Fallisce la pressione USA-Israele: Teheran ora tratta da posizione di forza

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Fallisce la pressione USA-Israele: Teheran ora tratta da posizione di forza

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La crisi tra Iran, Stati Uniti e Israele entra in una fase sempre più critica, tra proposte diplomatiche, minacce esplicite e tensioni energetiche globali. Teheran ha presentato, tramite il Pakistan, una propria proposta per porre fine alla guerra, articolata in dieci punti. Il piano respinge un semplice cessate il fuoco, puntando invece a una conclusione definitiva del conflitto che tenga conto delle condizioni iraniane. Tra le richieste principali figurano la fine delle ostilità nella regione, la ricostruzione post-bellica, la revoca delle sanzioni e soprattutto un protocollo per garantire il passaggio sicuro nello strategico stretto di Hormuz.

Una mossa che arriva dopo che, secondo fonti iraniane, la Repubblica Islamica avrebbe dimostrato la propria superiorità militare, a fronte di quello che definisce il fallimento delle operazioni statunitensi. Dal canto suo, il presidente Donald Trump ha riconosciuto l’importanza della proposta iraniana, pur giudicandola “non sufficientemente buona”. Washington continua infatti a insistere su condizioni più ampie, in particolare sui programmi nucleari e missilistici di Teheran, nodi centrali su cui non esiste alcun consenso. Nel frattempo, la situazione sul campo resta incandescente.

L’Iran ha quasi completamente bloccato lo stretto di Hormuz alle navi legate a Stati Uniti e alleati, provocando un’impennata dei prezzi energetici globali. Questa arteria, attraverso cui transitava circa un quinto del petrolio mondiale, è diventata il fulcro dello scontro economico e strategico. Le tensioni verbali non fanno che aggravare il quadro. Trump ha lanciato un nuovo ultimatum, minacciando attacchi contro infrastrutture iraniane e usando toni estremamente duri. In risposta, il presidente del Parlamento iraniano, Mohamad Baqer Qalibaf, ha accusato Washington di trascinare l’intera regione verso “un inferno vivente”, denunciando anche l’influenza del premier israeliano Benjamin Netanyahu sulle decisioni statunitensi. Le autorità iraniane ribadiscono che lo stretto di Hormuz “non sarà mai più come prima”, mentre alti funzionari avvertono che un solo errore potrebbe interrompere i flussi energetici globali.

Il rischio, sempre più concreto, è quello di un’escalation irreversibile con conseguenze economiche e geopolitiche su scala mondiale. In questo scenario, emerge con sempre maggiore evidenza il fallimento della cosiddetta coalizione Epstein, incapace di piegare Teheran nonostante la superiorità militare dichiarata. L’Iran, dopo aver resistito alla pressione combinata di Stati Uniti e Israele, si trova ora in una posizione di forza che gli consente di dettare le proprie condizioni per un accordo di pace. Un ribaltamento degli equilibri che potrebbe ridefinire non solo l’esito del conflitto, ma l’intero assetto geopolitico della regione.


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