Cina. E' il Giappone il vero obiettivo dell'Adiz
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di Diego Angelo Bertozzi
Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud hanno protestato contro la decisione cinese di creare una “Air Defence Identification Zone” (Adiz) nel Mar Cinese orientale. I primi, inoltre, hanno subito reagito inviando nella zona due B-52 senza tener conto delle misure di identificazione predisposte da Pechino, seguiti da una azione simile da parte degli altri due Paesi. Ma il vero obiettivo della Adiz sembra essere Tokyo. Per il Global Times - pubblicazione ufficiale legata al Quotidiano del Popolo - l’imperativo è infatti quello di contrastare le azioni provocatorie che potrebbero arrivare dal Sol Levante. Le espressioni usate nell’articolo sono assai chiare: “Se Tokyo invia aerei nella zona, saremo costretti ad inviare un nostro aereo. Se la tendenza continua, seguiranno probabilmente attriti e scontri e fino ad arrivare ad un clima di tensione simile a quello della Guerra Fredda tra gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica”. E il futuro delineato è certo preoccupante: “Siamo disposti a impegnarci in uno scontro prolungato con il Giappone. Il nostro obiettivo finale è quello di battere la sua volontà e la sua ambizione di istigare un confronto strategico contro la Cina”.
Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud hanno protestato contro la decisione cinese di creare una “Air Defence Identification Zone” (Adiz) nel Mar Cinese orientale. I primi, inoltre, hanno subito reagito inviando nella zona due B-52 senza tener conto delle misure di identificazione predisposte da Pechino, seguiti da una azione simile da parte degli altri due Paesi. Ma il vero obiettivo della Adiz sembra essere Tokyo. Per il Global Times - pubblicazione ufficiale legata al Quotidiano del Popolo - l’imperativo è infatti quello di contrastare le azioni provocatorie che potrebbero arrivare dal Sol Levante. Le espressioni usate nell’articolo sono assai chiare: “Se Tokyo invia aerei nella zona, saremo costretti ad inviare un nostro aereo. Se la tendenza continua, seguiranno probabilmente attriti e scontri e fino ad arrivare ad un clima di tensione simile a quello della Guerra Fredda tra gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica”. E il futuro delineato è certo preoccupante: “Siamo disposti a impegnarci in uno scontro prolungato con il Giappone. Il nostro obiettivo finale è quello di battere la sua volontà e la sua ambizione di istigare un confronto strategico contro la Cina”.
Sulla stessa linea, anche se con toni meno duri, è anche Yan Xuetong, studioso di relazioni internazionali dell’Università Tsinghua, per il quale il Giappone rappresenta il vero problema perché ha adottato un “politica conflittuale”, intende “trascinare gli Usa in una politica di contenimento anti-cinese” e vuole rivedere la natura pacifista della propria Costituzione.

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