G-7: un vertice ingannevole come il trucco di una vecchia signora

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G-7: un vertice ingannevole come il trucco di una vecchia signora



di Alberto Negri - Tiscali
 

Ci sono le chiacchiere e poi c’è la realtà, al G-7 come in qualunque consesso umano. Il vertice dei cosiddetti grandi della Terra a Biarritz non è stato esattamente come lo descrivono le cronache. L’ospite francese Macron ha fatto due colpi di teatro: ha invitato a sorpresa il generale egiziano Al Sisi e poi anche il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif. L’Iran rappresenta sicuramente la crisi più pericolosa e bruciante e Macron ha voluto dare l’impressione di avere ricevuto l’investitura di mediatore. In realtà Trump ha lasciato fare mentre Israele bombardava il Medio Oriente. Gli israeliani hanno colpito in Iraq le milizie sciite affiliate a Teheran e poi ha cercato di bersagliare gli Hezbollah filo-iraniani in Libano. In poche parole mentre a Biarritz si discuteva, o si faceva finta di farlo, il maggior alleato americano nella regione faceva parlare le armi.

Per il presidente americano questi vertici internazionali sono di una noia assoluta e soltanto per quieto vivere ha lasciato che Macron facesse per un giorno il protagonista. L’unica cosa che gli interessa e far riammettere Putin espulso nel 2014 per l’annessione della Crimea ma gli europei si oppongono. Trump ha un assoluto disprezzo del multilateralismo e, come ha rivelato l’ambasciatore inglese a Washington, ha stracciato l’accordo del 2015 sul nucleare di Teheran senza alcuna valida ragione. La stessa cosa vale per i dazi, una guerra commerciale che sta trascinando al ribasso l’intera economia internazionale. Trump non solo vuole imporli ai cinesi ma anche agli europei: è consapevole che questo può portare a una vasta crisi economica mondiale ma è disposto a pagarne il prezzo, almeno fino al punto che questo atteggiamento non incida sulla sua rielezione, visto che ormai è entrato in piena campagna elettorale.

 

Quanto all’Italia questo G-7 era soltanto una passerella per il premier dimissionario Giuseppe Conte che, contrariamente alla Lega di Salvini, sostenendo la candidatura della tedesca Ursula von der Leyen alla presidenza della commissione europea si è guadagnato l’appoggio di Parigi, di Berlino e dell’establishment dell’Unione, secondo il copione che per altro gli aveva chiesto di interpretare il presidente della repubblica Mattarella.


Conte è apparso così sicuro da dichiarare che “dopo un anno di governo è in grado di indicare le soluzioni per risolvere i problemi del Paese”. Neppure Andreotti aveva mai detto una cosa simile dopo mezzo secolo ai vertici della Repubblica.


La realtà forse è meno brillante. Conte, su richiesta di Macron, ha incontrato il generale egiziano Al Sisi che da tre anni ci prende in giro sul caso di Giulio Regeni e appoggia il leader libico Haftar contro il governo di Tripoli sostenuto anche dall’Italia. Non solo. Conte l’anno scorso si è bevuto da Trump la balla che l’Italia avrebbe avuto in Libia la “cabina di regia”. In Libia il nostro governo conta poco e l’unico attore di peso è l’Eni.


Agli italiani e all’opinione pubblica piace però avere una visione cosmetica dei vertici internazionali dove già il solo fatto di esserci dovremmo essere contenti. A Trump l’Europa della Brexit, quindi sempre più debole, sembra come una vecchia signora che per apparire più giovane e dinamica si rifà il trucco. Ma per avere una politica non basta l’estetica di un vertice scintillante a Biarritz.

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