Gli USA tentano di trascinare l'Europa verso una nuova Guerra Fredda

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Gli USA tentano di trascinare l'Europa verso una nuova Guerra Fredda



di David Insaidi - laboratorio-21.it
 

C’è poco da scherzare, qui le tensioni internazionali si stanno acutizzando. La tendenza alla guerra – connaturata al capitalismo e, ancor di più, all’imperialismo, specie nelle sue fasi di crisi – sta portando soprattutto gli Stati Uniti ad un atteggiamento, via via, sempre più minaccioso ed aggressivo. Si è tornati di nuovo in guerra fredda. La quale, come abbiamo visto anche negli anni scorsi, si tramuta facilmente in guerra vera e propria nei paesi del Medio Oriente, ma anche in Europa, come abbiamo visto prima nella ex Jugoslavia e ora in Ucraina. Solo che negli ultimi tempi stiamo assistendo ad un escalation inquietante.

 

Gli Stati Uniti hanno accusato la Russia – senza fornire uno straccio di prova, come spesso accade in questi casi – di non rispettare gli accordi INF, ossia, quelli sui missili nucleari a medio raggio. Purtroppo gli Stati europei si sono subito accodati a quest’accusa.

Tali accordi vennero firmati – lo ricordiamo – nel 1987 da Reagan, allora presidente degli USA e da Gorbaciov, capo di Stato dell’URSS. Essi hanno comportato l’eliminazione dei missili nucleari a gittata medio-corta (dai 500 ai 5000 km) con base a terra, sia in Europa occidentale, che nell’allora Unione Sovietica.

 

La denuncia in questione sta avendo delle conseguenze, ossia, il ritiro degli Stati Uniti dal trattato INF. Il che comporterà chiaramente una nuova corsa all’installazione di nuovi missili nucleari puntati sulla Russia.

Dove? Ma naturalmente in Europa, trattandosi di missili a gittata medio-corta.

La nuova corsa agli armamenti, fortemente voluta dagli USA, rischia di trasformarsi in un giochetto molto pericoloso.

Anche perché la Russia ha già detto che non starà a guardare. Essa, nel caso, punterà i suoi missili su quei territori che ospiteranno tali vettori. E tra questi ci sarà con ogni probabilità anche l’Italia.

 

La nuova corsa USA agli armamenti e alla ricerca di un casus belli per poter scatenare un conflitto di vaste proporzioni, ad esempio in Iran, è l’esito e lo sviluppo delle politiche belliche di questi ultimi decenni, in cui Washington ha ripetutamente attaccato e devastato interi Stati, facendo peraltro milioni di morti, sempre sulla base di presunte violazioni mai verificate (vedi Serbia, Afghanistan, Iraq, Libia e Siria).

Per lo Zio Tom è in ballo il mantenimento dello status di unica superpotenza mondiale, qual è stata negli ultimi decenni, dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Tale status è in forte ed inarrestabile declino, dovuto al riemergere sulla scena mondiale della Russia, potenza politico-militare in crescita e, forse ancor di più, della Cina, potenza economica in colossale ascesa.

 

A scanso di equivoci, va ribadito che tale politica aggressiva americana non è dovuta al fatto che il presidente sia Donald Trump, come parecchie persone di orientamento progressista tendono superficialmente a credere. Al contrario, tutta la campagna di accuse rivolte a Trump (il “Russiagate”, poi rivelatosi infondato) è nata probabilmente proprio perché quest’ultimo è sempre stato restìo ad attaccare la Russia, preferendo concentrarsi più sulla Cina, vista, probabilmente non a torto, come “nemico” più insidioso a lungo termine.

Inoltre l’accusa sulla presunta violazione dell’INF rivolta alla Russia di cui sopra, venne lanciata a suo tempo già dall’ex presidente Barack Obama.

 

E l’Italia?

Anche il nostro paese sta sostenendo gli USA in questa politica guerrafondaia. D’altronde lo stivale fa pur sempre parte della NATO e, per giunta, si trova in una posizione geograficamente strategica. Il che significa che siamo, almeno in teoria, sottoposti al rischio di una rappresaglia, qualora Washington dovesse ipoteticamente decidere un attacco nucleare alla Russia (il cosiddetto “first strike”) usando missili di stanza nel nostro territorio.

Tale infausta ipotesi sembra, a dire il vero, poco probabile, anche se non è del tutto da escludere e già solo questo sarebbe un ottimo motivo – e ce ne sarebbero altri – per cui l’Italia dovrebbe incominciare a pensare seriamente ad uscire dalla NATO. O, quantomeno, dovrebbe negare la sua disponibilità ad ospitare tali pericolosissimi missili.

 

Purtroppo l’eventualità di una nostra uscita dall’alleanza atlantica non viene nemmeno presa in considerazione. In realtà qualcuno nel M5S aveva anche proposto ciò, a suo tempo. Ma, concretamente, sarà estremamente difficile una simile ipotesi.

Tra l’altro la possibilità di un’uscita dalla NATO verrebbe duramente contrastata anche dallo stesso Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

L’elezione di Mattarella non è stata una scelta casuale, come di norma non lo è mai una scelta del genere. Sergio Mattarella, fratello di Piersanti, ucciso dalla mafia nel 1980, è un ex democristiano. Ed è, senza ombra di dubbio, un uomo di provata fede atlantica ed europeista.

 

Ma non tutto è detto. Il fronte euro-atlantico sta dando, via via, crescenti segni di incrinatura. I paesi europei più importanti, Germania, Francia e, in misura minore anche l’Italia, negli ultimi anni non nascondono la loro sofferenza per la decisione USA delle sanzioni alla Russia e all’Iran, oltre che per i dazi che Trump sta imponendo loro. E le tensioni tra questi paesi e Washington diventano, col tempo, sempre più evidenti, come s’è visto anche all’ultimo G7.

 

Non sappiamo che piega potranno prendere queste dinamiche. Ci auguriamo, però, quantomeno che gli Stati europei, o almeno quelli più importanti, non si lascino trascinare in questo clima crescente da guerra fredda dagli Stati Uniti, che nuocerebbe di sicuro molto più loro che non Washington, molto più al riparo dalle eventuali ritorsioni russe di qualsiasi genere.

Dunque, il NO ai missili nucleari USA deve essere netto.

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