Dobbiamo protestare contro Trump - ma la crisi nel capitalismo che rappresenta è benvenuta
POTUS è tra noi. Oggi è il secondo giorno della visita di Stato di Trump. Tali eventi di solito significano una convergenza diplomatica, politica, ideologica o, più spesso, commerciale tra gli Stati.
Non sono minacciati gli interessi delle élite dall’attuale presidente USA, ma piuttosto l'attuale presidente della Casa Bianca non è ritenuto completamente affidabile.
Oggi un’ampia fetta dell'opinione pubblica britannica scenderà in piazza per esprimere, con esuberanza, i numerosi elementi di disapprovazione per ciò che Trump rappresenta.
Dovremmo tenere a mente che questo dissidente e volgare repubblicano costruito con abilità è stato per decenni un democratico, un cosmopolita di New York e un confidente di Clinton.
E’ stato reinventato, per uno scopo particolare - per ricostituire una base popolare e ideologica per una parte del capitale statunitense che desiderava un orientamento diverso da quello della politica borghese bipartisan dell'élite americana.
La reincarnazione di Trump è il prodotto diretto della crisi capitalista globale che manifestata dal crollo finanziario del 2007.
La mania del mercato che era diventata l'incontestabile ortodossia economica nell'era neoliberista della globalizzazione perse la sua credibilità in poche settimane di crisi a Wall Street.
Più di un decennio più tardi i problemi strutturali che questa crisi ha rivelato non sono stati affrontati in nessun luogo e, in ogni continente, le masse popolari sono in movimento.
Gordon Brown pensava di aver salvato il mondo socializzando le perdite bancarie del capitalismo e portando le banche in fallimento alla proprietà statale.
Attraversata la stagnazione, dopo che Barack Obama ha portato a termine un'operazione simile, ha raccontato ai pezzi grossi del sistema bancario statunitense: "La mia amministrazione è l'unica cosa tra voi e i forconi".
Presero atto, ma non capirono che Hillary Clinton non era la risposta al loro problema di immagine.
Le caratteristiche comuni delle crisi capitaliste statunitensi e britanniche sono certamente economiche, ed è per questo che l'incursione anti-convenzionale di Trump nella politica interna britannica - approvando sia Nigel Farage che Boris Johnson - è così indicativa dei paralleli politici.
Se la crisi degli Stati Uniti ha prodotto sia un Tea Party a destra che una sinistra di Occupy, la Gran Bretagna ha il fenomeno Corbyn e l'ondata del Partito Brexit.
Il capitalismo ha una vera crisi ideologica di fiducia. La maggioranza dei cittadini statunitensi tra i 18 e i 35 anni ha un'opinione migliore del socialismo che del capitalismo.
Non è più possibile fare affidamento sul tipo di politica bipartisan che collegava il regime di privatizzazione di Margaret Thatcher alle politiche del PFI del New Labour quando anche la maggioranza degli elettori Tory desidera la proprietà pubblica del nostro sistema ferroviario.
Trump ha conquistato la presidenza su un voto di minoranza "attaccando Wall Street nel nome di Main Street" e concentrandosi su quelle sezioni della classe operaia multirazziale degli Stati Uniti e quegli stati industriali che avevano votato due volte per Obama come l'agente del cambiamento e si sono trovati non volendo ingannati una terza volta.
Sta diventando abbondantemente chiaro che né l'ortodossia neoliberista controllata dal FMI, dalla Banca Mondiale e dall'UE, né il nazionalismo gretto della destra populista, possono fornire risposte ai problemi della vita reale che riguardano i lavoratori di tutte le nazioni, quindi esiste già una delle precondizioni per il progresso socialista.
Una divisione nella classe dominante è un'opportunità per l'avanzamento della classe operaia solo se esiste un veicolo politico adatto allo scopo.
Questo è il motivo per cui ogni tentativo di destabilizzare la leadership laburista e indebolire i suoi impegni radicali del manifesto non serve i molti ma i pochi.
(Traduzione de l’AntiDiplomatico)

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