Germania, il fallimento dei numeri: ogni euro speso in armi ne produce solo la metà
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di Federico Giusti
L'industria della difesa è in crescita e in espansione, non è tuttavia a livelli tali da compensare l'arretramento complessivo della manifattura. E prendendo ad esempio la Germania, la crescita del complesso industrial militare è un dato acclarato come la tentazione, delle case produttrici di auto, di riconvertirsi al riarmo
L'ultima tentazione della Germania è quella di costruire una portaerei di cui è storicamente sprovvista, una tentazione per altro costosa che richiede ingenti risorse economiche, navi e aerei di scorta per la protezione.
Da capire se l'arrivo di una portaerei sia un segnale di svolta per l'esercito tedesco, se i vantaggi saranno maggiori degli svantaggi sapendo che, nel Mar Baltico, una portaerei sarebbe comunque in grave difficoltà sotto gli attacchi dei missili e dei sistemi di difesa aerea terrestri. Le portaerei sono state pensate in scenari di guerra diversi da quelli attuali, intanto la Germania costruisce sei fregate
con un costo totale di quasi dieci miliardi di euro. La Francia, invece, con la stessa cifra costruirà una nuova portaerei nucleare in sostituzione della "Charles de Gaulle", i lavori sono già a buon punto e dovrebbero essere completati in meno di due anni.
L'industria renana è in crisi per molteplici cause, giorno dopo giorno appare evidente che la guerra Usa è stata pensata anche nell'ottica di consumare poco a poco la Ue, poi ci sarà da fare i conti con la concorrenziale Cina ma soprattutto con gli elevati costi dell'energia dopo la fine delle forniture a basso costo dalla Russia. All'orizzonte la perdita di migliaia di posti di lavoro, una realtà con cui fare i conti e senza perdere ulteriore tempo
L'industria della difesa vede la Germania scalzare la Cina e piazzarsi al quarto posto come esportatore di armi al mondo. Nello stabilimento Volkswagen di Osnabrück ormai si producono quasi solo veicoli militari militari. Ma gli armamenti non salveranno l'economia tedesca, non produrranno gli effetti sperati, forse accresceranno gli utili in borsa ma non la economia nel suo complesso perchè la perdita in tanti settori non potrà essere compensata solo dallo sviluppo della produzione militare. E a questa conclusione sono arrivati in tanti, in Germania e nel Nord Europa, ogni euro di spesa per le forze armate produce nel migliore dei casi 50 centesimi di produzione economica aggiuntiva, l'effetto domino non esiste e soprattutto le ripercussioni sul fronte occupazionale sono solo negativi.
In meno di due anni l'industria tedesca ha perso 15 mila posti di lavoro ossia poco meno delle unità complessivamente impiegate nel settore militar industriale, se pensiamo che la perdita occupazionale è stimata, da qui a pochi anni ,in oltre 5 milioni di posti non saranno certo le fabbriche di armi a compensare questa feroce diminuzione.
E sempre in Germania inizia un dibattito feroce sugli effetti del Riarmo perchè meno della metà delle ordinazioni di armi arriva direttamente alle fabbriche nazionali e in tempi di crisi economica questo dato sta pensando non poco . Ci sono poi componenti della spesa per la difesa che vengono assorbiti in stipendi il che induce a riflettere anche sui margini di profitto e sulla mancata crescita della produttività economica nel suo complesso
Se quindi la industria automobilistica pensa di superare la crisi della domanda con la produzione di carri armati non andrà lontano, la rinuncia ad investire nell'auto ecologica avvantaggia alla fine i marchi orientali
La casa automobilistica VW ha finora sottolineato che non produrrà armi, una decisione presa con la memoria storica della Seconda Guerra Mondiale ma fino a quando eviteranno di produrre sistemi bellici, sarà sufficiente il richiamo critico del passato per scongiurare questa transizione bellicistica?

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