Wikileaks, siccità e Siria
Non si può capire il Risveglio arabo senza considerare i problemi posti dal clima, dall'ambiente e dalla popolazione
1776
Non si può capire il Risveglio arabo – e ricercare una soluzione - senza considerare i problemi posti dal clima, dall'ambiente e dalla popolazione. Thomas Friedman è stato uno dei primi a segnalare al grande pubblico la connessione esistente tra la siccità e la rivolta siriana in un documentario andato in onda nel mese di aprile. Di recente alcuni ricercatori si sono imbattuti in un cablo di WikiLeaks che brillantemente prefigurava come i problemi ambientali avrebbero potuto alimentare la rivolta. Inviato l’8 novembre 2008 dall'ambasciata statunitense a Damasco al Dipartimento di Stato, i dettagli del cablo rilevavano come, alla luce di una devastante siccità durata dal 2006 al 2010, il Rappresentate per l'Alimentazione e l'Agricoltura delle Nazioni Unite, Abdullah bin Yehia, avesse chiesto assistenza alle Nazioni Unite per far fronte alla siccità e sollecitato un contributo degli Stati Uniti.
Nella comunicazione, l'Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari lanciava un appello il 29 settembre chiedendo circa 20 milioni per assistere un milione di persone colpite da quella che l’ONU ha definito la peggiore siccità del paese in quattro decenni.
Yehia proponeva di utilizzare il denaro per fornire assistenza a 15.000 piccole agricoltori nel nord-est della Siria nel tentativo di preservare il tessuto sociale ed economico di quella comunità agricola. Se gli sforzi UNFAO fossero falliti, Yehia prevedeva una migrazione di massa dal nord-est che avrebbe potuto fungere da moltiplicatore delle pressioni economiche e sociali già in atto e minare la stabilità
Yehia, si apprende ancora dal cablo, non credeva che il governo di Bashar al -Assad avrebbe permesso che un suo cittadino siriano fosse lasciato a morire di fame ma riportava le parole del ministro siriano dell'agricoltura che riconosceva l’impotenza del governo di Damasco di fronte a tale siccità. Ciò che l'ONU stava cercando di combattere attraverso questo appello, spiegava Yehia, era il potenziale di 'distruzione sociale' che avrebbe accompagnato l'erosione del settore agricolo nelle zone rurali della Siria. Questa distruzione sociale avrebbe portato all'instabilità politica.
Senza assistenza diretta, Yehia prevedeva che la maggior parte di questi 15.000 piccoli agricoltori sarebbero stati costretti ad abbandonare la Provincia di Hasakah per cercare lavoro nelle grandi città della Siria occidentale. Circa 100.000 tra donne, anziani o disabili sarebbero stati lasciati a vivere in povertà; i bambini sarebbero stati ritirati dalla scuola. Inoltre, la migrazione di 15.000 lavoratori non qualificati avrebbe aggiunto pressioni a quelle già presenti nelle grandi città siriane. Una situazione aggravata dalla presenza di una grande popolazione di rifugiati iracheni e dall’aumento dei prezzi, del crescente malcontento della classe media e dell’indebolimento percepito del tessuto sociale e delle strutture di sicurezza
In alcuni casi, riconosce Friedman, Yehia è stato profetico. Dal 2010, circa un milione di agricoltori siriani, pastori e le loro famiglie sono state costretti ad abbandonare quelle terre in direzione di città già sovrappopolate e svantaggiate. Questi rifugiati climatici hanno affollato quei centri insieme adun milione di profughi di guerra iracheni. Assad non è riuscito ad aiutare queste persone e così, quando i risvegli arabi sono scoppiati in Tunisia e in Egitto, i democratici siriani hanno seguito il loro esempio e hanno trovato molte reclute tra tutti quegli sfollati
Per avere un quadro completo della situazione, Friedman invita a prendere in considerazione anche altri aspetti. Il 9 maggio, il Times di Israele riportava le osservazioni del geografo israeliano Arnon Soffer che documentava come nel ultimi 60 anni, la popolazione del Medio Oriente fosse raddoppiata.
Lo scorso marzo, l'International Journal of Climatology ha pubblicato uno studio “Changes in extreme temperature and precipitation in the Arab region” che rilevava "tendenze di riscaldamento a partire dalla metà del 20° secolo in tutta la regione” e che si manifestano in" una crescente frequenze di notti calde, meno giorni freddi e notti fresche”
Inoltre, ricorda Friedman, il governo siriano non ha potuto rispondere alla siccità prolungata quando c’era ancora un governo. E quindi cosa potrebbe accadere se la Siria si trovasse ad affrontare un’altra siccità di quelle dimensioni ora che le sue infrastruttura sono state devastate dalla guerra civile?
Infine, Friedman invita a considerare quest’affermazione di Joe Romm, fondatore di ClimateProgress.org: "In futuro, chi aiuterà un paese come la Siria quando verrà devastata dalla sua siccità se viviamo in un mondo dove ognuno di noi si occupa di qualcosa come una Super tempesta Sandy, che è costata 60 miliardi di dollari?”
Iran e Arabia Saudita, che stanno finanziando la guerra sotterranea in Siria tra sunniti e sciiti/alawiti, stanno in definitiva combattendo per il controllo di una zona ad alto rischio ecologico. Bisognerebbe lavorare insieme per ricostruire la resilienza della Siria, e i suoi beni comuni, non per distruggerli.

1.gif)
