Bandiera bianca (di Marco Travaglio)

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di Marco Travaglio - Fatto Quotidiano, 17 settembre 2026

 

Se volete spendere bene un’ora del vostro tempo, riguardatevi sul nostro sito o sul canale Youtube l’incontro alla festa del Fatto “Pane e bombe. L’Europa va alla guerra”, con Lucio Caracciolo, Gian Andrea Gaiani e Andrea Riccardi. Un breve tour nella follia di chi annuncia e prepara una guerra che non è in grado di vincere, ma neppure di combattere, dunque dovrebbe provarle tutte per evitarla con la diplomazia e la cooperazione: quella contro la Russia, prima potenza atomica mondiale, con 6.200 testate nucleari e missili ipersonici che nessuno può intercettare. Chi vaticina attacchi russi entro 2 o 3 anni, chi aumenta i letti negli ospedali e i loculi nei cimiteri, chi scava bunker, chi distribuisce manuali e kit da guerra atomica, chi mina i confini (Finlandia e Baltici), chi (in Spagna) fa scorte di carta igienica nel comprensibile timore di farsela sotto, chi (il governo svedese) annuncia che ogni notizia di una resa andrà considerata falsa (quindi Stoccolma non potrà mai arrendersi). Intanto i vertici militari e spionistici Nato fanno sapere a Politico che non risultano piani russi per attaccarci. Ergo dovremmo attaccare per primi, anche se la propaganda tenta di convincerci che saremmo i secondi perché Putin già ci attacca con la mitica “guerra ibrida” (che però fanno tutti da sempre).

I più bellicosi sono Baltici (10mila soldati in tre), Finlandia (17mila), Svezia (6mila) e Polonia, che almeno ha un esercito vero, ma non è solo anti-russa: è pure anti-ucraina, non avendo mai digerito lo scippo di Galizia e Volinia. In caso di guerra convenzionale, l’Italia rischierebbe non gli 86 caduti in vent’anni fra Afghanistan e Iraq, ma migliaia, senza contare i feriti e i prigionieri: perdite che nessuna società europea potrebbe sopportare per una settimana. Ma un attacco di Paesi Nato alla Russia, per le rispettive dottrine militari, innescherebbe una risposta nucleare che neppure Stati atomici come Francia e Uk potrebbero fronteggiare. E non c’è riarmo Ue né 5% di Pil alla Nato che possa colmare il gap: già oggi i paesi Ue spendono in difesa il triplo della Russia, ma hanno munizioni per 2 o 3 settimane, avendo per giunta svuotato gli arsenali per Kiev. Siccome poi la propaganda europea (Putin combatte con pale, tossici, ciechi e sordi, ma sta per invaderci) è meno credibile di quella russa (siamo il Paese più grande del mondo: perché dovremmo invadervi?), crescono fra gli europei i No al riarmo e alle armi a Kiev (in Italia i Sì sono rispettivamente il 28 e il 18%), figurarsi a un arruolamento: i politici che non vogliono chiudere bottega sanno cosa fare. Si spera che si avveri la profezia di Caracciolo: “Se entrassimo in guerra, non potrebbe durare più di qualche minuto: il tempo necessario per arrenderci”.

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