Contratto Funzioni Locali: un buco da 784 milioni nei bilanci di Comuni e Province

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Contratto Funzioni Locali: un buco da 784 milioni nei bilanci di Comuni e Province

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di Federico Giusti

L’accelerazione dei rinnovi contrattuali del pubblico impiego è sotto i nostri occhi, per chi voglia vedere la realtà, tuttavia è altrettanto evidente che i sindacati di base e la Cgil non vogliano prendere atto che proprio la mobilitazione nei luoghi di lavoro su due soli argomenti (potere di acquisto e di contrattazione) meriterebbe spazio, attenzione e un fattivo impegno.
 
Inutile strillare alla luna quando non si mobilitano lavoratori e lavoratrici abituandoli a proteste rituali, a volantini nei quali si chiedono 500 euro di aumenti per salvarsi la coscienza in uno sterile gioco a chi la dice più grossa.
 
E  oltre al Governo dovremo chiamare in causa l'Anci , le Regioni e più in generale gli enti locali di ogni ordine e grado per la loro prassi subalterna agli Esecutivi via via avvicendatisi . Non solo lo Stato è in debito con gli enti locali da lustri ma si persevera in questo definanziamento.
Nel frattempo il Governo "dei poveri" e "contro le ingiustizia" mantiene i livelli retributivi, negli Enti locali, nettamente al di sotto della media delle altre Pubbliche amministrazioni salvo poi lamentarsi della migrazione di personale verso quest'ultime .
 
Se i rinnovi restano una miseria, nel comparto enti locali non c'è stata una iniziativa degna di nota, tuttavia anche aumenti di due terzi inferiori al costo della vita, tra pochi giorni in busta paga,  avranno effetti negativi sulle casse degli enti locali sui quali graverà gran parte degli oneri derivanti dalle maggiori spese per il personale.
 
Il Governo non fa nulla per salvaguardare gli enti locali , non predispone dei finanziamenti adeguati, non rivede le norme che scaricano sempre sugli enti locali oneri e spese eccessive, non interviene per assicurare maggiori assunzioni rispetto ai tetti vigenti nonostante il comparto abbia perso, più o meno, un quarto dei suoi organici. E siamo silenti anche rispetto ai vergognosi atti di indirizzo per sottoscrivere i nuovi contratti nazionali a costi ancor minori di quelli già miseri dell'ultimo rinnovo. E in quell'Atto relativo alle funzioni locali troviamo anche l'onere a carico dei Bilanci di Ente per la spesa personale
 
Leggiamo testualmente sulla rivista on line, riservata agli abbonati, de Il Sole 24 Ore Enti locali
 
Dal momento che i Comuni sostengono il 73% della spesa di personale del comparto, il conto presentato ai sindaci dal contratto si aggira intorno ai 722 milioni. Aggiungendo Città metropolitane e Province, si arriva a 784 milioni, il 79,2% della spesa complessiva che sarà messa in moto dal rinnovo.
 
Ci saremmo aspettati dal mondo sindacale non firmatario dei contratti attenzione verso questi aspetti e anche sulle tempistiche, un atto di indirizzo per il nuovo contratto dovrebbe avvenire con qualche settimana di ritardo proprio per valutare gli effetti del vecchio CCNL, questa fretta invece è studiata ad arte per non dare tempo agli Enti locali di valutare, conti alla mano, gli effetti sui bilanci derivanti dai maggiori oneri di spesa.
 
E' del tutto evidente che la fretta sia spiegabile  anche con la necessità di impedire ai lavoratori di toccare con mano la irrilevanza degli aumenti erogati, prevenire eventuali proteste, al contempo vogliono evitare, dal Governo, di aprire nuove contrattazioni con l'Anci e le Regioni, sottoscriveranno in fretta e furia un altro contratto scaricando su questi ultimi ulteriori oneri.
 
Alla opinione pubblica daranno in pasto cifre gonfiate, aumenti complessivi per sei anni che per quanto miseri cementificheranno l'immagine di buste paga in aumento esponenziale tacendo invece sulla reale erosione del potere di acquisto e sulla diminuzione dei salari reali
 
E nel frattempo la carenza di personale, la disparità di trattamento economico, le difficoltà di far quadrare i conti con le norme vigenti, resteranno  problemi insoluti, il Governo potrà dormire sonni tranquilli senza alcuna opposizione. 
 
Le responsabilità dell'Anci sono evidenti ma il sindacato che dovrebbe opporsi a questo stato di cose è altrettanto complice con i suoi silenzi e mobilitazioni stanche e rituali tanto avulse dalla realtà quanto inutili.

Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

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