Un'agenda per l'America

Come riportare gli Stati Uniti ad essere il modello di pluralismo e di sviluppo

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Un'agenda per l'America

Con molte società nel mondo che stanno letteralmente implodendo, in particolare in Medio Oriente, gli Stati Uniti devono curare le loro ferite e tornare ad essere al più presto un modello di pluralismo e di svilippo di riferimento. 
In How to put America back togheter, Thomas Friedman considera che questo può essere  possibile solo risolvendo i gravi problemi dell'economia: da questo punto di vista, "la soap opera" in corso sul bilancio ha speso praticamente tutte le energie del Congresso, senza arrivare ad una soluzione bipartisan. L'obiettivo di fondo, sottolinea il Columnist del New York Times, dovrebbe essere quello di riportare l'America nel sentiero della crescita sostenibile in modo da aumentare contemporaneamente l'occupazione; riequilibrare il rapporto debito/Pil per evitare crisi future; e generare le risorse per sostenere il benessere della prossima generazione. Questo richiede tre cambiamenti fondamentali: investire nei motori della crescita tradizionale  — infrastrutture, ricerca finanziata dal governo, educazione, immigrazione e regolamentazione sulla speculazione finanziare - riformare Social Security e Medicare per rendere sostenibile il pensionamento dei baby boomers - aumentare le rendite, non puntando solo sui tagli alla spesa pubblica. 
Il piano fiscale proposto dal presidente Obama considera tutti e tre questi bisogni contemporaneamente ed è un ottimo punto di partenza. Per questo, sottolinea Friedman, gli attacchi a sinistra non sono onesti, dato che tutte e tre le riforme evidenziate prime devono procedere insieme per poter funzionare: Bloomberg News, ad esempio, riporta come “la media dei lavoratori che sono andati in pensione dal 2010 riceveranno indietro almeno 3 dollari ogni dollaro che hanno versato al programma Medicare”.  E' chiaramente insostenibile per il paese nel lungo periodo. Al tempo stesso, il piano fiscale repubblicano, volto a tagliare in modo indiscriminato, non lascerebbe virtualmente niente per far ripartire i motori della crescita ed anche questo sarebbe insostenibile.
Quello che si può fare - Friedman riprende un tema che discute in modo sistematico dal periodo di campagna elettorale tra Obama e Romney - è creare un “centro bipartisan radicale” in grado di portare avanti le idee migliori per aumentare le risorse a disposizione. E l'inizio deve essere l'introduzione di una carbon tax: una tassa di questo genere di 20-25 dollari ogni tonnellata potrebbe generare un trilione di dollari ogni 10 anni. Queste rendite potrebbero essere spese poi in due modi: in primo luogo, come richiede il deputato repubblicano George Shultz ed il premio Nobel Gary Becker, la carbon tax potrebbe trasformarsi in un “reddito neutrale” tra imprese e famiglie. La seconda opzione, preferita da Friedman, dovrebbe per la metà essere redistribuita agli individui e per i tagli alle imprese; ma un quarto andrebbe ai nuovi investimenti in infrastruttura, nuovi fondi ad educazione e ricerca; ed un ultimo quarto a coprire la parallela riduzione del deficit di bilancio.
Aggiungendo questa carbon tax al programma di budget di Obama, conclude Friedman, gli Stati Uniti avrebbero il migliore degli accordi possibili per il futuro degli Stati Uniti: i repubblicani avrebbero i tagli alle tasse che chiedono, i democratici quei maggiori stimoli per le infrastrutture, ed, infine, un reddito aggiuntivo per ridurre gradualmente il deficit. Allo stesso tempo, il paese avrebbe uno strumento per iniziare ad affrontare in modo serio il problema del cambiamento climatico ed indirizzare la tecnologia in investimenti in innovazione per energia pulita. 

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