Ferie 'regalate' allo Stato: la rivolta dei dipendenti pubblici contro i doppi turni e i tagli
di Federico Giusti
La notizia è salita agli onori della cronaca, parliamo dei dipendenti pubblici che hanno accumulato decine di giorni di ferie, di quanti vanno in pensione e gli ultimi mesi di lavoro sono dedicati al recupero eccedenze orarie e giorni di riposo mai fatti.
Ex dipendenti della PA non ci stanno a "regalare" ferie ed eccedenze orarie dopo doppi turni imposti da Bruxelles e dalla mera sudditanza della classe politica italiana.
Docenti precari, personale della sanità, dipendenti degli Enti locali alla fine hanno migliaia di ore (conteggiando le ferie anche in questo modo) di riposo per il riconoscimento delle quali devono muovere causa, dopo il pensionamento, al datore di lavoro.
Malcostume, cattiva organizzazione o le conseguenze di 9 anni di blocco della contrattazione e delle assunzioni che hanno determinato aumenti dei carichi di lavoro, insufficienza degli organici (grazie anche alle inique regole che limitano la spesa di personale)?
Sono centinaia le cause sono negli ultimi mesi e sono tutte sentenze che condannano il Pubblico al pagamento delle spettanze, a risarcire le ferie non godute.
Qualche giornale ha attestato una spesa superiore a 3,2 milioni di euro a conferma che le stesse regole imposte alla PA alla fine sono foriere di sventure tra ricorso strutturale all'interinale in sanità, processi di esternalizzazione dei servizi, impoverimento complessivo del settore pubblico.
Se poi, a forza di tagli, ottieni dei risparmi ha senso pagare queste cifre perchè la PA non ha rispettato i diritti dei lavoratori?
Chiunque abbia lavorato nella PA sa bene che il problema delle ferie non godute, delle ore di credito orario accumulato è assai diffuso, negli ultimi tempi molti dirigenti mettono a casa direttamente i dipendenti senza preoccuparsi di come sostituirli con il risultato di scaricare maggiori carichi di lavoro su pochi dipendenti e costruire, ad arte, una sorta di odio intergenerazionale fuori da ogni considerazione logica, obiettiva e solidaristica. E poi ci sono le solite pagelline a rappresentare lo strumento ricattatorio con cui ottenere quello che a logica non dovrebbero neanche chiedere.
E Governo e Magistratura contabile non possono ignorare il problema se perfino la Corte dei Conti , per il servizio sanitario, parla di 50 mila giornate di ferie mancate.
Le soluzioni all'orizzonte? Potrebbero essere diverse e tra loro in contraddizione, escludiamo intanto la norma che vieta alla Pubblica amministrazione di liquidare le ferie (correva l'anno 2012 ed era in corso la revisione di spesa nota come spending review), un suo ripristino sembrerebbe all'orizzonte per sancire che le ferie non sono un diritto inalienabile ma invece un diritto variabile a seconda dei casi. Accrescere i carichi di lavoro per personale avanti con gli anni determina l'insorgere di patologie e malattie professionali ma accresce anche la possibilità di infortuni (talvolta gravi e mortali) Il diritto al riposo non era la finalità della norma, piuttosto evitare cause e contenziosi, risparmiare sulla pelle della forza lavoro e ricorrere al privato, un esempio plastico di come certi provvedimenti possono essere giustificati in termini fuorvianti e lontani dalla realtà. A distanza di anni tra esternalizzazioni e interinali possiamo solo asserire che certe norme hanno solo portato danni al pubblico e alla sua credibilità
La seconda soluzione potrebbe essere data dalla rimozione delle regole che limitano le assunzioni di personale ma ci vorrebbe coraggio politico al cospetto di Bruxelles, una richiesta che si scontra con l'arrendevole subalternità del Governo Meloni ai potenti di turno. Se poi vuoi ridurre le tasse oltre ogni limite o i tagli al cuneo fiscale si sostituiscono agli aumenti contrattuali, non ci sono margini di scelta
Dovremmo quindi riprendere gli organici di una ventina di anni fa, e riaprire il turnover nella Pa prevedendo l'ingresso di un numero di dipendenti pubblici ben maggiore di quello invece previsto con le norme attuali, del resto il congelamento degli stipendi e delle assunzioni venne dichiarato contrario alla Costituzione nel 2015 ma nessuno, in questi anni, si è mai mosso per una operazione necessaria a ripristinare verità e giustizia.
E nella ignavia della classe politica italiana non poteva che arrivare la condanna della Corte di Giustizia europea fino alla ventilata indennità per ferie non godute. Ora le indennità di vacanza contrattuale si sono rilevate come una beffa e un danno economico, non vorremmo ripetere l'errore
Sarebbe l'ennesima beffa del diritto del lavoro, ben altre dovrebbero essere le soluzioni e il silenzio del sindacato in questa vicenda suona come una ulteriore dimenticanza delle condizioni di vita e di lavoro del personale della Pubblica amministrazione i cui stipendi in Italia , è bene ricordarlo, sono tra i più bassi della UE.

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