Elezioni indirette del Senato? Effetti destabilizzanti e delegittimanti
La riforma Renzi bocciata anche dall'unico paese che l'aveva adottata: la Francia
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Dal blog di Beppe Grillo di ieri, Paolo Becchi riporta come in Francia la Commission de rénovation et de déontologie de la vie publique - nominata da Hollande nel 2012 e guidata da Jospin - ha concluso i suoi lavori con un rapporto in cui dichiara come l'elezione indiretta del Senato abbia prodotto effetti destabilizzanti e delegittimanti, chiedendo un’elezione diretta dei senatori, «afin de faire du Sénat une assembée représentative de la diversité des courants d’opinion de la société française» ("al fine di rendere il Senato un'assemblea rappresentativa delle diverse correnti d'opinioni della società francese").
La riforma del Senato che il governo Renzi vuole imporre ha come unico riferimento pratico oggi in vigore proprio quello francese: il fatto che a Parigi si sia ormai maturata la consapevolezza dell'errore compiuto, e si voglia tornare indietro, per i media italiani non sembra una notizia degna di essere riportata...
Il disegno di legge prevede che il Senato sarà composto da 148 membri, nessuno dei quali eletto direttamente dal popolo (i presidenti delle giunte regionali e delle province di Trento e Bolzano, 2 consiglieri regionali per ogni regione, 2 sindaci per ogni regione, i sindaci delle città capoluogo di regione, 21 nominati dal Presidente della Repubblica). Le regioni, inoltre, non saranno rappresentate in proporzione ai propri abitanti, ma ciascuna esprimerà un numero pari di senatori.
Sembra una proposta “all’americana”, come è stato suggerito, eppure il modello, in realtà, è quello francese del suffragio indiretto, dei senatori come eletti dagli eletti (quindi: un Senato di «non eletti», come lo chiama Renzi, o un Senato di “doppiamente” eletti?). Ora, l’aspetto interessante – e preoccupante – è che, proprio in Francia, negli ultimi due anni ci si è resi ormai conto di come quel sistema che Renzi vorrebbe oggi introdurre in Italia non abbia funzionato, abbia prodotto effetti destabilizzanti e delegittimanti e debba essere radicalmente rivisto. Mi limito a ricordare come la Commissione Jospin (Commission de rénovation et de déontologie de la vie publique), nominata dal Presidente Hollande con decreto del 16 luglio 2012, abbia presentato, nel novembre 2012, un rapporto (dall’indicativo titolo Pour un renouveau démocratique) nel quale, tra le altre cose viene indicata la necessità di rafforzare il sistema rappresentativo del Senato, sostituendo all’elezione “indiretta” un’elezione diretta dei senatori, «afin de faire du Sénat une assembée représentative de la diversité des courants d’opinion de la société française». A fronte di tale necessità la Commisione Jospin propone, altresì, l’estensione del meccanismo di elezione a scrutinio proporzionale (dal 52 al 72%) e diminuendo drasticamente (del 70%) la quota dei delegati dei Consigli comunali. Questo, per la Commissione, il modo di risolvere quella che Jospin, fin dal 1998, definiva un’anomalia democratica («Le Sénat est une anomalie démocratique»).

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