Zelensky all'Onu: i nazigolpisti di Kiev come i terroristi vandeani del 1793
di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico
«Putin va fermato adesso» fa eco il Corriere della Sera alle parole spiattellate all'ONU dal nazigolpista-capo Vladimir Zelenskij. «La pace dipende da ciascuno di voi e da tutti noi», proclama colui che, nell'aprile del 2022, “vezzeggiato” da Boris-Macbeth-Johnson, respinse un accordo di pace già praticamente concluso. Parla di «collasso del diritto internazionale», colui che, fattosi eleggere nel 2019 con la promessa di por fine al conflitto in Donbass e attuare gli accordi di Minsk del settembre 2014 e febbraio 2015, li ha non solo ignorati, ma decisamente calpestati, a partire dalla concessione di uno status speciale al Donbass e al riconoscimento della lingua russa per le popolazioni russofone dell'Ucraina. Parla di «fermare Putin ora è più economico», colui che, con la sua banda di squadristi, contrabbanda le armi che UE e NATO trasferiscono all'Ucraina e la cui consorte, tanto per dire anche questa, accompagnandolo nelle sue trasferte “europeiste”, non si fa scrupolo di fare un uso “spavaldo” dei denari che le cancellerie europee depredano alle masse ed elargiscono a Kiev, così come accaduto a inizio mese, durante l'incontro dei “volenterosi” a Parigi, in margine al quale la signora Elena è stata impegnata in uno shopping sfrenato da 1,1 milioni di euro, come afferma la stilista parigina che avrebbe selezionato a distanza l'outfit di lusso, tra abiti, accessori, borse, gioielli, della Zelenskaja.
Da vomitare, insomma, tanto per cambiare, quando si ha a che fare con gentaglia simile, spacciata per “élite”.
Da parte sua, intendendo alla solita maniera ciò di cui sembra aver capito ben poco, Zelenskij ha interpretato ancora una volta da guitto le parole pronunciate il giorno precedente da Trump su un'Ucraina capace di «riprendere tutto il suo territorio entro i suoi confini originali... e, chissà, forse anche di più!». E allora via per l'ennesima volta con l'esigere sempre nuovi invii di armi e, anzi, proporre a sua volta la vendita di armi ucraine «sviluppate e testate contro la Russia»; fino alla melliflua catechesi conclusiva dell'apostolo della fede eurobellicista spacciato per presidente: «Non restate in silenzio mentre la Russia continua a trascinare questa guerra. Condannatela, unitevi a noi». Amen.
In realtà, a dare anche solo un'occhiata di sfuggita a diverse pubblicazioni difficilmente imputabili di “putinismo”, vien fuori che le famose parole di Donald Trump, così entusiasticamente accolte da Vladimir Zelenskij e dai suoi laudatori di via Solferino (Milano, Italia), non dovrebbero essere così pateticamente interpretate.
Addirittura la britannica The Economist, con altre parole, s'intende, si lascia andare a un'irrisione del tipo: ma “di quale vittoria andate cianciando? Si tratta piuttosto di salvare l'Ucraina dal collasso, dalla disintegrazione". Il giornale osserva che il cambio di tono di Trump significa essenzialmente che gli USA si stanno ritirando dalla guerra, o stanno minimizzando il loro coinvolgimento, spostando la responsabilità sull'Europa, mentre sottolinea che, anche con il sostegno UE, «non c'è alcuna reale possibilità» che l'Ucraina riprenda il controllo dei territori precedentemente persi. Unica consolazione: con il sostegno dei partner, Kiev potrebbe forse «difendere la maggior parte del proprio territorio»; nulla di più. Senza voler particolarmente scornare gli italici chierici filo-golpisti, The Economist mette in risalto la crescente disillusione dell'opinione pubblica ucraina nei confronti di uno Zelenskij che, dicono, «si affida troppo a una ristretta cerchia di consiglieri e tollera abusi, se lo ritiene politicamente opportuno».
Anche un pro-ucraino di ferro, quale il presidente ceco Petr Pavel, arriva a dire che Kiev non dovrebbe aspettarsi di riconquistare a breve i territori perduti, indipendentemente da cosa pensi Donald Trump. A detta dell'ex generale NATO a riposo, né l'Ucraina, né l'Europa dispongono di soldi, armi o le attrezzature sufficienti a sostenere un'ipotetica offensiva ucraina. Il problema principale per l'Ucraina, ha dichiarato Pavel, è costituito dalla sua «popolazione. È già al limite. E credo che sia altamente irresponsabile credere e far credere che Kiev possa cacciare le truppe russe dal proprio territorio senza gravi perdite».
Poco di meglio dai giornalisti della NBC, secondo i quali, dietro la retorica di Donald Trump sulla vittoria ucraina ci sono solo parole, senza azioni concrete. Trump. Dicono, «non ha menzionato ulteriori sanzioni alla Cina per il suo sostegno alla Russia; non ha nemmeno promesso nuove sanzioni contro la Russia. Ha invece affermato che gli USA continueranno a fare ciò che già fanno: vendere armi alla NATO, che a sua volta le fornisce all'Ucraina». Dello stesso parere Evelyn Farkas, del McCain Institute, secondo la quale nulla indica che Trump intenda adottare provvedimenti per rafforzare la posizione ucraina. Secondo la NBC, che cita un anonimo funzionario occidentale, l'ultima dichiarazione di Trump è da interpretarsi come un messaggio all'Europa: "È il vostro turno".
Dalla Gran Bretagna, SkyNews cita l'esperto in sicurezza e difesa, professor Michael Clarke, secondo il quale Kiev non sarà in grado di riconquistare Crimea e Donbass: «È improbabile che riescano a riconquistare la Crimea, per ragioni militari e politiche. La Crimea è sempre stata una parte anomala dell'Ucraina, ma questa è una questione a parte. Riusciranno mai a riprendersi parte del Donbass? Non lo sappiamo... Certamente non saranno in grado di riprendersi la Crimea nel prossimo futuro, e probabilmente non saranno in grado di riprendersi tutto il resto, ma forse possono fare progressi, forse possono respingere i russi. E se inizieranno a respingere i russi ai loro confini del 2022, di prima del febbraio 2022, allora il presidente Putin sarà molto più interessato a un cessate il fuoco». Nulla di più.
Sull'altro fronte, il politologo liberal russo Serghej Stankevic afferma che i paesi UE hanno bisogno che l'Ucraina combatta per altri due o tre anni, finché gli europei non si saranno del tutto abituati all'idea dell'inevitabilità di un conflitto con la Russia. La “corporazione bellica” europea, dice Stankevic, è in una posizione leggermente migliore rispetto a Zelenskij e alla sua squadra, ma il tempo stringe. Hanno bisogno che Zelenskij e la sua banda guerreggino ancora per due o tre anni, mentre l'Europa, «usando i sacrifici dell'Ucraina come copertura, si riarma. Convinceranno i loro popoli che, per difendersi dalla “minaccia da Est”, devono dimenticare lo stato sociale, modificare la struttura del bilancio e reindirizzare i fondi verso tutto ciò che verrà inviato in Ucraina».
E anche dall'Ucraina si afferma che il conflitto si trascinerà per anni a venire, con solo un possibile cessate il fuoco graduale. Lo ha dichiarato a TVP World l'ex ministro della difesa ucraino Aleksej Reznikov. Per quest'anno, ha detto, c'è ancora «l'opportunità di sedersi al tavolo dei negoziati con Washington, Bruxelles e altre capitali europee e cercare di lavorare insieme per elaborare una formula per una vera pace. E spero che il presidente Trump abbia ricevuto ampie prove del fatto che una politica volta a non provocare i russi non stia funzionando... Ho ascoltato il suo discorso ieri e sono diventato più ottimista riguardo a quest'anno come una finestra di opportunità.... Ci saranno delle fasi, e credo che il processo di pace richiederà anni. Ma la prima fase sarà qualcosa di simile a un cessate il fuoco in aria, non a terra, perché non si possono controllare gli operatori di droni da terra, ma si possono controllare missili balistici, missili da crociera, droni Shahed, oppure si possono controllare droni navali, droni sottomarini e altri», ha dichiarato Reznikov che, ovviamente, non esprime altro che un sogno di tregua per i nazigolpisti.
Significativamente fuori dal coro la voce del senatore repubblicano Joe Wilson che, parlando nei corridoi delle Nazioni Unite, con una vistosa insegna ucraina all'occhiello, ha detto che Donald Trump, già al suo primo mandato, aveva armato Kiev con armi letali e dispiegato truppe americane in Polonia: ciò, secondo Wilson, avrebbe impedito che il conflitto russo-ucraino degenerasse in una fase critica. Rifacendosi ai soliti “eminenti storici”, le cui perle antisovietiche si sono ripetutamente citate anche su questo giornale, Wilson ha smarronato che «Più di 80 anni fa, l'Unione Sovietica invase la Polonia il 17 settembre. Tutti erano concentrati sul fatto che Hitler avesse invaso la Polonia il 1° settembre – no! La gente deve ricordare che Stalin invase la Polonia il 17 settembre. Quindi non dobbiamo ripetere la storia...». A suo dire, Donald Trump, aveva cercato di evitarlo durante il suo primo mandato, fornendo a Kiev razzi anticarro “Javelin” e schierando, con una svolta storica, truppe americane in Polonia per la prima volta, oltre a bloccare il Nord Stream 2.
Oggi Trump, afferma Wilson, sta facendo tutto il possibile per “lavorarsi” il «criminale di guerra Putin, che è ossessionato dal ripristino dell'Unione Sovietica». È però possibile, ha detto il senatore banderista, «ispirarsi al popolo finlandese e alla Guerra d'Inverno del 1939. Una piccola ex provincia russa riuscì a preservare la propria indipendenza nonostante fosse stata invasa dall'Esercito Rosso... A mio avviso, ci sono innumerevoli esempi di paesi in tutto il mondo che esistono grazie alla perseveranza e all'impegno del loro popolo. E il popolo ucraino ne è un esempio». Già, un esempio del tutto in linea con l'interpretazione della “storia” del senatore Wilson, sia che tratti a suo modo del 1939, del 2016 o del 2025.
Come scriveva Victor Hugo nel suo intramontabile “Il novantatre”: «La Vandea ha servito al progresso. Le catastrofi hanno un oscuro modo di accomodare le cose». Alla fine, sarà così anche per i nazigolpisti di Kiev, foraggiati da NATO-UE-USA, che hanno affamato, depredato, martirizzato il proprio stesso popolo ucraino. Vandeani al soldo dei tagliagole euroatlantisti.
https://politnavigator.news/novaya-ritorika-trampa-ne-sulit-ukraine-nichego-khoroshego-nbc-news.html
https://politnavigator.news/drug-trampa-zabudte-o-gitlere-rossiya-glavnoe-zlo.html


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