La palla è nel campo di Assad
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di Mara Carro
Per mesi l’opposizione siriana ha fatto delle dimissioni di Assad il prerequisito essenziale per l’inizio di un dialogo politico in Siria. Il 30 gennaio il leader della Coalizione nazionale siriana, Moaz al-Khatib ha annunciato che sarebbe stato disposto al dialogo con le personalità che rappresentano il regime in Egitto, Turchia o Tunisia. Dopo un incontro con i ministri degli Esteri di Russia e Iran, il vice presidente americano Joe Biden e l’Inviato Brahimi, ieri Khatib ha ribadito di essere pronto a negoziare con il vice presidente siriano, Farouq al-Shara, il sunnita che riveste l’incarico più alto nell’establishment siriano.
Per mesi l’opposizione siriana ha fatto delle dimissioni di Assad il prerequisito essenziale per l’inizio di un dialogo politico in Siria. Il 30 gennaio il leader della Coalizione nazionale siriana, Moaz al-Khatib ha annunciato che sarebbe stato disposto al dialogo con le personalità che rappresentano il regime in Egitto, Turchia o Tunisia. Dopo un incontro con i ministri degli Esteri di Russia e Iran, il vice presidente americano Joe Biden e l’Inviato Brahimi, ieri Khatib ha ribadito di essere pronto a negoziare con il vice presidente siriano, Farouq al-Shara, il sunnita che riveste l’incarico più alto nell’establishment siriano.
L’apertura di Khatib sembra essere dettata da alcune considerazioni di fondo. Il bilancio di 22 mesi di scontri tra regime e ribelli ha superato di gran lunga le 60mila vittime. Dalla sua ristrutturazione a Doha, la Coalizione nazionale siriana non è riuscita ad avanzare nemmeno una proposta credibile per il futuro della Siria né a formare un governo di transizione. Meglio è riuscito a fare lo stesso Assad che ha invitato i suoi avversari a tornare a Damasco per colloqui, ha offerto una conferenza nazionale, una nuova costituzione ed elezioni. Nessuno crede al suo piano, ma ha nuovamente messo in evidenza i limiti dell’opposizione e reso irrilevanti gli sforzi di Brahimi. Il sostegno politico promesso alla Coalizione non si è mai concretizzato e il sostegno militare è condizionato dal timore che le armi possano cadere nelle mani di gruppi classificati come organizzazioni terroristiche come il Fronte di al-Nusra.
Nell’aprire al dialogo con il regime, Khatib ha posto delle condizioni: il rilascio di 160 mila prigionieri politici e il rinnovo dei passaporti dei siriani all’estero. Ma ha lasciato cadere il punto delle dimissioni di Assad. un segnale, forse,
Khatib si trova ora a fronteggiare due sfide. La prima è che il regime siriano non ha ancora risposto all’invito a negoziare e , in passato, non ha mai rispettato nessun accordo. Ci sono state le elezioni, l'accordo con la Lega Araba e il cessate il fuoco negoziato con le Nazioni Unite ma il regime ha continuato la sua campagna contro i “terroristi”.
La seconda sfida è all’interno dello stesso blocco dell’opposizione. Molti all’interno della Coalizione hanno respinto la proposta di Khatib e hanno rifiutato il dialogo con il regime, accusando Khatib di prendere le distanze dall'accordo di Doha, atto fondante della Coalizione Nazionale.
La stessa componente militare è scissa tra chi reputa che il conflitto si trascinerà ancora per molto tempo e opta per una soluzione negoziata e chi è sicuro di una vittoria dei ribelli e rigetta questa opzione.
Al momento Assad non ha risposto all’offerta e l’opposizione è sempre più divisa.

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