Cuba sotto assedio, ma la Rivoluzione non lascia indietro nessuno

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Durante i lavori della Commissione parlamentare cubana dedicata a infanzia, gioventù e uguaglianza di genere, il presidente Miguel Díaz-Canel ha ribadito l’impegno profondo del governo verso le persone e le comunità in situazione di vulnerabilità. Con tono fermo ma costruttivo, ha criticato alcune affermazioni emerse nei dibattiti parlamentari, che – a suo dire – rischiano di stigmatizzare chi vive in povertà estrema, dimenticando le cause strutturali di queste condizioni. “Le persone in strada o in stato di disagio non sono un errore individuale, ma il risultato di ingiustizie storiche e disuguaglianze acuite”, ha affermato. E ha aggiunto: “Non possiamo giudicare superficialmente, né voltare le spalle a chi soffre. Sono nostri. E tocca a noi prendercene cura”.

Ma il presidente ha fatto un passo oltre, indicando con chiarezza uno dei principali responsabili dell’aggravarsi delle condizioni sociali: il blocco economico, finanziario e commerciale imposto dagli Stati Uniti. “Questa politica ostile – ha spiegato – non è solo un attacco economico: mira alla frattura sociale, alla disperazione, alla caduta della Rivoluzione stessa”. Il rafforzamento delle misure coercitive da parte di Washington ha reso ancora più difficile l’accesso a risorse essenziali, generando carenze che colpiscono soprattutto le fasce più fragili.

Tuttavia, Díaz-Canel ha sottolineato che Cuba non ha rinunciato al proprio dovere sociale: oltre 30 programmi governativi continuano ad affrontare le varie forme di vulnerabilità, dalla protezione delle donne e delle famiglie numerose alle misure per l’infanzia e i giovani. “Fidel ci ha insegnato che la crescita economica non ha senso senza giustizia sociale. La nostra politica si fonda sulla dignità, non sul profitto”, ha affermato il presidente, rinnovando l’impegno della Rivoluzione a non lasciare nessuno indietro, anche sotto assedio.

Díaz-Canel ha infine lanciato un appello all’unità e alla responsabilità collettiva: “Se il nostro cuore non vibra davanti al dolore sociale, non troveremo la forza per superare questa fase. Ma se agiamo con umanità, etica e partecipazione, supereremo anche questo assedio. Perché la Rivoluzione è fatta per la felicità del popolo”.

Tratto dalla newsletter quotidiana de l'AntiDiplomatico dedicata ai nostri abbonati

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