Un'alternativa esiste

Riscaldamento climatico, diseguaglianza sociale e povertà richiedono un approccio diverso

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Un'alternativa esiste

Con la crisi dell'euro ed il fiscal cliff di sfondo, è fin troppo semplice ignorare i reali problemi di lungo periodo dell'economia. Con questa premessa, Joseph Stiglitz in The post crisis Crises sottolinea come la crisi attuale deve essere affrontata con soluzioni diverse da quelle intraprese dai falchi del deficit e dell'austerità, che stanno determinando un'economia più debole oggi e minano le prospettive di crescita future. Un'alternativa esiste e Stiglitz invita i governi a cambiare rotta ed investire per un futuro migliore delle prossime generazioni su riscaldamento climatico, diseguaglianza sociale e povertà, tematiche fondamentali che necessitano cambiamenti strutturali di approccio.
Per quel che riguarda il riscaldamento globale, la crisi recessiva attuale dei paesi sviluppati ha determinato un calo delle emissioni dei gas serra nocivi, dando un respiro temporaneo ad una situazione che però è già da tempo in una situazione di insostenibilità. Dato che la risposta al cambiamento climatico è stata così lenta da parte dei governi, il limite di due gradi di crescita delle temperatura globali imposto nei forum internazionali, richiede una riduzione forte nelle emissioni del futuro. E per questo è necessario rifocalizzare l'economia per incontrare le esigenze del cambiamento climatico.
Il progresso tecnologico e la globalizzazione necessita cambiamenti rapidi, che possono essere traumatici dal punto di vista della società e dei mercati. Se la Grande Depressione ha comportato il passaggio da una società rurale ad una urbana e cittadina, la Grande Recessione sta determinando un passaggio inevitabile dal manifatturiero ai servizi. Nuove aziende devono essere create in questo settore e gli enti creditizi – migliori oggi  a speculare in fondi d'investimento che a fornire fondi per start up di piccole e medie aziende – devono essere riformati, privilegiando investimenti in capitale umano e formazione. 
Sulla diseguaglianza sociale, continua Stiglitz nella sua analisi, il problema è non solo che le fasce sociali più alte si impadroniscono sempre più della fetta economica preponderante, ma anche che le classi medie non stanno partecipando alla crescita economica. Secondo Stiglitz la diseguaglianza è proprio uno dei motivi della crisi: un sistema economico e politico che non fornisce ai propri cittadini la possibilità di autodeterminarsi con una vita dignitosa, non è sostenibile nel lungo periodo. E la fede nella democrazia e nel libero mercato tendono ad erodersi e la legittimità delle istituzioni esistenti a minarsi. 
Centinaia di milioni di persone, infine, continuano a vivere in uno stato di assoluta povertà. Da questo punto di vista, gli accordi commerciali disonesti – soprattutto alla persistenza di ingiustificati sussidi all'agricoltura che deprimono i prezzi dei prodotti da cui dipendono i salari dei più poveri – hanno giocato un ruolo con i paesi sviluppati che non hanno rispettato le promesse di Doha nel 2010 di modificare i sussidi che danneggiano i paesi in via di sviluppo, o l'impegno al G 8 di Gleaneagles nel 2005 per fornire maggiore assistenza alle nazioni più povere.
Il mercato non può risolvere tutte queste questioni da sole: si tratta principalmente di beni pubblici globali e solo con un ruolo attivo dei governi si può raggiungere una soluzione soddisfacente. 

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