"Violenza", "Terrorismo": quando la semantica diviene al servizio dell'Europa del capitale
L'Isis buono anche per il fronte interno!
1797
di Diego Angelo Bertozzi
Avanza, complice il servilismo di gran parte dei media, la criminalizzazione del dissenso interno, soprattutto di quello che si esprime attraverso scioperi e mobilitazioni popolari. Terrorismo Isis, violenza teppistica di "tifosi" e conflitto sociale (quello che da settimane anima la Francia in risposta alla controriforma del lavoro) sono tutti riassunti dalla categoria "violenza" e indistintamente accusati di interrompere la normale vita democratica.
Il racconto dominante nell'Europa del capitale è questo: il padre di famiglia che difende il proprio lavoro, la propria dignità e il futuro suo e dei suoi figli pone la stessa minaccia di un terrorista che spara all'impazzata su innocenti al termine di un "grand tour" svolto tra campi di addestramento siriani o libici sotto gli occhi "distratti" dell'intelligence e dei servizi segreti.
Per lorsignori - e lor servitori - il dissenso reale, quello che mostra la realtà violenta del dominio di classe, è ormai al bando, bollato sempre più come forma di terrore.

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