Egitto : Prima tornata del referendum costituzionale

Si è votato in dieci governatorati. Il “sì” al 56,5%.

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Egitto : Prima tornata del referendum costituzionale

Il 15 dicembre si è tenuta in Egitto la prima tornata del referendum costituzionale nei governatorati de Il Cairo, Alessaandria, Aswan, Sohag, Gharbiya, Assiut, Daqahlia, Sinai del Nord, Sinai del Sud e Aswan. La seconda tornata si svolgerà il 22 dicembre nei governatorati di Giza, Qalyubiya, Monufiya, Beheira, Kafr al-Sheikh, Damietta, Ismailia, Port Said, Suez, Matrouh, Mar Rosso, New Valley, Beni Suef, Fayoum, Minya, Luxor e Qena
Secondo i primi risultati non ufficiali il 56,5% degli egiziani si sarebbe espresso a favore della bozza di Costituzione. Il testo sarebbe invece stato respinto nei governatorati de Il Cairo e Gharbiya. L’affluenza alle urne è stata molto bassa, del 33%. La Commissione Elettorale Suprema annuncerà i risultati finali del referendum solo dopo il secondo turno.
Il Fronte di salvezza nazionale e diversi gruppi per i diritti umani hanno chiesto la ripetizione del voto citando numerosi casi di “irregolarità e violazioni” che avrebbero viziato il processo referendario. Tra questi, in particolare, l’assenza di un numero sufficiente di giudici a monitorare il processo. Fortemente criticata anche la decisione di affidare all’Esercito la supervisione del voto. Il dispiegamento di forze è stato imponente con 12mila soldati e 6mila veicoli blindati schierati a protezione dei seggi elettorali
Il voto è stato pacifico ad eccezione di un attacco condotto contro il quartier generale del partito Wafd, affiliato al Fronte di salvezza nazionale, cartello dell’opposizione
I risultati del referendum, che è stato preceduto da tre settimane di manifestazioni e proteste, mostrano un Paese sempre più diviso tra un fronte guidato da Morsi e la Fratellanza Musulmana e l’opposizione, riunita sotto il Fronte nazionale di salvezza, che contesta la bozza perché recepisce principi islamici senza garantire i diritti delle minoranze.
Sulla situazione di un Paese sempre più polarizzato grava la decisione del Fondo Monetario Internazionale di posticipare l’accordo sulla concessione di un prestito di 4,8 miliardi di dollari

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