Zygmunt Bauman sul dramma profughi. "Non rassegniamoci ai muri"

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Zygmunt Bauman sul dramma profughi. "Non rassegniamoci ai muri"


Su Repubblica del 29 agosto, Zygmunt Bauman,  il filosofo teorico della "società liquida", parla del dramma profughi: "Le tragedie di questi giorni sono il segnale di una stanchezza morale. Ma non rassegniamoci ai muri".

"Ormai sono milioni i profughi che cercano la salvezza  da atroci guerre,massacri interreligiosi, fame... la guerra civile in Siria ha innescato un esodo biblico.Scappano gli afghani, gli eritrei, mentre nel 2014,riporta l'Onu,erano circa 219.000 rifugiati e migranti che hanno attraversato il mar Mediterraneo,e di questi 3.500 sono morti.Un anno prima  questa cifra era molto piu bassa.Circo 60.000.Qui in Inghilterra ho letto molte reazioni di personaggi pubblici di fronte a una simile emergenza.Tutti a favore di "quote migratorie" piu rigide,in ogni caso.Mentre  chi come Stephen Male dell'associazione British refugee action invoca una riforma del sistema di asilo basata sugli esseri umani,e non sulle voce solitaria".
 
 
"Ormai il nostro mondo è multiculturale, forse irreversibilmente, a causa di un'abnorme migrazione di idee,valori e credenze,e comunque la separazione fisica non assicura quella spirituale,come ha scritto Urlich Beck.Lo "straniero" è per definizione un soggetto poco "familiare", colpevole fino a prova contraria dunque per alcuni può rappresentare una minaccia. Nella nostra società liquida,,flagellata dalla paura del fallimento e di perdere il proprio posto nella società,i migranti diventano "walking dystopas",  distopie che camminano. Vengono percepiti come "messaggeri di cative notizie", come scriveva Bertold Brecht. Ma ci ricordano, allo stesso tempo, ciò che vorremmo cancellare".
 
"Siamo assolutamente impotenti a imbrigliare queste estreme dinamiche della globalizzazione, ci riduciamo a scaricare la nostra rabbia su quelli che arrivano,per alleviare la nostra umiliante incapacità di resistere alla precarietà della nostra società. E nel  frattempo alcuni politici o aspiranti tali, il cui pensiero sono i voti che prenderanno alle prossime elezioni,continuano a speculare su queste ansie collettive, nonostante sappiamo benissimo che non potranno mai mantenere le loro promesse. E poi alle aziende occidentali il flusso di migranti a bassissimo costo fa sempre comodo. E molti politici sono allo stesso modo tentati di sfruttare l'emergenza migratoria per abbassare ancor piu i salari e i diritti dei lavoratori. Ma una cosa è certa: costruire muri al posto di porti e chiudersi in "stanze insonorizzate" non porterà ad altro che a una terra desolata, di separazione reciproca, che aggraverà soltanto i problemi".  

E allora come risolvere questa immane tragedia?
 
"Sicuramente non con soluzioni miopi e a breve termine, utili solo a provocare ulteriori tensioni esplosive. I problemi globali si risolvono con soluzioni globali. Scaricare il problema sul vicino non servirà a niente. La vera cura va oltre il singolo paese, per quanto grande e potente che sia. E va oltre anche una folta assemblea di nazioni come l'Unione europea. Bisogna cambiare mentalità: l'unico modo per uscirne è rinnegare con forza le viscide sirene della separazione, smantellare le reti dei campi per i "richiedenti asilo" e far sì che tutte le differenze, le disuguaglianze e questo alienamento autoimposto tra noi e i migranti si avvicinino, si concentrino in un contatto giornaliero e sempre più profondo. Con la speranza che tutto questo provochi una fusione di orizzonti, invece di una fissione sempre più esasperata".

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