Un'Ucraina nell'Ue? Solo con trasferimenti da 15-20 miliardi di euro annuali. Sapir

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Un'Ucraina nell'Ue? Solo con trasferimenti da 15-20 miliardi di euro annuali. Sapir

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Sulle vicende della crisi in Ucraina, l'economista francese Jacques Sapir offre un nuovo interessante punto di vista nel suo blog RussEurope, sostenendo come il ruolo decisivo giocato dai movimenti ultranazionalisti durante le dimostrazioni di piazza non è certo un buon segnale per il futuro del paese.
 
I risultati delle elezioni presidenziali del 2010, che hanno visto la vittoria di Victor Ianukovitch, hanno confermato che l’Ucraina è divisa non in due parti, ma in tre. Il governo ucraino deve basarsi sul consenso della maggioranza della popolazione, e questa non ha dato sostegno – eccetto che a Kiev – ai dimostranti. L’interesse economico dell’Ucraina sta molto più dalla parte dell’Unione Doganale Eurasiatica (con Russia, Bielorussia e Kazakistan) che dalla parte dell’Europa. Il commercio estero ucraino con Mosca non ha smesso di crescere e, significativamente, se le importazioni dalla Russia sono considerevoli, le esportazioni verso la Russia sono in aumento dal 2005.  L'export verso la Russia che rappresentava solo il 14% dell’export totale nel 2004, oggi è più del 22% del totale, con un incremento del 58%. Inoltre, si può vedere che queste esportazioni verso la Russia viaggiano in parallelo con quelle della Bielorussia e del Kazakistan. Questo dimostra il successo dell’Unione Doganale, che è comunque lontana dall’aver espresso il suo pieno potenziale.
 
Da questo punto di vista, e considerando che l'Unione europea è in stagnazione e che la sua domanda interna si sta addirittura contraendo in molti paesi, con l’eccezione della Germania, prosegue Sapir, è chiaro che il potenziale di sviluppo più importante si trova dalla parte dell’Unione Doganale. Se l'Ucraina decidesse di firmare un accordo con l'UE con l'esclusione di relazioni economiche con la Russia, l'UE dovrebbe compensare le industrie ucraine per una considerevole perdita di reddito. Questo porterebbe a un flusso di trasferimenti dai 15 ai 20 miliardi di euro annuali (in realtà 20 miliardi nel 2011).Detto in maniera brutale, sostiene l'economista francese, l'UE non ha più i mezzi per versare una somma del genere e la promessa di una rapida integrazione dell'Ucraina nell'Unione Europea non è possibile senza mandare in bancarotta l’intero sistema. 
 
L’Ucraina, come gli altri paesi, deve cercare di sviluppare il suo commercio con la Russia. Da questo punto di vista, l’adesione all’Unione Doganale rappresenta un importante progresso per le relazioni commerciali e potrebbe, nel tempo – e prendendo in considerazione la complementarietà esistente tra industrie russe e ucraine – consentire all'Ucraina di ripianare la sua bilancia commerciale. Inoltre, uno dei motivi del sostegno dell’Ucraina orientale al Presidente risiede proprio nell'importanza di questo scambio commerciale per le popolazioni dell’Est.
 
I dimostranti a Kiev hanno certamente buone ragioni per manifestare e il potere di Ianukovitch era senza dubbio profondamente corrotto, ma, conclude Sepir, non devono dimenticare che non rappresentano né la maggioranza della popolazione ucraina, né gli ovvi interessi della stessa. Per quanto riguarda gli eurocrati di Bruxelles e gli europeisti di tutte le sfumature, deve essere detto loro di “tener giù le mani” dall’Ucraina. Non cercate di provocare una guerra civile con imprevedibili conseguenze geopolitiche semplicemente in difesa dei vostri interessi particolari.
 
 
Per una traduzione completa dell'articolo si rimanda e si ringrazia Voci dall'estero

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