Dallo Stretto di Hormuz al crack di Wall Street: il domino impazzito che nessuno vuole vedere

L'euforia di Wall Street è un castello di carte pronto a crollare. La miccia si chiama Hormuz: se la follia bellica in Medio Oriente dovesse degenerare, l'effetto domino travolgerà prima il petrolio, poi le borse, infine i risparmi di milioni di famiglie. Il sangue e il petrolio si mescoleranno in una tempesta perfetta

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Dallo Stretto di Hormuz al crack di Wall Street: il domino impazzito che nessuno vuole vedere

La criminale impresa bellica della coalizione Epstein contro l'Iran è foriera di una grossa crisi. E come in un domino inesorabile, le prime pedine a cadere potrebbero essere quelle del mercato petrolifero e, subito dopo, della finanza globale. Se Israele e Stati Uniti continueranno a soffiare sul fuoco, l’Iran potrebbe giocare la sua carta più pericolosa: la chiusura totale dello Stretto di Hormuz e si potrebbe verificare un crollo dell'interaproduzione di greggio a livello regionale in Asia occidentale. Una mossa geopolitica che, come riporta anche l'analista Germán Gorraiz López su AgoraVox, farebbe evaporare il 20% del petrolio mondiale, proiettando il greggio verso quota 200 dollari al barile.

Non sarebbe solo un’impennata dei prezzi, ma la riedizione aggiornata dello shock petrolifero del 1973, con il suo strascico di recessione e panico borsistico. Siamo di fronte all’ennesima dimostrazione dell’effetto farfalla, quel fenomeno per cui il battito d’ali di una farfalla a Teheran può scatenare un uragano a Wall Street. In ballo non ci sono solo previsioni, ma il destino di un’architettura finanziaria già marcia fino al midollo.

Perché i mercati sono già un castello di carte. L’euforia degli ultimi anni, alimentata a dosi massicce di liquidità dalle banche centrali dopo il 2008, ha creato un mostro. Un’esuberanza irrazionale, per dirla con Greenspan, che ha gonfiato una bolla speculativa paragonabile a quella dei ruggenti anni Venti, preludio del ’29.

Le agenzie di rating? Sfilano a braccetto con la realtà dei salotti buoni, giustificando l’ingiustificabile e bollando come gufi chi, dai fondi speculativi, prova a scommettere sul ribasso. Si materializza così l’arguta definizione dell’economista iconoclasta John Kenneth Galbraith: “Ci sono due tipi di economisti: quelli che non sanno niente e quelli che non sanno neppure questo”. Una casta che ignora il monito di Keynes, secondo cui i mercati possono restare irrazionali più a lungo di quanto tu possa rimanere solvibile.

Lo sanno bene i piccoli risparmiatori, incantati dalle luci della stratosfera finanziaria. Sono loro le vittime sacrificali di questo teatrino. Perché quando la bolla scoppierà, e la storia insegna che prima o poi scoppia sempre, saranno i primi a bruciarsi le ali.

Ed è qui che la variabile imprevista, sottolinea l'analista, fa il suo ingresso trionfale. I modelli quantitativi usati per prevedere l’andamento dei mercati sono solo simulazioni basate sul passato, sulla teoria dell’instabilità finanziaria di Minsky. Basta un errore, una variabile fuori copione come l’escalation in Medio Oriente, e il margine d’errore dei supercomputer di borsa supera il 100%. Il caos diventa l’unica variabile certa.

Hormuz è lo scenario che potrebbe innescare la tempesta perfetta. Un’impennata dell’inflazione, la conseguente stretta sui tassi da parte della Fed, e gli investimenti azionari perderebbero ogni attrattiva. I venditori allo scoparto prenderebbero il controllo, innescando una svendita di massa che farebbe implodere la bolla. Il crollo, come profetizzava Galbraith, sarebbe inarrestabile.

E dopo il botto, le macerie. Aziende in dissesto finanziario, svalutazione monetaria per provare a reggere l’urto delle esportazioni, e milioni di famiglie ridotte sul lastrico. Il copione è già andato in scena con la bolla delle dot-com all’inizio del millennio: allora le imprese furono costrette a ristrutturarsi per sopravvivere. Oggi, però, il contesto è diverso. L’effetto domino rischia di travolgere interi settori, portando con sé fallimenti a catena e il ritorno di uno spettro che si credeva dimenticato: la stagflazione.

La storia non si ripete uguale a se stessa e questa volta potrebbe essere ancora più amara, oltre che macchiata di sangue.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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