periodo di riallineamento si è rilevato troppo lento, si sono create immense bolle speculative nel settore del credito, quello immobiliare e dei mercati azionari. La fine, nel 2007, è tristemente nota e purtroppo i governi non hanno creato i margini per evitare nuovi collassi finanziari.
Il presidente della Fed Ben Bernanke e la sua vice Janet Yellen sostengono che lo strumento dei tassi d'interesse possa contemporaneità garantire la stabilità dell'economia reale (maggiore crescita, occupazione ad un'inflazione bassa) e prevenire l'instabilità finanziaria (bolle speculative per i tassi troppo bassi per un periodo eccessivamente lungo), usando una maggiore supervisione e regolamentazione dei sistemi finanziari. Ma un'altra fazione interna della Fed – guidata dai governatori Jeremy Stein e Daniel Tarullo – argomentano che tali regolamentazioni non sono testati e che, limitando la leva solo sulle banche, la liquidità si sposterebbe nel sistema bancario ombra. Solo lo strumento del tasso d'interesse della Fed, argomentano Stein e Tarullo, può portare a crack finanziari.
La Fed si trova oggi in una situazione molto complessa. Se dovesse perseguire nell'obiettivo di mantenere i tassi bassi per un periodo lungo creerebbe il terreno per nuove bolle; se dovesse aumentare i tassi più velocemente di quello che un'economia debole ed alta disoccupazione potrebbe permettere, fermerebbe una ripresa già molto debole. La crisi del 2007, conclude Roubini, indica come il male minore sia la prima opzione.
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